venerdì 24 luglio 2026

Il Treno armato IV 120/4/S da Cogoleto-Genova alla difesa di Catania

Giornale del Mediterraneo, 24 luglio 2026

Il Treno armato (T.A.) IV 120/4/S, fu mobilitato nel 1939, e appartenne al I Gruppo con base logistica a La Spezia e comando operativo a Genova. Era armato con quattro pezzi da 120/45 e due mitragliatrici a. a. Breda Mod. 31, calibro 13,2 mm. Il T.A. si componeva di due locomotive Gr. 740 FS, oppure, da due Gr. 735 FS, poste una in testa e l’altra in coda.

Il convoglio in assetto di guerra comprendeva:

quattro carri Poz, armati con pezzi da 120/45 antinave;

un carro P, munito da due mitragliatrici Breda 31;

un carro di tipo P modificato, adibito a carro comando e direzione del tiro;

un carro F, per il deposito munizioni (Santabarbara).  

Il treno logistico era costituito:

da un carro tipo FF con funzione di segreteria;

un carro FF, destinato a cucina e cambusa;

un carro F, usato come bagagliaio e deposito indumenti;

una carrozza Cz, per l’alloggio del personale;

un carro F per il deposito munizioni (Santabarbara);

un carro F, utilizzato come officina e deposito materiali.

Come per gli altri treni di 1° tipo, il treno armato IV 120/4/S, alla data del 10 giugno 1940, fu reso operativo e svolse il suo compito di difesa nella tratta Cogoleto-Genova (con sede a Cogoleto), e posto al comando del Tenente di Vascello Angelo Violi. Dopo l’armistizio con la Francia, allo scopo di rafforzare le difese della Sicilia, il treno fu trasferito da Cogoleto a Catania (1) passando così al II Gruppo con base logistica a Taranto e comando operativo a Palermo. Pertanto, il T.A. IV 120/4/S con funzione antinave per tratti brevi, fu posto sotto la direzione del Tenente di Vascello Giorgio Cabrini (2). Sulla presenza del T.A. IV 120/4/S in Sicilia, in data 30 giugno 1943, con dipendenza del Comando difesa Porto “E” di Catania, lo storico Alberto Santoni (1936 - 2013) ce ne dà un’ulteriore conferma nel suo libro, “Le operazioni in Sicilia e in Calabria - (luglio-settembre 1943)”:

[…] Dal foglio 15709/op del Comando Supremo datato 30 giugno 1943 risulta che i treni armati della Regia Marina in Sicilia erano i seguenti otto: 120-IV-S a Catania, 102-I-T a Targia (Siracusa), 76-II-T a Licata, 120-III-S a Porto Empedocle, 76-III-T a Mazara del Vallo, 152-II-T a Carini, 152-I-T a Termini Imerese […].

E ancora:

[…] Di fronte a questa modesta forza britannica la cosiddetta Difesa Porto “E” di Catania, agli ordini del Gen. Passalacqua, poteva contare su sette gruppi di capisaldi e disponeva dei seguenti reparti: 434° e 477° btg. costieri, 105a cp. mortai da 81, 26a btr. da 75/27 su quattro pezzi, 483a btr. Milmart da 76/40 su quattro pezzi, treno armato della Marina 120-IV-S (4 cannoni da 120/45 e 4 mitragliere da 20 mm.), 311° nucleo Carabinieri, 1345a autosezione leggera, 130a sezione fotoelettriche da 60, 29° reparto Milizia portuale, 300 tra finanzieri e personale antisabotaggio della polizia e una cp. deposito del 4° rgt. ftr. Le artiglierie fisse erano completate da un cannone, da 305/17 della 276a  btr., eliminata dai paracadutisti inglesi alle primissime ore del 14 luglio, e dalle batterie 162a e 165a da 149/35 con otto pezzi, prese poi di mira dal bombardamento navale […].

In merito alla disposizione organico/logistica delle formazioni militari, agli ordini del Gen. Azzo Passalacqua (1885 - 1967), costituente la Difesa Porto “E”, ci siamo rivolti al Ricercatore Storico Militare Michele Nigro (3) per conoscere l’attività svolta in tale ambito dalla Regia Guardia di Finanza.

Lo stesso autore ci conferma quanto segue:

«Già a partire dall'ottobre del 1933, sottufficiali e graduati del Corpo furono avviati alla frequenza di corsi sulla difesa costiera diretti da ufficiali di fanteria del Regio esercito. Oltre alla parte teorica, i militari parteciparono ad esercitazioni tattiche, notturne ed a fuoco, svolte presso il poligono di S. Giuseppe all'Arena. Con lo scoppio della guerra, il Circolo di Catania venne inserito nel dispositivo di difesa costiera passando alle dipendenze della Zona militare di Catania.

I reparti della Finanza concorsero, pertanto, alla citata attività fornendo personale da impiegare nelle operazioni di avvistamento e cattura dei nuclei paracadutisti nemici (NAP) ed al presidio di opere stradali e ferroviarie. Gli organici forniti alla sede di Catania furono pari a circa 120 unità, affiancate da un paio di imbarcazioni utilizzate, tra l'altro, per la vigilanza delle coste prospicienti la cittadina».

Nel corso dell’Operazione Husky (10 luglio-17 agosto 1943), il T.A. IV 120/4/S venne distrutto a Catania, durante un bombardamento.

Note:

(1) Giuseppe Longo 2026, Il Treno armato di Porto Empedocle (VI 76/1/T) insieme alla DICAT, a protezione antiaerea della città portuale siciliana, Giornale del Mediterraneo, 19 marzo.

(2) Comandato dal Tenente di Vascello (cpl) Giorgio Calzini, secondo quanto riportato in Treni armati in Sicilia”. Edizioni Ardite 2022.

(3) Sottotenente in congedo della Guardia di Finanza, è nato e vive a Palermo. Nel corso della carriera ha ricoperto incarichi operativi vari a Trieste e presso i locali Comandi della ex 13ª Legione e Regionale Sicilia. Nel corso dell’anno 2019 è stato insignito del titolo di “Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana”. Riveste, in atto, la carica di Consigliere della Sezione A.N.F.I. (Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia) di Palermo ed è socio della Sezione ANMI cittadina. Ha pubblicato, sul sito interno della Guardia di Finanza e sulle riviste del Corpo “Il Finanziere e Fiamme Gialle”, vari articoli sulla costituzione e sviluppo di alcuni reparti con sede a Palermo e sull’attività della Finanza, in particolare in Sicilia, in diversi periodi storici. Sulla rivista dell’ANMI (Associazione Nazionale Marinai d’Italia) ha recentemente pubblicato la biografia di un marinaio, poi transitato nei ruoli della Regia guardia di finanza, e le peripezie da questi affrontate nel corso della II Guerra Mondiale. È stato curatore e organizzatore di diverse mostre inerenti la Guardia di Finanza, tra le quali: “Le operazioni di soccorso della Guardia di Finanza nella Valle del Belice, gennaio 1968”;  La caserma Cangialosi, 160 anni con la divisa e 64 in grigio verde”; “La Guardia di Finanza dall’Unità d’Italia alla Repubblica”;  Evoluzione storica della Caserma Cangialosi dai primi del ‘900 ad oggi” ed altre di diverso carattere, quali: “La Sicilia dei Russi”, “L’anima dei Corpi”, “Il filo della memoria, dalla Grande Guerra alla Resistenza”, “1915/1918 -Isola delle Femmine non dimentica”, “Mariannina Coffa Caruso 2.0 Resurrection” e “Pace e Sicurezza. Le missioni militari di pace italiane all’estero”. Tra le pubblicazioni ricordiamo: “Sulle tracce dei russi in Sicilia. Cronache ed itinerari dei viaggiatori russi dal ‘700 al ‘900”, “La Sicilia dei Russi”, “La Resistenza e i Siciliani”, “La Guardia di Finanza in Sicilia.250 anni per il bene comune” e “Giuliano, mito o…”. Ha collaborato, quale consulente storico, con gli autori di alcuni libri tra i quali “Duecento anni di Fiamme Gialle all’ombra dell’Etna”, “1943 - Il martirio di un’Isola” e, per ultimo, “Le Fiamme Gialle nella Caserma M.O.V.M. Giuseppe Gangialosi”. Ha curato i testi dei volumi: “La mia vita, le mie battaglie” e “Un segugio a caccia di bionde” di Leonardo Gentile. Ha pubblicato articoli, sempre a carattere storico-militare, su alcuni quotidiani locali e su giornali on line. Possiede una significativa collezione fotografica e documentale sulla Guardia di Finanza e svariate foto su altri corpi armati italiani e stranieri riferibili al loro impiego nei due Conflitti Mondiali. Dal Consolato Russo per la Sicilia e Calabria, ha ricevuto due diversi riconoscimenti; il primo per il contributo fornito al consolidamento dei legami del Sud Italia e la Russia ed il secondo per la consulenza storica sui rapporti e le relazioni intercorse nel tempo tra quel paese e la Sicilia. Da parte dell’Associazione culturale “Suggestioni Mediterranee” ha ricevuto il premio “Siciliani di Pregio”.

Bibliografia e sitografia:

Alberto Santoni, Le operazioni in Sicilia e in Calabria (luglio-settembre 1943), Ufficio Storico Stato Maggiore dell’Esercito, 1989.

Mario Pietrangeli, Le ferrovie militarizzate, i treni armati, i treni ospedale nella prima e seconda guerra mondiale 1915-1945, CESTUDEC, 2012.

Virginio Trucco, I treni armati della Regia Marina, in La Tecnica professionale, n. 7-8 /Luglio - Agosto 2013.

Simone Rosa, I Treni Armati Italiani. Sviluppo ed impiego delle corazzate ferroviarie dalle origini al 1945. Milano, 2016.

Giuseppe Longo 2023, Seconda Guerra Mondiale: Il Treno armato (T.A IV 120/3/S), Cefalunews, 6 giugno.

Lorenzo Bovi, Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata, Edizioni Ardite 2022.

Michele AntonilliMario Pietrangeli, “Il ruolo delle ferrovie nella seconda guerra mondiale”, Amarganta, 2022.

Giuseppe Longo, Pagine sul secondo conflitto mondiale in Sicilia e nel distretto di Termini Imerese, I.S.S.P.E. 2022. Seconda edizione.

Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, I treni armati della Regia Marina e la difesa antiaerea di Porto Empedocle (1940 -1943). Storia Militare n. 357 - giugno 2023.

Giuseppe Longo, Ottantesimo anniversario dello sbarco anglo-americano in Sicilia, “Operazione Husky”, luglio (1943-2023). Conferenza: “Come nella prima, anche nella Seconda Guerra Mondiale furono arruolati i Treni Armati”. Aula Consiliare di Ficarazzi (PA), 24 luglio 2023.

Bibliografia consultata da Michele Nigro:

I. Gibilaro, G. Severino, M. Favetta, Duecento anni di Fiamme Gialle all'ombra dell'Etna - La Caserma Angelo Majorana di Catania, Giuseppe Maimone Editore, Catania, 2010.

Foto di copertina:Uno dei tanti T.A. 120/45 in Liguria”. Fotografia e didascalia tratta dal libro: “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata.

Foto a corredo dell’articolo:Il Treno Armato di Catania potrebbe essere proprio questo che sembra sia stato fotografato tra Catania e Siracusa”. Arch/Foto: Alba Chiara. Fotografia e didascalia tratta dal libro: “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata.

Fotografie inserite nel testo, per gentile concessione di Lorenzo Bovi.

Si ringrazia Eduardo Giunta Photographer di Termini Imerese, per le scansioni delle immagini utilizzate per l’articolo.

Giuseppe Longo

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venerdì 5 giugno 2026

L’epopea dei treni armati ricordata anche nell’Esposizione di Torino del 1928

Giornale del Mediterraneo, 5 giugno 2026

La Spezia - I Treni Armati della Regia Marina furono istituiti nel 1915 per la protezione della costa adriatica, quest’ultima, esposta ai rapidi bombardamenti navali austro-ungarici. I T.A. vennero allestiti dalla Direzione di Artiglieria e Armamenti, nel Regio Arsenale Marittimo della Spezia. Questa Direzione si avvalse di carri ferroviari delle FF.SS. opportunamente modificati e rinforzati, a seconda l’uso di destinazione, e ne realizzò altri ancora per ospitare i cannoni del calibro di 152 mm.

I tipi dei T.A. erano complessivamente tre:

Il Treno armato con quattro cannoni da 152 mm. e due antiaerei da 76 mm., composto da 16 carri ed equipaggiato da 87 persone.

Il Treno armato con quattro cannoni da 120 mm. e due antiaerei da 76 mm., composto da 12 carri ed equipaggiato da 65 persone.

Il Treno armato con otto cannoni antiaerei da 76 mm., composto da 13 carri ed equipaggiato da 75 persone. 

Le buone prove di qualità che fornirono i T.A. durante il periodo bellico 1915-1918, indussero le autorità militari di non accantonarli, anzi, sostanzialmente ne elevarono e ottimizzarono gli standard. Infatti, dal punto di vista dell’armamento, ai T.A. furono aggiunti i nuovi carri - pezzo da 120/45. In realtà, il complesso di fuoco da 120 fu collocato al centro del carro pianale che conteneva i servizi del cannone. Mentre, alle due estremità, erano disposte due tettoie mobili, che a cannone fermo al brandeggio, facevano assumere al veicolo la sembianza di un carro ferroviario da trasporto chiuso.

Sull’onda dell’ampio sostegno e approvazione da parte dei vertici militari, circa la massimizzazione di queste “navi su rotaia”, non mancarono anche le attività di presenziamento e propaganda, che, con forte entusiasmo, si svolsero in occasioni di cerimonie commemorative. Infatti, nell’Esposizione Internazionale di Torino del 1928 (intesa a celebrare il IV centenario di Emanuele Filiberto e per il Decennale della Vittoria), alcuni vagoni del Treno Armato furono posti nel Viale del Valentino, presso il Padiglione della Mostra della Vittoria della Marina. Inoltre, nel Castello del Valentino, situato nell'omonimo Parco, fu allestita la “Mostra Storica Sabauda e della Vittoria” (aprile, ottobre, 1928). Esattamente, la mostra, che occupava tutta un’ala dell’antica residenza sabauda, commemorava i 400 anni dalla nascita di Emanuele Filiberto duca di Savoia (1528 - 1580) e la vittoria italiana nella Prima Guerra Mondiale (1918-1928). La cerimonia commemorativa dei due storici avvenimenti, suscitò un grande apprezzamento generale. Il merito primo e maggiore per l’attuazione di questo grande evento, si ebbe solo grazie all’impulso di Sua Altezza Reale, il Duca d’Aosta (1898-1942), per l'appunto, augusto ideatore e patrocinatore dell’Esposizione (1). La mostra inerente alla Regia Marina comprendeva:

Un Padiglione con esposizione di: Fotografie, bandiere di combattimento, stendardi, quadri, quadri murali, insegne, plastici, raccolta di cimeli, ecc.

Un Piazzale attiguo in cui figuravano:

- Armi e materiale bellico

- La parte centrale, dal vero, del sommergibile Provana

- L’altana su cui era sistemato un apparecchio per ascoltazione aerea

Il Treno Armato  sul viale

I Pontoni armati ed il “MAS” lungo la riva del Po

Il grande proiettore sulle alture opposte al Valentino

La Stazione Radiotelegrafica ultrapotente al Ponte Isabella.

Il Treno Armato sistemato nel Viale del Valentino, attiguo al “Padiglione della Mostra della Vittoria della Marina”, non era disposto nella sua consueta formazione standard. In realtà, il convoglio comprendeva: un solo pezzo di medio calibro e due di piccolo, con funzione antiaerea, e un numero ridotto di vagoni. Tuttavia, il T.A., pur così strutturato, dava comunque l’idea di come fosse composto nel suo complesso, sia per l’armamento e sia per la logistica.

Il treno armato era così ordinato:

1° Carro armato con un cannone navale da 120/45

2° Carro armato con due cannoni antiaerei da 76/30

3° Carro osservatorio per la direzione del tiro

4° Carro Santa Barbara per la conservazione del munizionamento

5° Carro cucina per l’equipaggio

6° Carrozze alloggio per gli ufficiali

7° Carrozze alloggio per l’equipaggio.

In relazione alla mostra torinese, scrive Franco Rebagliati (2) […] Nell’ottobre 1928 ha luogo a Torino l’esposizione dedicata al decennale della Vittoria: l’area occupa quasi mezzo milione di mq. al Parco del Valentino e ospita al suo interno una sessantina di costruzioni. La Mostra della Vittoria è un complesso grandioso, informa il mensile  del Touring Club Italiano e “la gente guarda ammirata e commossa davanti a quella realtà eroica …”. Alla Regia Marina è dedicata un’ampia sezione, si vedono i marinai al posto di combattimento: la vedetta, il timoniere, il cannoniere, ecc. Tra i quadri dimostrativi d’effetto quello che rappresenta il salvataggio dell’esercito Serbo compiuto dalla Marina italiana (3). Fuori, sul viale, è visitabile il treno armato che ha già circolato per le vie di Torino, suscitando gran curiosità e sul quale sono installati i pezzi da 120 antinave e da 76 contraerei. Per l’occasione, l’Ufficio Storico cura la stampa di una serie  di cartoline illustrate rievocative. La collezione completa dedicata a “La guerra marittima”, è composta di 83 soggetti e posta in vendita al prezzo di sette lire presso il Padiglione dell’Esposizione. Il ricavato netto delle vendite è destinato a favore dell’Istituto Principe di Piemonte che accoglie gli orfani dei marinai […].

Infine, a conclusione di questo articolo, mi sono avvalso della consulenza dello storico navale Virginio Trucco (4), soprattutto, in merito alla descrizione del T.A. mostrato sul viale del Valentino, immortalato in tre bellissime rappresentazioni fotografiche.

Il treno armato della Regia Marina all’Esposizione del 1928

Terminata la Prima Guerra Mondiale, non sussistendo la necessità di difesa costiera i treni armati della Regia Marina furono smobilitati, alcuni furono smontati ed il materiale ferroviario restituito alle Ferrovie dello Stato, altri, furono posti in posizione di riserva. Visto il risultato positivo ottenuto dai treni, lo Stato Maggiore avviò uno studio per affidare la difesa delle coste ai treni armati. Lo studio prese in considerazione tutte le linee ferroviarie della penisola, con particolare attenzione ai pesi sostenibili e alla velocità delle linee. Allo scopo di permettere al treno di percorrere il maggior numero di linee ad una  velocità elevata. L’Ufficio Studi della Marina, ideò un nuovo carro per il cannone da 120mm. 

Il carro a pianale era dotato di un solo pezzo da 120mm scudato (anziché due) posto al centro, mentre alle due estremità furono costruite due garitte, una con la funzione di riservetta per i colpi di pronto impiego, ed una da utilizzare come riparo per i serventi del pezzo durante i trasferimenti, al fine di un più rapido dispiegamento. Una delle garitte (molto probabilmente quella destinata al riparo dei serventi) aveva la parte superiore dei lati abbattibile, al fine di permettere al cannone di poter essere brandeggiato dalla posizione di marcia (parallela all’asse del carro), nella posizione di fuoco, (trasversale all’asse del treno).

Il nuovo treno, fu presentato al pubblico durante l’esposizione tenutasi a Torino nel 1928. Di questa esposizione abbiamo tre foto.

Nella prima foto, il treno è in ordine di marcia, con il pezzo da 120mm brandeggiato  longitudinalmente, mentre dietro  si vede il carro con i pezzi da 76mm, i carri adibiti a depositi e le vetture utilizzate per l’alloggio dell’equipaggio del treno.

Nella seconda foto, vediamo che i primi due carri del treno (uno con un pezzo da 120mm e uno con i pezzi da 76mm), sono stati accessoriati con appositi gradini, per permettere l’accesso da parte dei visitatori ed in attesa di questi, un marinaio con compiti di cicerone. Mentre il resto del treno rimane coperto dalla vegetazione.

Nella terza vediamo il treno pronto per il fuoco, con in primo piano il carro armato con i pezzi da 76mm antiaerei e una parte dei serventi schierati, con un sottufficiale, probabilmente il responsabile del carro, ed in secondo piano il nuovo carro con il pezzo da 120mm brandeggiato in posizione di fuoco.

Su questo treno è presente un interessante filmato di circa 2 minuti negli archivi dell’Istituto Luce, dove è ripreso il trasferimento del treno, verso il luogo dell’Esposizione, mentre attraversa le vie di Torino con personale del Genio ferrovieri che provvede a stendergli davanti campate di binario (“YouTube Treno blindato a Torino”). 

Note:

(1) […] Il piano totale dell’Esposizione occupa un’area di quasi mezzo milione di mq., e comprende una sessantina di costruzioni tra grandi medie e piccine. Edifici colossali come i padiglioni della Chimica (mq. 10.000). della Moda e dei Festeggiamenti, dell’Agricoltura, dell’Alimentazione, dell’Opera Nazionale Combattenti, della Marina, dell’Aeronautica, e quelli che costituiscono tutta quanta  la Mostra Coloniale. Edifici medi, come la Mostra dei Sindacati Fascisti, le Mostre del Freddo, del Marmo e la Casa degli Architetti, la costruzione rusticana della Caccia e Pesca, il Padiglione della Cooperazione Mutualità e Previdenza, il Padiglione Futurista, quelli dell’Alleanza Cooperativa, della Bottega del Vino, delle Industrie Minerarie e ceramiche, del Governatorato di Roma con la Mostra del Giardinaggio. Edifici minori e talora minuscoli, come i dieci dell’Artigianato, i Padiglioni della Montecatini, della Società Italo-Americana del Petrolio, dei Vetrai, della Lavanda, della Croce Rossa, delle Piccole Industrie, ecc. […]. Dal Mensile del Touring Club Italiano.

(2) Franco Rebagliati, I treni armati della R. Marina in Liguria (1940-1945), Alzani Editore, 2004.

(3) Giuseppe Longo 2016, Prima Guerra Mondiale: il salvataggio dell’esercito serbo, Cefalunews, 29 febbraio.

(4) Virginio Trucco è nato a Roma, ha frequentato l’Istituto Tecnico Nautico “Marcantonio Colonna”, conseguendo il Diploma di Aspirante al comando di navi della Marina Mercantile. Nel 1979,frequenta il corso AUC (Allievo Ufficiale di Complemento) presso l’Accademia Navale di Livorno, prestando servizio come Ufficiale dal 1979 al 1981. Già dipendente di Trenitalia S.p.A. lo storico navale Virginio Trucco è membro dell’Associazione Culturale BETASOM (www.betasom.it).

Bibliografia e sitografia:

Paolo Giordani, I treni armati dell'Adriatico, La Lettura, 1º agosto 1917.

Nicola Pignato, I treni armati della Regia Marina, Storia Militare, n. 14, novembre 1994.

Virginio Trucco, I treni armati della Regia Marina, in La Tecnica professionale, n. 7-8 /Luglio - Agosto 2013.

Giuseppe Longo 2021, Prima Guerra Mondiale. I marinai italiani sulla costa adriatica: l’approdo dei Treni Armati, Cefalunews, 8 dicembre.

Giuseppe Longo, Il Treno Armato di Termini Imerese nel contesto della difesa costiera siciliana, in Pagine sul secondo conflitto mondiale in Sicilia e nel distretto di Termini Imerese, Istituto siciliano studi politici ed economici, 2022.

https://www.difesa.it/ 

Video - Un treno blindato all'Esposizione di Torino:https://patrimonio.archivioluce.com/luce-web/detail/IL5000047400/2/un-treno-blindato-all-esposizione-torino.html?startPage=0&jsonVal={%22jsonVal%22:{%22query%22:[%22esposizione%20torino%201928%22],%22fieldDate%22:%22dataNormal%22,%22_perPage%22:20}}

https://treniarmati.blogspot.com/ 

Foto di copertina:  La Domenica del Corriere, 13-20 maggio 1917. Disegno di Achille Beltrame (1871 - 1945. “L’opera vigile dei marinai italiani sulla costa adriatica: un treno armato fa fallire un tentativo di incursione aerea”.

Foto a corredo dell’articolo:

Locandina pubblicitaria: Torino 1928 IV Centenario di Emanuele Filiberto e X Anniversario della Vittoria. padiglione espositivo con ciminiere. Manifesto pubblicitario ca 1927/07/01 - ante 1928/01/20. Attribuzioni: Colmo Eugenio Detto Golia (1885/ 1967). Museo Nazionale Collezione Salce. https://catalogo.beniculturali.it/ 

Torino - Treno armato della Regia Marina sul Viale dei Sospiri, anno, 1928.

Torino, Treno armato. Esposizione Torino, anno, 1928.

Treno armato della Marina Militare, Torino, Piemonte, Italia 1928. Alamy, www.alamy.it.

Giuseppe Longo

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lunedì 20 aprile 2026

1940. L'intervento del Treno Armato 120/II/S nella riviera ligure: obiettivo, Forte Cap Martin, e il ricordo del T.V. Giovanni Ingrao

Giornale del Mediterraneo, 20 aprile 2026

Il Treno armato IV 120/II/S appartenne alla classe di “I tipo” e fu mobilitato nel 1939. Alla data del 10 giugno 1940 venne inserito nel I Gruppo T.A. (Gruppo con base logistica a La Spezia e con il comando operativo a Genova) e svolse il suo compito di sorveglianza nella tratta Savona - Albenga. Il T.A. 120/II/S comandato dal Tenente di vascello Giovanni Ingrao (1895 - 1940), era equipaggiato con quattro pezzi da 120/45 antinave e due mitragliere da 13,2 mm. a.a. Nell’ambito della battaglia delle Alpi Occidentali (10-25 giugno 1940), il suddetto treno fu messo a disposizione del comando del XV Corpo d'Armata per sostenere l’azione di attacco della Divisione di fanteria Cosseria che avanzava verso Mentone. Infatti, il 22 giugno il T.A. 120/II/S ricevette l’ordine di portarsi a Ventimiglia e da lì proseguire verso Ponte San Luigi. Lo scopo della missione era di neutralizzare le batterie francesi di Cap Martin.

Il treno, prese posizione nel tratto del binario posto tra le due gallerie della penisola di Capo Mortola, dopo la galleria Hambury, quest’ultima, situata al di sotto dell’omonimo giardino botanico. Il convoglio, interamente allo scoperto su quel tracciato ferroviario, fu preso di mira sia dall’artiglieria fissa di Forte Cap Martin e sia da quella mobile. In realtà, sotto il fuoco impreciso dell’avversario, i serventi della Regia Marina, iniziarono un violento cannoneggiamento di controbatteria durato circa mezz’ora. Poi, il T.A. (formato da quattro carri Poz da 120/45, dal carro comando, dal carro “Santa Barbara” e da due locomotive, una in testa e l’altra in coda), colpito dai frammenti delle granate (soprattutto il carro della centrale tiro), per non rischiare di essere ulteriormente raggiunto da altri proietti, abbandonò la postazione e dovette ripararsi all’interno della galleria. Ricevuti nuovi ordini da parte del XV Corpo d’Armata (le disposizioni ammonivano perentoriamente il necessario intervento del T.A. e il prosieguo dell’azione ad ogni costo), il treno, una volta ripristinato, uscì dal tunnel e riprese il combattimento. Tuttavia, i carri del convoglio, questa volta inquadrati dall’artiglieria francese, furono oggetto da tiri più insidiosi. Tanto è vero, che una delle esplosioni causò lo spostamento di uno dei carri batteria, il quale, con il pezzo già brandeggiato, andò a incastrarsi nella sporgenza del muro posto a monte. Quindi, il T.A. si trovò impossibilitato a muoversi, e continuò ad essere un facile bersaglio per l’artiglieria nemica.

Il comandante, per evitare il peggio, dopo aver ordinato al personale del treno di mettersi al coperto, si apprestò insieme ad alcuni volontari a sganciare dalla colonna il carro munizioni per ricoverarlo in galleria. Purtroppo, a fine manovra il T.V. Ingrao, fu colpito in pieno da una granata, e insieme a lui perirono anche otto marinai, mentre, altri quattordici rimasero feriti (1). Intanto, dopo vari tentativi dei marinai per disincastrare il carro batteria, il treno, posto sotto un violento fuoco avversario, dopo circa un’ora e mezza di lavoro, finalmente fu in grado di indietreggiare verso la galleria e mettersi al riparo. 

L’azione eroica di questi uomini, permise di evitare che i tiri francesi colpissero il carro Santabarbara. Difatti, la detonazione del carro portamunizioni, avrebbe causato la distruzione del convoglio, della maggior parte dell’equipaggio, e in larga misura del tratto ferroviario.

Il giorno successivo il T.A. sebbene gravemente danneggiato, venne ugualmente recuperato, e sotto la direzione del comandante in seconda, il sottotenente di vascello Osvaldo Magagnini, coadiuvato dal sottotenente del Corpo Regi Equipaggi Marittimi (C.R.E.M.) Bacchini, rientrò ad Albenga. E sempre il giorno 23, ad appoggiare la difficoltosa avanzata della Cosseria, furono impiegati contro le artiglierie francesi, altri due treni armati: il T.A. IV 120/I/S (con pezzi di 120/45 antinave e due mitragliatrici da 13,2 mm a.a.) e il T.A. IV 152/V/S (con pezzi da 152/40 antinave e due mitragliere da 13,2 mm a.a.), ambedue i treni non subirono danni durante il combattimento.  

Al T.V. Giovanni Ingrao per il suo comportamento eroico gli fu conferita la Medaglia d’oro alla memoria, mentre al resto dell’equipaggio, compreso il personale FF.SS. furono assegnate 13 medaglie d’argento, 22 di bronzo e 55 croci di guerra. Chiaramente, da come si evince dalle onorificenze concesse, il Treno Armato 120/II/S fu il più decorato del secondo conflitto mondiale. Nel novembre del 1940, il Treno Armato 120/II/S grazie alla sostituzione dei due pezzi contraerei da 76/40 con mitragliere Breda da 20 mm. furono costituiti ex novo, altri due treni, denominati 76/2/T e 76/3/T i quali vennero trasferiti in Sicilia, precisamente a Licata e Mazara del Vallo, ambedue, incaricati alla difesa antinave e antiaerea.


Nota:

(1) L’azione del comandante Ingrao. A cura dello storico navale Virginio Trucco.

«Il 22 giugno 1940, il treno armato da 120, con sede ad Albenga, riceve l’ordine di portarsi a Ventimiglia e di mettersi a disposizione del comando del XV Corpo d’Armata, per appoggiare l’avanzata delle fanterie verso il territorio francese. Il treno prende posizione appena fuori dalla galleria Hambury e apre il fuoco contro le postazioni francesi di Cap Martin, in mezz’ora spara 232 colpi, poi, inquadrato dal fuoco nemico, si ritira nella galleria. Nel pomeriggio ricevuto l’ordine di riprendere il bombardamento, esce dalla galleria verso le 14.00, ma viene subito inquadrato dalle batterie nemiche, mentre l’equipaggio si appresta a metterlo in posizione di fuoco. Una salva nemica colpisce il muraglione di contenimento sopra il convoglio, che provoca la caduta di massi e un pezzo rimane incastrato.

Il treno, impossibilitato a muoversi, continua a essere bersagliato dalle granate, il comandante del convoglio. Il T.V. Ingrao, ordina al personale di ripararsi in galleria, mentre con cinque volontari si adopera per sganciare il carro Santabarbara dalla parte del convoglio bloccato, al fine che la seconda locomotiva in servizio al treno, possa portarla al coperto in galleria. Purtroppo, finita la manovra di sgancio, i sei uomini vengono colpiti da una granata. Solo dopo un’ora e mezza di tentativi, sotto il fuoco nemico, il treno può retrocedere in galleria, l’azione causa 9 caduti e 14 feriti. Al Tenente di vascello Ingrao, viene concessa la medaglia d’oro alla memoria, mentre al resto dell’equipaggio, compreso il personale FF.SS. 13 medaglie d’argento, 22 di bronzo e 55 croci di guerra, il personale FF.SS., accorso in soccorso del convoglio, viene segnalato all’autorità militare e citato all’ordine del giorno, con registrazione nelle proprie pratiche personali».

Virginio Trucco è nato a Roma, ha frequentato l’Istituto Tecnico Nautico “Marcantonio Colonna”, conseguendo il Diploma di Aspirante al comando di navi della Marina Mercantile. Nel 1979,frequenta il corso AUC (Allievo Ufficiale di Complemento) presso l’Accademia Navale di Livorno, prestando servizio come Ufficiale dal 1979 al 1981. Già dipendente di Trenitalia S.p.A. lo storico navale Virginio Trucco è membro dell’Associazione Culturale BETASOM (www.betasom.it).

Onorificenza al T.V. Ingrao - Le principali fonti

Ingrao Giovanni

(Ingegnere)

Nato il 16 novembre 1895 e morto il 22 giugno 1940.

Volontario fuochista nella R. Marina dall'ottobre 1915, nel 1919 conseguì la nomina a sottotenente di vascello e, posto in congedo, riprese gli studi interrotti laureandosi in ingegneria industriale presso il Politecnico di Milano.

Nel 1930 fu promosso tenente di vascello nella riserva di complemento. Richiamato in servizio nel 1939 e destinato alla base di La Spezia, ebbe il comando di uno di quei treni che montavano i grossi calibri e controllavano le coste.

Cadde in un'azione di guerra sulla costa ligure, meritando la medaglia d'oro al valor militare. Attento studioso, era noto negli ambienti scientifici, anche internazionali, come direttore dell'Osservatorio di geofisica di Pavia e come insegnante nell'Istituto di geofisica della stessa Comune. E' ricordato nella stele del Giardino inglese, eretta a cura dell' Istituto del Nastro Azzurro ai caduti di Palermo e provincia.

www.comune.palermo.it

Giovanni INGRAO

Tenente di vascello

Medaglia d'oro al Valor Militare alla memoria

Al comando di un treno armato impiegato allo scoperto per tutto il mattino del giorno 22 giugno, in prolungata ed intensa azione di fuoco, dava brillante prova di perizia e di sereno ardimento ed otteneva con tiro insistente e preciso, evidenti risultati su formidabili postazioni fisse del nemico. Per appoggiare in modo efficace l'avanzata delle truppe operanti, nel pomeriggio riconduceva con fredda determinazione in località esposta il treno, subito individuato dal nemico e battuto da preciso tiro distruttivo. Dopo aver tentato invano di ricoverare in galleria il treno seriamente colpito, trascinava, votando a sicuro sacrificio la sua esistenza, un pugno di animosi a distaccare, sotto violentissimo bombardamento, la Santa Barbara dagli altri carri, onde evitare la distruzione degli uomini, del materiale e della linea.

Immolava nella generosa e ben riuscita impresa, la sua vita alla Patria, lasciando di sé esempio fulgido e fecondo di sublimi virtù militari

Costa Ligure, 22 giugno 1940

Nacque a Palermo il 16 novembre 1895. Volontario Fuochista nella Regia Marina dall'ottobre 1915, nel gennaio 1918 conseguì la nomina a Guardiamarina di complemento. Posto in congedo nel 1919 nel grado di Sottotenente di Vascello, proseguì gli studi interrotti durante il conflitto, laureandosi in Ingegneria industriale presso il Politecnico di Milano. Nel 1930 conseguì la promozione a Tenente di Vascello nella riserva di complemento e nel settembre 1935, per eccezionali esigenze, fu richiamato in servizio e destinato nella Base di Lero, da dove si congedò nel novembre 1937.
Nuovamente richiamato in servizio nell'agosto del 1939 e destinato alla Base di La Spezia, ebbe il comando di un treno armato con il quale, il mattino del 22 giugno 1940, operò in appoggio alle truppe italiane operanti sul fronte francese, dirigendo il fuoco delle armi di bordo sulle postazioni difensive francesi di confine. Contrastato dai grossi calibri francesi che colpirono il deposito munizioni del treno, perì nell'esplosione che seguì. Fecondo studioso, era ben noto negli ambienti scientifici, anche internazionali, come Direttore dell'Osservatorio di Geofisica di Pavia e come insegnante nell'Istituto di Geofisica della stessa città.

www.marina.difesa.it

INGRAO Giovanni

Luogo di nascita: Palermo (PA)

Medaglia d'oro al valor militare

Tenente di Vascello di cpl. M.M. Al comando di un Treno Armato

Data del conferimento: 19/07/1940

Al comando di un treno armato impiegato allo scoperto, per tutto il mattino del 22 giugno, in prolungata ed intensa azione di fuoco, dava brillante prova di perizia e di sereno ardimento ed otteneva con tiro insistente e preciso, evidenti risultati su formidabili postazioni fisse del nemico. Per appoggiare in modo efficace l’avanzata delle truppe operanti, nel pomeriggio riconduceva con fredda determinazione in località esposta il treno, subito individuato dal nemico e battuto da preciso tiro distruttivo. Dopo aver tentato invano di ricoverare in galleria il treno seriamente colpito, trascinava, votando a sicuro sacrificio la sua esistenza, un pugno di animosi a distaccare, sotto violentissimo bombardamento, la “Santa Barbara” dagli altri carri, onde evitare la distruzione degli uomini, del materiale e della linea. Immolava, nella generosa e ben riuscita impresa, la sua vita alla Patria, lasciando di sé esempio fulgido e fecondo di sublimi virtù militari. Costa Ligure, 22 giugno 1940.

La data del decreto è in corso di verifica

www.quirinale.it

Infine, a Palermo, il Tenente di vascello Giovanni Ingrao è ricordato, oltre ad una via a lui intitolata (nel quartiere Politeama - Libertà Bassa), anche nella stele collocata all’interno del Giardino Inglese, eretta a cura dell'Istituto del Nastro Azzurro ai caduti di Palermo e provincia.

Foto di copertina: Il TA 120/II/S con tutto l'equipaggio, compresi i macchinisti delle FS. La foto è di Carlo Fiorellino che gentilmente ci autorizza di pubblicarla su questa testata giornalistica. Nell’immagine è indicato con un tratto di colore blu, il nonno materno, Giuseppe Sardi (1906 - 1970), Sottocapo Cannoniere Ordinario. Il Fiorellino puntualizza: «Mio nonno era stato imbarcato anche sul Regio Cacciatorpediniere Borea, e non credo fosse l'unica unità sulla quale abbia prestato servizio. Tuttavia, non conosco purtroppo il nome delle altre navi. Lui apparteneva a quella generazione che ha combattuto o vissuto in prima persona la Seconda Guerra Mondiale, o per meglio dire, dalla guerra d’Etiopia, dell’intervento italiano nella Guerra civile spagnola, e per l’appunto, fino al secondo conflitto mondiale». 

Foto a corredo dell’articolo:

Motivazione della Medaglia di Bronzo, concessa al marinaio Giuseppe Sardi da parte del  - Comando Gruppo Distaccamenti Mobili R. Marina Genova - del 19 Agosto 1940 XVIII - Prot. N. 2134/Z - MARIMOBIL = ALBENGA

Argomento: Decorazione al valor militare. La lusinghiera motivazione è la seguente:

«Destinato ad un treno armato impiegato allo scoperto in prolungata azione di fuoco contro formidabili postazioni fisse nemiche. Dava tutta la sua opera con sereno animo e cosciente coraggio e nella difficile fase finale di ricupero degli elementi del treno stesso e del carro munizioni esposto al preciso tiro di distruzione del nemico, Cooperava a portare a salvamento gente e materiali rimanendo ferito sul luogo stesso ove il suo comandante immolava alla Patria la sua esistenza. Mirabile esempio di sereno coraggio e sprezzo del sicuro pericolo» (Costa Ligure, 22 giugno 1940 - XVIII°) (Determinazione del 3 luglio 1940 XVIII°) - Per gentile concessione di Carlo Fiorellino -

Lapide commemorativa posta all’imbocco della galleria a ricordo degli avvenimenti del 22 giugno 1940 (Archivio D.L.F. Mariani). Fotografia tratta dal bellissimo libro: I treni armati della R. Marina in Liguria (1940-1945).

L’attuale lapide, a ricordo dell’episodio, posta a La Mortola, nelle vicinanze della suddetta Galleria.

Stele collocata all’interno del Giardino Inglese, eretta a cura dell'Istituto del Nastro Azzurro ai caduti di Palermo e provincia. Foto di Michele Nigro, Sottotenente (r.cpl.) della G.d.F. (Ricercatore Storico Militare)

Stele collocata all’interno del Giardino Inglese, eretta a cura dell'Istituto del Nastro Azzurro ai caduti di Palermo e provincia. Foto per gentile concessione del Giornalista Franco Pasanisi.

Bibliografia e sitografia:

Paolo Giordani, I treni armati dell'Adriatico, La Lettura, 1º agosto 1917.

Nicola Pignato, I treni armati della Regia Marina, Storia Militare, n. 14, novembre 1994.

Franco Rebagliati, I treni armati della R. Marina in Liguria (1940-1945), Gruppo Alzani, Pinerolo (TO), 2004.

Nicola Pignato, Duello d'artiglieria al confine francese, Storia Militare, n. 128, maggio 2004.

Mario Pietrangeli, Le ferrovie militarizzate, i treni armati, i treni ospedale nella prima e e seconda guerra mondiale 1915-1945, CESTUDEC, 2012 .

Virginio Trucco, I treni armati della Regia Marina, in La Tecnica professionale, n. 7-8 /Luglio - Agosto 2013.

Giuseppe Longo, Il Treno Armato di Termini Imerese nel contesto della difesa costiera siciliana, in Pagine sul secondo conflitto mondiale in Sicilia e nel distretto di Termini Imerese, Istituto siciliano studi politici ed economici, 2022.

https://treniarmati.blogspot.com/

Giuseppe Longo

www.gdmed.it 

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