lunedì 16 marzo 2026

Il Treno Armato 120/3/S di Porto Empedocle, reduce nel 1940 della difesa del Porto di Genova

Giornale del Mediterraneo, 16 marzo 2026

Il T.A. IV 120/3/S, classificato treno di 1° tipo, fu mobilitato nel 1939 ed era armato con quattro pezzi da 120/45 antinave e due mitragliatrici antiaeree Breda, Mod. 31 da 13,2 mm. Alla data del 10 giugno 1940 venne inquadrato nel I Gruppo T.A. (1) e posto al comando del T.V. Francesco Tommasi. Il Treno armato operò nella tratta Savona - Albissola, con sede in quest’ultima località.

Il suo battesimo del fuoco avvenne quattro giorni dopo la dichiarazione di guerra dell'Italia alle nazioni di Francia e Gran Bretagna. Infatti, a seguito del bombardamento dei porti di Genova e Savona (nome in codice, Opération Vado), del 14 giugno, per opera della 3ª Squadra della Marine Nationale, il T.A. 120/3/S effettuò una serie di tiri contro la formazione navale francese. Le navi avversarie comandate dall’ammiraglio Émile Duplat (1880 - 1945), partirono da Tolone, la sera del 13 ed erano divisi in tre gruppi:

Il 1° gruppo, formato da due incrociatori e sei cacciatorpediniere che avevano come obiettivo i depositi di carburante di Vado Ligure e le zone industriali di Savona.

Il 2° gruppo, costituito da due incrociatori pesanti e due cacciatorpediniere, con lo scopo di colpire la zona di Genova.

Il 3° gruppo, composto da tre cacciatorpediniere con funzione di appoggio e protezione, seguito da quattro sommergibili che avrebbero dovuto ostacolare un’eventuale azione della flotta italiana.

Tuttavia, sebbene la nostra difesa fosse stata colta di sorpresa, seppe ugualmente reagire con prontezza all’attacco frontale della costa ligure. In realtà, la vedetta della vecchia torpediniera Calatafimi, avvistò alcune unità della flotta francese e diede subito l’allarme. La Regia nave Calatafimi (che si trovava di scorta al Posamine Ausiliario “Elbano Gasperi”), via radio, ordinò al proprio Stato Maggiore di allertare le altre unità di difesa e dichiarare il posto di combattimento generale.

Il T.A. 120/3/S, informato della situazione, venne fuori rapidamente dalla Galleria Castello (2) e aprì il fuoco contro il nemico. Seguirono i simultanei cannoneggiamenti delle batterie costiere da 152 mm. posizionate sulle alture di Genova. Parteciparono pure, ma con scarsi risultati, anche i pontoni armati che erano a difesa del porto del capoluogo ligure, ossia: il P.A. GM - 194 (ex Faà di Bruno), con la sua torre binata da 381/40 e il P.A. GM 269, munito di torre binata da 190 mm.

Intervenne, inoltre, la batteria costiera Giorgio Mameli di Pegli, che fece fuoco, sparando sessantaquattro colpi da 152, e altrettanto fece la batteria AT 171 (contraerea e antinave) di Savona. A quest’azione di contrasto, prese parte, altresì, la 13^ Squadriglia MAS (534,535,538 e 539), che era appena rientrata a Savona dalla navigazione notturna; e la sopraindicata torpediniera Calatafimi. Il regio cacciatorpediniere “Calatafimi”, contraddistinto dalla sigla CM, apparteneva alla classe “Curtatone”, e nella battaglia di Genova (14 giugno 1940) fu il più ardito difensore. Infatti, nonostante la schiacciante superiorità avversaria, ugualmente si diresse alla massima velocità verso la formazione francese, lanciando loro contro quattro siluri. Purtroppo, il Treno armato 120/1/S non poté intervenire durante la battaglia, giacché la linea ferrata era stata danneggiata dalle artiglierie francesi. Tutte le forze di controbatteria italiane contribuirono a far desistere l’avversario, il quale in tutta fretta ripiegò verso il porto di Tolone, sede della flotta francese nel Mediterraneo. Contro il T.A. 120/3/S furono sparati circa una sessantina di colpi da 203 mm. e da 138 mm. per opera di due incrociatori e un cacciatorpediniere.  

Nel maggio del 1941, allo scopo di rafforzare la difesa costiera siciliana, il T.A. 120/3/S fu trasferito a Porto Empedocle, e passò alle dipendenze del II Gruppo T.A. Per il resto del conflitto, il treno armato al comando del T.V. Pietro Biaggini, riprese la sua attività di difesa antinave mobile su tratta breve.

La presenza del T.A. IV 120/3/S a Porto Empedocle in data 30 giugno 1943 ci viene confermata dallo storico Alberto Santoni (1936 - 2013) nel suo “Le operazioni in Sicilia e in Calabria - (luglio-settembre 1943). A seguito dello sbarco in Sicilia, nome in codice “Operazione Husky”, il T.A. 120/3/S fu reso inutilizzabile per ordine del relativo Comando Marina. Il 31 luglio 1943, essendo venuti a mancare tutti i T.A. dislocati in Sicilia, Marina Messina dispose lo scioglimento del Comando Gruppo Distaccamenti Mobili.

Note:

(1) Giuseppe Longo 2020, La storia dei treni armati della Regia Marina, Cefalunews, 28 luglio.

(2) Giuseppe Longo 2018, Il ruolo storico ed “eroico” del Treno Armato di Termini Imerese durante la Seconda Guerra Mondiale (Luglio 1943), Cefalunews, 27 dicembre.

Bibliografia e sitografia:

Virginio Trucco, “I treni armati”, Tecnica Professionale N° 7 Luglio/Agosto 2013.

Lorenzo Bovi, Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata, Edizioni Ardite 2022.

Michele Antonilli, Mario Pietrangeli, “Il ruolo delle ferrovie nella seconda guerra mondiale”, Amarganta, 2022.

Giuseppe Longo 2023, Seconda Guerra Mondiale: Il Treno armato (T.A IV 120/3/S), Cefalunews, 6 giugno.

Giuseppe Longo 2026, Il T.A. IV 152/2/T di Carini, identico al T.A. IV 152/1/T di Termini Imerese, Giornale del Mediterraneo, 14 marzo.

Foto di copertina: Il probabile Treno Armato 120/3/S, mentre in una zona imprecisata si appresta ad aprire il fuoco.

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Giuseppe Longo

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domenica 15 marzo 2026

Il ruolo storico ed “eroico” del Treno Armato di Termini Imerese durante la Seconda Guerra Mondiale (Luglio 1943)

Cefalunews 27 dicembre 2018

I treni armati, furono particolari convogli ferroviari utilizzati per la difesa delle coste, dei porti, per il controllo delle linee ferrate e per la difesa dei convogli. Il loro armamento era composto da pezzi di artiglieria e mitragliatrici di piccolo medio e calibro. In Italia, lo sviluppo di questi specifici treni risale alla Prima Guerra Mondiale e furono impiegati per la difesa delle coste adriatiche dal fuoco navale austriaco. 

Nei due conflitti mondiali, i convogli armati parteciparono attivamente alla difesa degli oltre 8000 chilometri di costa, riuscendo il più delle volte a portare a termine il loro compito con esito positivo. 

Agli inizi della Seconda Guerra Mondiale le principali operazioni si svolsero in Liguria, durante le azioni contro le ridotte corazzate francesi che sbarravano la litoranea, nel resto della penisola ed anche in Sicilia, dove peraltro la loro partecipazione alle operazioni di guerra fu limitatissima per il totale controllo del cielo da parte dell’aviazione Alleata.

In realtà, a Termini Imerese fu attivo il Treno Armato (siglato T.A. 152/1/T). Esso era inserito nel quadro del Comando Operativo di Messina Marimobil I, in ausilio alle postazioni militari fisse di difesa costiera del litorale Nord orientale della Sicilia. I pezzi d’artiglieria che armavano il carro ferroviario erano costituiti da due cannoni a duplice uso (antiaereo-antinave dal calibro di 76/40 mm), prodotti dalla Società Ansaldo di Genova. 

I sopraindicati cannoni furono progettati nel 1914 e disponevano di un tiro utile di 5.500m con una gittata massima di 6000m. Tuttavia, i treni armati (e nello specifico quello operante a Termini Imerese, località, dove peraltro quest’anno ricorre il 75° anniversario dei bombardamenti sulla città da parte degli aerei americani) se in specifiche circostanze, fossero stati forniti di una adeguata protezione contraerea, avrebbero costituito certamente una vera e propria minaccia per i piloti avversari.

Pertanto, si viene così a sfatare la leggenda metropolitana che da parecchio tempo circola a Termini Imerese, e che tende a svilire del tutto il ruolo di questa “nave su rotaie”, soprattutto in relazione al bombardamento del Luglio 1943. Si è affermato, infatti, che in tale occasione, il Treno Armato sarebbe stato prontamente nascosto alla vista dei bombardieri, nella vecchia galleria ferroviaria (dismessa e sostituita, agli inizi degli anni ’50 del Novecento, da quella attuale).

Le precisazioni forniteci da Laurent Icardo, invece, dimostrano che non fu, quindi, un atto di codardia degli occupanti del Treno Armato, bensì un atto legato al buon senso, onde preservare la cittadina imerese da ulteriori ripicche e recrudescenze di bombardamenti, da parte delle preponderanti forze aeree alleate. Queste ultime, come ribadisce lo studioso, detenevano ormai il dominio assoluto degli spazi aerei.

Abbiamo chiesto al ricercatore e storico francese, Laurent Icardo (1), di parlarci del ruolo svolto dai Treni armati che operarono in Italia nel contesto della Seconda Guerra Mondiale e, nello specifico, del treno armato (T.A. 152/1/T), a presidio di Termini Imerese.

 

«I treni armati della Regia Marina furono utilizzati sia durante la prima che la seconda guerra mondiale, essenzialmente per la difesa costiera e dei porti. Le principali operazioni dei T.A. durante la seconda guerra mondiale si concentrarono in Liguria, durante le operazioni contro la Francia. Il 14 giugno 1940 il T.A. 120/3/S uscì dalla galleria Castello e tirò 93 granate da 120 mm contro la squadra navale francese uscita da Tolone per bombardare Genova.

Il 22 giugno, nell’ambito della battaglia delle Alpi Occidentali, i treni armati vennero chiamati ad appoggiare le Divisioni “Cosseria” e “Cremona” del Regio Esercito. Il T.A. 120/2/S di Ponte San Luigi si mise in batteria nel tratto di binario di Capo Mortola, all’uscita della galleria Hanbury (sotto gli omonimi giardini in prossimità dal confine), impegnando le formidabili fortificazioni nemiche; si ritirò dopo aver sparato 232 colpi in mezz’ora, quando fu inquadrata dal fuoco degli obici francesi; lo stesso comandante, tenente di vascello Giovanni Ingrao (MOVM alla memoria) cadde con cinque suoi marinai mentre cercava di staccare dal treno immobilizzato il carro santabarbara per metterlo al riparo in galleria; in totale il treno n. 2 perse 8 uomini, oltre a 14 feriti.

Il giorno successivo, 23 giugno, entrarono in azione il T.A. 120/2/S ed il T.A. 120/5/S, che bersagliarono con successo i forti di Cap Martin con rispettivamente 150 e 208 colpi, senza venire inquadrati dal tiro di controbatteria. Cessate le ostilità contro la Francia, in agosto il T.A. 120/1/S fu trasferito in Sicilia ed il T.A. 120/4/S in Calabria; in aprile 1941 il T.A. 152/3/T ed il T.A.152/5/T furono trasferiti nelle Marche, rispettivamente a Porto San Giorgio e Fano. A maggio toccò al T.A. 120/3/S, che da Albisola fu trasferito a Porto Empedocle, ed il T.A. 152/1/T, che da Termini Imerese venne inviato a Metaponto, in Basilicata. Nonostante il trasferimento in Sicilia di 10 unità, la partecipazione dei T.A. alle operazioni di guerra dopo lo sbarco americano, fu limitatissima, in quanto il totale controllo del cielo da parte dell’aviazione Alleata non consentiva l’uscita dei treni dai ricoveri e questi ultimi furono fatti saltare dagli equipaggi durante la ritirata dall’isola».

Nota:

(1) Fin dalla tenera età, questo studioso ha coltivato lo studio della storia militare e, in particolare, delle fortificazioni. Questi studi e ricerche, nel corso tempo lo hanno portato ad interessarsi maggiormente della battaglia delle Alpi Occidentali, ovverosia, l’insieme degli avvenimenti di guerra avvenuti fra il Regno d’Italia e la Francia nel 1940. Il nostro ha proseguito le ricerche del Colonnello Henri Beraud, storico militare, e del suo insegnante, il professore di storia contemporanea Jean Louis Panicacci, addentrandosi e applicandosi profondamente nello studio delle battaglie che furono combattute in Albania, Grecia e Russia (dai quali hanno tratto ispirazione gli scrittori Mario Rigoni Stern e Curzio Malaparte), durante la Seconda Guerra Mondiale, e altresì ha approfondito l’interessantissimo e complesso studio delle armi e delle uniformi e, non ultimo, quello dei Treni Armati della Regia Marina.

Bibliografia e sitografia:

Anel Anivac, Treni da guerra: Dalle origini ai giorni nostri, Soldiershop Publishing, 2015.

Giuseppe Longo 2013, Il Treno Armato di Termini Imerese nel contesto della difesa costiera siciliana, Il Giornale del Mediterraneo, 8 marzo.

Giuseppe Longo 2013, Quando Termini Imerese negli anni Quaranta proteggeva le sue coste con il “Treno Armato”, MadonieLive, 1 aprile.

Virginio Trucco, “I treni armati”, Tecnica Professionale N° 7 Luglio/Agosto 2013.

Giuseppe Longo 2013, Il treno armato tra i due conflitti mondiali, www.caleidoscopio.info, 15 agosto.

Virginio Trucco, “Le F.S. nella Grande Guerra - La Sesta Armata”, La Tecnica Professionale N. 12 dicembre 2018.

www.portaledifesa.it

www.marina.difesa.it

Foto di copertina: tratta dall’articolo “Una nave sui binari” Le vie d’Italia, volume 49, 1943.


Giuseppe Longo 


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sabato 14 marzo 2026

Il T.A. IV 152/2/T di Carini, identico al T.A. IV 152/1/T di Termini Imerese

Giornale del Mediterraneo, 14 marzo 2026

Il Treno armato di Carini identificato dalla sigla T.A. IV 152/2/T (identico al T.A. IV 152/1/T), fu un treno classificabile di 2° tipo, e, unitamente a quello di Termini Imerese, venne mobilitato nel 1939 (1). Entrambi dipendevano logisticamente dal comando di Taranto, mentre il comando operativo era a Palermo. 

Dal 25 aprile 1940, tutti i treni armati (I e II Gruppo), furono pronti ad essere impiegati nel territorio metropolitano. Ogni singolo T.A. venne posto al comando di un tenente di vascello, specializzato in direzione tiro, quest’ultimo, assistito nelle sue funzioni dal comandante in seconda, ossia, un sottotenente di vascello (oppure un tenente di artiglieria del Regio Esercito) e da un ufficiale del Corpo Regi equipaggi marittimi (C.R.E.M.) per aiutante maggiore. Il T.A. di Carini alla data del 10 giugno dello stesso anno, fu inquadrato nel II Gruppo T.A. e posto al comando del Tenente di vascello Salvatore Priviterra (2). Il T.A IV 152/2/T ebbe la sua sede a Carini.

Il treno era armato con quattro pezzi da 152/40 antinave, due pezzi da 76/40 c.a. e due mitragliatrici a.a. Breda Mod. 31, calibro 13,2 mm. Nel novembre del 1940, la coppia di cannoni da 76/40 fu sostituta da installazioni binate da 20/65 mm. e i carri recuperati, andarono a costituire altri due T.A. (il T.A. 76/2/T e il T.A. 76/3/T) costituiti ex novo. Durante il secondo conflitto mondiale il treno armato di Carini svolse il compito di difesa costiera antinave mobile. Nel 1943, MARIMOBIL 2 di Palermo fu trasferito a Messina, pertanto il quadro di riassegnazione fu il seguente:

T.A. 152/1/T a Termini Imerese

TA 152/2/T a Carini

TA 152/3/T a Crotone

T.A. 120/1/S a Siderno

T.A. 120/3/S a Porto Empedocle

TA 120/4/S per Catania

TA 102/1/T a Siracusa

TA 76/1/T a Porto Empedocle

T.A. 76/2/T a Mazara del Vallo

TA 76/3/T di Licata

Sulla presenza del T.A. di Carini in Sicilia, lo storico Alberto Santoni (1936 - 2013) ce ne dà un’ulteriore conferma nel suo “Le operazioni in Sicilia e in Calabria - (luglio-settembre 1943)”: […] Dal foglio 15709/op del Comando Supremo datato 30 giugno 1943 risulta che i treni armati della Regia Marina in Sicilia erano i seguenti otto: 120-IV-S a Catania, 102-I-T a Targia (Siracusa), 76-II-T a Licata, 120-III-S a Porto Empedocle, 76-III-T a Mazara del Vallo, 152-II-T a Carini, 152-I-T a Termini Imerese […].

Ricordiamo ancora che il T.A. di Termini Imerese, circa un esclusivo tipo di armamento, da come si può dedurre dalla foto già da noi pubblicata (3), potrebbe rappresentare un unicum fino a se stesso. In realtà, sul carro pianale delle FS tipo Po, s’individuano le mitragliatrici Colt Browing modello, 1895. Il T.A. IV 152/1/T di Termini Imerese alla data del 10 giugno 1940 fu posto al comando del Tenente di vascello, Carlo Rossi del Barbazzale. Poi, in previsione di una seria e fondata minaccia di invasione della Sicilia da parte degli anglo-americani, MARIMOBIL 2 dispose otto treni armati a difesa dell’isola. Il T.A. IV 152/1/T di Termini Imerese in quella circostanza fu comandato dal Cap. Art. Giovanni Bocca, insieme al suo aiutante (Ufficiale in 2^) il Tenente Angelo Storbini (4).

Riguardo alla dislocazione dei T.A. operanti in Calabria, furono proprio questi ultimi a essere presi in considerazione per un loro trasferimento in Sicilia, al fine di rafforzarne le difese. I treni armati presi in esame furono: il T.A. 152/3/T, operativo a Crotone (che svolse, lì, compiti di difesa mobile per tratti brevi e con funzione antinave), al comando del Cap. C.R.E.M. Francesco Megali (5) e il T.A. 120/1/S, operativo a Siderno Marina, con funzione di difesa mobile e antinave, posto al comando del Tenente di vascello Enrico Saltini (6). Tuttavia, per l’evoluzione negativa degli eventi (Operazione Husky), fu impedito ai due T.A. calabresi il trasferimento in Sicilia.

Infine come riporta Ottorino Ottone Miozzi nel suo “La difesa mobile del litorale” […] Con la data del 31 luglio 1943, essendo venuti a mancare tutti i T.A. dislocati in Sicilia, Marina Messina dispose lo scioglimento del Comando Gruppo Distaccamenti Mobili […].

Note:

(1) Giuseppe Longo 2025, Il Treno Armato di Termini Imerese e i loro comandanti - negli anni 1940 e 1943, MadonieLive, 1 luglio.

(2) Ottorino Ottone Miozzi, La difesa mobile del litorale, in Bollettino d’Archivio, USMM, 1991.

(3) Giuseppe Longo 2013, Quando Termini Imerese negli anni Quaranta proteggeva le sue coste con il “Treno Armato”, MadonieLive, 1 aprile.

(4) Lorenzo Bovi, Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata, Edizioni Ardite 2022.

(5) Ottorino Ottone Miozzi, ibidem

(6) Ottorino Ottone Miozzi, ibidem

Bibliografia e sitografia:

Settimanale Tempo, Mondadori, 1 luglio 1943 - XXI.

Alberto Santoni,Le operazioni in Sicilia e in Calabria (luglio-settembre 1943), Ufficio Storico Stato Maggiore dell’Esercito, 1989.

Giuseppe Longo 2013, Il Treno Armato (T.A.) 152/1/T di Termini Imerese, MadonieLive, 8 aprile.

Michele Antonilli, Mario Pietrangeli, “Il ruolo delle ferrovie nella seconda guerra mondiale”, Amarganta, 2022.

Giuseppe Longo, Il Treno Armato di Termini Imerese nel contesto della difesa costiera siciliana, in Pagine sul secondo conflitto mondiale in Sicilia e nel distretto di Termini Imerese, I.S.S.P.E. 2022. Seconda edizione.

Giuseppe Longo 2025, Il Treno Armato di Termini Imerese e i loro comandanti - negli anni 1940 e 1943, MadonieLive, 1 luglio.

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Foto di copertina, Treno Armato (T.A. IV 152/2/T) - Archivio Centrale dello Stato.

Ph. Copertina del settimanale Tempo, del 1 luglio 1943: Stazione Ferroviaria di Isola delle Femmine (Cfr. Treni armati in Sicilia, Edizioni Ardite 2022).

Giuseppe Longo 

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martedì 1 luglio 2025

Il Treno Armato di Termini Imerese e i loro comandanti - negli anni 1940 e 1943

MadonieLive, 1 luglio 2025

Nell’aprile del 1939 i dodici treni armati dislocati a Taranto e a La Spezia, vennero tutti mobilitati. Ogni T.A. era comandato da un tenente di vascello, specializzato in direzione tiro, a sua volta coadiuvato dal comandante in seconda, un sottotenente di vascello (oppure un tenente di artiglieria del Regio Esercito), e un ufficiale C.R.E.M. per aiutante maggiore. A completamento della struttura organizzativa, nell’agosto dello stesso anno, furono costituiti due comandi di “Gruppo T.A.” questi ultimi, denominati MARIMOBIL, i quali vennero posti al comando di un capitano di corvetta. 

I convogli furono messi a disposizione dei Comandi in Capo di Spezia e Taranto, dall’Ufficio Trasporti del Ministero della Guerra. I T.A. entrarono in operatività a partire dal 25 aprile 1940. Queste batterie mobili ferroviarie, suddivise in due gruppi, ebbero la seguente classificazione:

Gruppo con base logistica a La Spezia e con il comando operativo a Genova (MARIMOBIL 1)

T.A.  IV 120/1/S: Vado Ligure - Savona

T.A.  IV 120/2/S: Albenga - Savona

T.A.  IV 120/3/S: Albissola - Savona

T.A. IV 120/4/S: Cogoleto - Genova

T.A. IV 152/5/S: Recco - Genova

T.A. VI 76/1/S: Sampierdarena - Genova

Gruppo con base logistica a Taranto e con il comando operativo a Palermo (MARIMOBIL 2)

T.A.  IV 152/1/T: Termini Imerese - Palermo

T.A. IV 152/2/T: Carini - Palermo

T.A. IV 152/3/T: Crotone - Catanzaro

T.A. IV 152/4/T Porto Empedocle - Agrigento

T.A. VI 102/1/T: Siracusa

T.A.  VI 76/1/T: Porto Empedocle 

Il T.A. IV 152/1/T (operativo alla data del 10 giugno 1940), fece parte del - II° Gruppo con base logistica a Taranto e comando operativo a Palermo - e fu posto al comando del Tenente di vascello, Carlo Rossi del Barbazzale (1) E sempre a proposito di (MARIMOBIL 2), ci piace comunicare in questa testata, che a Palermo, il Comando del Gruppo Distaccamenti Mobili (MARIMOBIL) fu affidato al C.C. Antonino Natoli (2). I due MARIMOBIL di Genova e Palermo (quest’ultimo poi trasferito a Messina) dipendevano rispettivamente dai locali Comandi marina di La Spezia e di Messina.

Tuttavia, dopo lo sgombero dalla Tunisia delle forze dell’Asse, la Sicilia era seriamente minacciata da un’invasione. In conseguenza di ciò, lo Stato Maggiore della Regia Marina, dispose che otto treni armati, fossero concentrati nella nostra isola. Nonostante il maggior numero di T.A. schierati a difesa delle coste siciliane, nulla si poté fare contro le preponderanti forze terrestri e aeronavali anglo-americane (Operazione Husky). Ciò nonostante, gli eventi del conflitto portarono allo scioglimento di MARIMOBIL - Messina, il 31 luglio 1943 e di MARIMOBIL - Genova, l’8 settembre 1943.

Circa il T.A. IV 152/1/T, avevamo già comunicato in un precedente articolo (3) il nome dell’Ufficiale in 2a che il 23 luglio 1943, fu catturato a Termini Imerese dai reparti americani della 45a divisione fanteria (4). Quindi, oltre al Tenente Angelo Storbini, oggi, siamo in grado di sapere anche il nome del comandante superiore del suddetto T.A., ossia, il Cap. Art. Giovanni Bocca (5). «Degli otto treni armati a disposizione di MARIMOBIL Messina, due erano comandati da un capitano di corvetta, tre da un tenente di vascello e altrettanti da un capitano di artiglieria del Regio Esercito» (6).

Il T.V. Carlo Rossi del Barbazzale (non Barbassale), nacque a Napoli, da famiglia patrizia, l'11 gennaio 1905. Entrato in Accademia Navale nel 1920, ne uscì guardiamarina nel 1925, venendo promosso sottotenente di vascello nel luglio 1927. Poco dopo si pose in aspettativa per motivi privati, risultando poi in congedo nei ruoli del complemento dal 1930. Fu promosso tenente di vascello nel gennaio 1937. Morì in Colombia nel 1975.

Il C.C. Antonino Natoli (non Antonio), nacque il l’1 giugno 1893. Fu nominato guardiamarina di complemento nel maggio 1918, proveniente dai ruoli dell'Esercito (la decorrenza del grado è settembre 1915, quindi probabilmente era un sottotenente). Tenente di vascello nel 1930, fu promosso capitano di corvetta nel settembre 1941. Entrambi gli Ufficiali furono richiamati in servizio nel 1940.

Note:

(1) (2) Ottorino Ottone Miozzi, La difesa mobile del litorale, in Bollettino d’Archivio, USMM, 1991.

(3) Giuseppe Longo 2023, Le corazzate ferroviarie della Regia Marina nel territorio metropolitano e il Treno Armato di Termini Imerese T.A. 152/1/T, Cefalunews, 15 giugno.

(4) Lorenzo Bovi, Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata, Edizioni Ardite 2022.

(5) Ottorino Ottone Miozzi, La difesa mobile del litorale, in Bollettino d’Archivio, USMM, 1991.

(6) Ottorino Ottone Miozzi, La difesa mobile del litorale, in Bollettino d’Archivio, USMM, 1991.

Bibliografia e sitografia:

Francesco Fatutta, “Treni Armati. Contributo ad una storia dei treni armati della Regia Marina”, Rivista marittima, Roma, 2002.

Claudia Lazzerini, Maria Rita Precone, Alessandra Venerosi Pesciolini, L’Archivio della Marina - Guida dei fondi conservati presso l’Archivio dell’Ufficio storico della Marina militare. Stato Maggiore della Difesa V Reparto - Ufficio Storico, Roma, 2016.

Michele Antonilli, Mario Pietrangeli, “Il ruolo delle ferrovie nella seconda guerra mondiale”, Amarganta, 2022.

Giuseppe Longo 2023, Il Treno armato antinave di Termini Imerese (T.A. IV 152/1/T). Analisi di un convoglio, Cefalunews, 6 aprile.

Foto di copertina: T.A. IV 152/1/T, dal volume “The 727th Railway Operating Battalion in World War II”.

Si ringrazia per le consulenze storiografiche, lo storico navale Virginio Trucco, e il Capitano di Corvetta (r), Avvocato Andrea Tirondola.

Giuseppe Longo

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mercoledì 12 febbraio 2025

Prima Guerra Mondiale. La guerra marittima italo-austriaca - il Treno Armato IV in una cartolina dell’epoca

MadonieLive 12 febbraio 2025

I Treni armati della Regia Marina furono istituiti nel 1915 al fine di contrastare gli attacchi aeronavali a sorpresa della k.u.k. Kriegsmarine, e k.u.k. Luftfahrtruppen, rispettivamente, marina e aviazione austro-ungarica. Nel corso della Grande Guerra, si realizzarono complessivamente dodici treni armati. 

I treni, contraddistinti dalla sigla (T.A.) e contrassegnati da numeri romani, vennero equipaggiati con pezzi di artiglieria da 76 mm per la difesa contraerea, e pezzi da 120 o 152 mm per il tiro antinave. Tuttavia, durante il conflitto si aggiunse anche un T.A. essenzialmente per il tiro contraereo. Alla data del 20 settembre 1918, sino al termine della guerra (1), il Treno numero IV, classificabile di primo tipo, fu dotato di 4 cannoni da 120/40 e 2 antiaerei da 76/40. Il T.A. IV, con sede ad Ancona, fu impiegato per la difesa della città marchigiana; ebbe la sua residenza a Porto San Giorgio, e fu utilizzato (da come si evince dalla cartolina ricordo) per le operazioni militari nella tratta: Porto San Giorgio - Fermo - Recanati; Porto Potenza Picena - Porto Civitanova - Porto San Elpidio; Pedaso - Cupramarittima - Grottammare. Ogni convoglio si componeva di due treni: uno operativo, dotato di due locomotive “Gr. 290” FS, o “Gr. 875” FS, posizionate una in testa e l’altra coda; e l’altro logistico, provvisto di una sola locomotiva. Il personale ai pezzi era costituito da marinai, mentre, gli addetti alla manovra, da personale militarizzato delle FF.SS. Il comando della colonna venne assegnato a un capitano di corvetta, oppure a un tenente di vascello.

Abbiamo chiesto allo storico navale Virginio Trucco (2) di descriverci il recto della bellissima cartolina ricordo (viaggiata) per la consegna della Bandiera di combattimento al IV Treno Armato. Il documento è sicuramente una fonte accreditata per lo studio dei treni armati italiani della Prima Guerra Mondiale.

«Il Treno Armato numero IV era un treno composto da 4 cannoni da 120 mm e 2 cannoni antiaerei da 76 mm. In tutto aveva 12 carri e un equipaggio di 65 persone. Il treno uscì dall’arsenale di Spezia nel settembre del 1915 e fu subito assegnato alla difesa di Ancona; col presiedere delle batterie costiere fu trasferito a Fano nel febbraio del 1916. Sul finire del 1917, il T.A. venne assegnato a Porto San Giorgio, e la sua sede di appostamento mattinale fu San Vito Lanciano. La zona di azione andava da Porto Recanati a San Benedetto del Tronto.

Prendendo in esame la cartolina commemorativa, osserviamo che in alto sono riportate le varie stazioni della sua tratta: da Porto Recanati a San Benedetto del Tronto che erano sotto la protezione del T.A. In più, nella foto, è rappresentato un cannone da 120 mm, dove si nota una mitragliatrice Colt da 6,5 mm. Molto probabilmente, quest’ultima, era stata aggiunta in un secondo tempo per aumentare l’armamento antiaereo del treno. Sulla sinistra della cartolina è raffigurata sia la bandiera e sia l’emblema della Regia Marina, e sotto ancora il motto in latino conferito al T.A. : IGNE SUPER FERRUM RAPTUS / IGNEM FERRUMQUE IACTO. Questo motto è racchiuso fra due prore rostrate, proprio a ricordare i fasti delle flotte navali di Roma. La cartolina risale sicuramente all’inizio del 1918, e proprio in questa data si presume che sia stata assegnata al treno la bandiera di combattimento. La consegna della bandiera di combattimento a un’unità navale e quindi in questo caso per assimilazione al treno, è una cerimonia solenne. In genere, la bandiera è contenuta in un cofano di legno che si trova nella cabina del comandante. Essa è fatta di stoffe pregiate, raso, seta, e viene innalzata nel giorno della sua consegna, dopo di che e riposta nel suo cofano in legno e verrà poi innalzata in caso di un’azione di combattimento».

Note:

(1) Franco Rebagliati, “I treni armati della R. Marina in Liguria (1940-1945)”, Alzani, Pinerolo, 2004.

(2) Virginio Trucco è nato a Roma, ha frequentato l’Istituto Tecnico Nautico “Marcantonio Colonna”, conseguendo il Diploma di Aspirante al comando di navi della Marina Mercantile. Nel 1979,frequenta il corso AUC (Allievo Ufficiale di Complemento) presso l’Accademia Navale di Livorno, prestando servizio come Ufficiale dal 1979 al 1981. Già dipendente di Trenitalia S.p.A. lo storico navale Virginio Trucco è membro dell’Associazione Culturale BETASOM (www.betasom.it).

Bibliografia e sitografia:

Mario Pietrangeli, Le ferrovie militarizzate, i treni armati, i treni ospedale nella Prima e Seconda Guerra Mondiale (1915-1945)”, Como CESTUDEC, 2012.

Virginio Trucco, “I treni armati”, Tecnica Professionale N° 7 Luglio/Agosto 2013.

Ernesto Petrucci. “Le Ferrovie Italiane nella Grande Guerra (1915-1918)”. La Tecnica Professionale n. 10 - ottobre Roma, 2015.

Michele Mario Elia, Luigi Cantamessa, Ernesto Petrucci. “Le Ferrovie Italiane nella Grande Guerra (1915-1918)”. La Tecnica Professionale n. 10 - ottobre Roma, 2015.

Giuseppe Longo 2016, Gennaio 1916: entravano in azione i treni armati della Regia Marina, Cefalunews, 26 gennaio.

Michele Antonilli, Mario Pietrangeli, “Il ruolo delle Ferrovie nella Prima Guerra Mondiale” Amarganta 2018.

Giuseppe Longo 2020, La storia dei treni armati della Regia Marina, Cefalunews, 28 luglio.

Giuseppe Longo 2021, Prima Guerra Mondiale: “Le navi da guerra su rotaia”. L’esordio in Adriatico, Cefalunews, 27 novembre.

Foto di copertina: Cartolina ricordo per la consegna della Bandiera di combattimento al IV Treno Armato.

Giuseppe Longo

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mercoledì 19 giugno 2024

Brebbia di Varese ricorda i suoi caduti

Cefalunews, 2 ottobre 2015

Lo scorso 26 settembre nella Sala Consiliare del Comune di Brebbia (VA) è stata inaugurata la mostra dedicata ai 65 caduti di Brebbia nel Primo Conflitto Mondiale. 

L’inaugurazione è stata preceduta dalla Conferenza del Colonnello Mario Pietrangeli del Comando Militare Esercito Lombardia che ha illustrato il “Ruolo delle Ferrovie nella Prima Guerra Mondiale”. L’Alto Ufficiale ha trattato i seguenti argomenti:

1) Inquadramento storico-militare;

2) Le principali operazioni ferroviarie connesse con le Operazioni Militari sul fronte;

3) I Treni Armati e i Treni Ospedale;

4) Le ferrovie di guerra “Decauville”.

La mostra, che potrà essere visitata sino al 30 ottobre, è articolata in tre settori:

A) Documenti e Fogli Matricolari nonché “foto dei Caduti di Brebbia”;

B) la Prima Guerra Mondiale vista dalla Scuola di 1° Grado “Carducci” di Gavirate (VA);

C) “Il ruolo delle Ferrovie nella Prima Guerra Mondiale”.

In particolare, nella Conferenza dell’Alto Ufficiale è stato messo in rilievo: che vennero impiegati veri e propri treni armati, come quelli della Marina Militare Italiana (muniti di artiglierie da 76 mm e 152 mm) che operarono lungo il tratto di costa tra il Canale d’Otranto e Ravenna e che costituirono un’efficace difesa litoranea mobile.

Sul fronte orientale, anche l’Esercito utilizzò treni armati con pezzi da 152/40 mm per bombardare le zone operative nemiche del Carso Triestino. I treni sanitari e ospedale contribuivano intanto allo sgombero di migliaia di feriti e ammalati. In particolare, la Regia Marina durante la Grande Guerra attivò una serie di treni armati, equipaggiati con cannoni navali di piccolo e medio calibro per operare sulla linea ferroviaria adriatica.

Furono allestiti nel 1915 dalla Direzione di Artiglieria ed Armamenti del Regio arsenale marittimo di La Spezia, che per realizzare i carri di servizio e quelli dei pezzi di piccolo calibro, dei cannoni antiaerei e delle mitragliatrici utilizzava carri pianale tipo POZ delle Ferrovie dello Stato modificati e rinforzati; i carri dei pezzi da 152 mm invece erano costruiti direttamente in arsenale.

I treni non erano blindati ed erano serviti da personale della Regia Marina alle armi e da personale delle Ferrovie dello Stato militarizzato alla manovra. I pezzi da 152/40, incavalcati su affusti a piattaforma scudati tipo “Ammiragliato” con alzo fino a 28° e brandeggio su 360°, erano inchiavardati singolarmente sui carri tipo Poz.

Lo stesso tipo di carro portava invece due cannoni da 120/45 Mod. 1918 su affusto a piedistallo scudati. I pezzi antiaerei da 76/40 Mod. 1916 R.M. erano invece privi di scudatura. I pianali Poz dei pezzi erano dotati di quattro martinetti manuali che alla messa in batteria venivano abbassati sulla massicciata.

I T.A. erano riuniti in un circuito telegrafico militare diretto. Ogni treno era munito di una cassetta telegrafica da campo e di un apparecchio telefonico, che con apposita asta potevano inserirsi nel circuito telegrafico e così comunicare con gli altri treni, le stazioni ed i posti di osservazione.

A ciascun convoglio era assegnato un settore di copertura di circa 60 km di litorale ed esso stazionava solitamente in una stazione o in galleria nella zona centrale del settore, in modo da poter raggiungere la zona d’intervento nel minor tempo possibile. 

Se la sede non era centrale, poiché gli attacchi navali si concentravano nelle ore del mattino, nelle ore dell’alba il treno si portava in agguato al centro della zona di sorveglianza, in modo da non dover coprire più di 30 km, che alle velocità del tempo erano percorsi in circa 25 minuti. Per ridurre i tempi d’intervento, durante la guerra fu decretato il blocco della circolazione per 40 minuti dall’alba, in modo da avere sempre un binario libero sul quale il treno, ogni mattina, si poneva con le caldaie in pressione, pronto a partire.

La Direzione del servizio treni armati era ad Ancona, difesa stabilmente dai pezzi da 120 mm del T.A. VII. Essa dipendeva dal Comando in capo del dipartimento marittimo dell’Alto Adriatico di Venezia.

Il servizio assicurava la difesa mobile della costa adriatica da Ravenna a Bari, in particolare nelle zone più esposte agli attacchi austro-ungarici tra Ravenna e Termoli e tra Barletta e Bari. Durante il conflitto vennero formati 12 convogli, denominati dalle sigle da T.A. I a T.A. XII. I treni armati operavano in convogli di due treni, uno operativo ed uno logistico, che durante gli spostamenti non operativi viaggiavano uniti.

A seconda dell’armamento imbarcato, si distinguevano tre tipi di convoglio. Il treno armato era trainato da due locomotive FS 290 o 875, una alla testa ed una in coda. Era costituito di norma da 3 a 5 carri dotati di cannoni, da 2 a 4 carri portamunizioni e da un carro comando. Il treno logistico era invece formato da una carrozza adibita ad alloggio degli ufficiali e sottufficiali, due carrozze alloggio per la truppa, un carro cucina ed officina ed un carro adibito a deposito materiali.

Nella 2^ Guerra Mondiale, quando l’avvento del carro armato e dell’aereo consentì un incremento della mobilità tattico-operativa sufficiente per un ritorno al combattimento manovrato, ai treni rimase il compito dei grandi trasporti strategici e dello sgombero dei feriti e/o malati con i treni ospedale. I movimenti ferroviari potevano però svolgersi quasi soltanto nella Zona Territoriale, a causa dell’incombere della minaccia aerea e quindi della possibilità di essere colpiti, dall’alto, anche in profondità dietro le linee amiche.

L’evoluzione tecnologica delle armi moderne, per le quali le linee e le installazioni fisse della ferrovia sono divenute facili bersagli, relega ormai il treno - sempre di più - a compiti prevalentemente logistici nelle retrovie sempre importanti e nell’attualità dei nostri giorni come mezzi di supporto in gravi calamità nazionali.

Foto di copertina: 

Treno armato di tipo 1 durante la prima guerra mondiale. In primo piano il carro comando, seguito dai pezzi da 76 mm e da quelli da 152 mm. Da Wikipedia,

Foto a corredo dell'articolo:

Cannoni da 152/40 su carri di tipo Poz in forza alla 101ª Batteria d'assedio del Regio Esercito. Monfalcone, 1917. Da Wikipedia.

Prima Guerra Mondiale. I marinai italiani sulla costa adriatica l’approdo dei Treni Armati. Tavola di Achille Beltrame, Collezione privata.

Zone di operazione. Foto per gentile concessione del Col. Mario Pietrangeli.

Si ringrazia per le indicazioni documentarie e iconografiche il Colonnello Mario Pietrangeli, del Comando Militare Esercito Lombardia.

Giuseppe Longo 

https://cefalunews.org/ 

Il Treno Armato 120/3/S di Porto Empedocle, reduce nel 1940 della difesa del Porto di Genova

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