sabato 22 agosto 2026

Il T.A. VI 102/1/T di Siracusa con funzioni tattiche d’armamento differenti, un vero unicum in Sicilia

Giornale del Mediterraneo, 22 agosto 2026

Il 1° luglio 1943 MARIMOBIL 2, in Sicilia, disponeva di ben 10 treni armati, assegnati geograficamente nelle seguenti città: Termini Imerese (T.A. 152/1/T); Carini (T.A. 152/2/T); Siracusa (T.A. 102/1/T); Porto Empedocle (T.A. 76/1/T); Licata (T.A. 76/2/T); Mazara del Vallo (T.A. 76/3/T); Porto Empedocle (T.A. 120/3/S); Catania (T.A. 120/4/S), e i treni distaccati a Siderno (T.A. 120/1/S), e a Crotone (T.A. 152/3/T).

Nello specifico, il T.A. 102/1/T fu un treno classificato di “4° tipo” e venne mobilitato nel 1939. Il treno, dalle caratteristiche uniche, era armato con sei pezzi da 102/35 antinave e antiaerei e due mitragliatrici da 13,2 mm. Tenuto conto della sua funzione, il treno era dotato anche di un aerofono e di uno stereotelemetro.

In data 10 giugno 1940 fu inquadrato nel II Gruppo T.A. ed ebbe il compito della difesa antiaerea, congiuntamente alla DICAT (1). Sul treno armato di Siracusa in sosta alla stazione di Targia (2) lo storico Alberto Santoni (1936 - 2013), scrive che era equipaggiato […] con sei pezzi da 102/35, postazioni di mitragliatrici per la difesa ravvicinata, quattro mitragliere c.a. da 40/39 e trentuno c.a. da 13,2 […].

Durante l'intero arco del conflitto il T.A. 102/1/T continuò a svolgere l’incarico di difesa antiaerea fissa, e in data 30 giugno 1943 il convoglio risultava dislocato presso la stazione di Targia (SR), alle dirette dipendenze del Comando della Piazza Militare Marittima di Augusta-Siracusa. A proposito di quanto detto, il T.A. 102/1/T di Siracusa, dislocato in posizione fissa per la difesa contraerea della città, era posto al comando del T.V. Domenico Zizolfo. Il T.A. 102/1/T fu l’unico treno armato di questo tipo, composto da sei cannoni con duplice compito (cannone navale e contraereo) da 102 mm.

In conseguenza dell’Operazione Husky (10 luglio - 17 agosto 1943), il giorno 10 luglio 1943, alle ore 17.00. il treno fu autosabotato dagli italiani. In realtà, scrive alla lettera Santoni:

[…] Quindi alle 17.00 fu fatto saltare anche il treno armato della Marina 102 - I - T di Targia, poiché non si è provveduto a rifornire d’acqua la locomotiva, ma che in verità, essendo riparato da pareti di roccia, avrebbe potuto resistere a lungo ai bombardamenti aerei e navali, pur rimanendo immobile […]. Cfr. Alberto Santoni, Le operazioni in Sicilia e in Calabria (luglio-settembre 1943).

Nel 2010 lo storico navale Enrico Cernuschi pubblicò un saggio sulla rivista Marinai d'Italia (3), dove menziona brevemente anche il T.A. 102/1/T. Il suo articolo critica la tendenza di alcuni studiosi ad aggiungere dettagli non verificati quando mancano i documenti ufficiali. Tuttavia, ritornando all'argomento dello sbarco anglo-americano e canadese in Sicilia, nonostante fossero dislocati nell’isola otto convogli, l’intervento dei treni armati della Regia Marina fu limitatissima, a causa del totale controllo del cielo da parte dell’aviazione Alleata. Infatti, tale supremazia aerea non permise l’uscita dei treni armati dai ricoveri. Quei pochi treni che riuscirono a intervenire furono comunque sopraffatti dalle forze aeronavali nemiche. Pertanto, buona parte dei T.A. per ordine dei locali Comandi Marina, furono distrutti con l’esplosivo o resi inutilizzabili per non finire nelle mani degli avversari. Queste azioni di autosabotaggio si verificarono durante la ritirata italo - tedesca dall’isola. Dopo l'Operazione Baytown (3 settembre 1943), i T.A. 120/1/S, e 152/3/T, furono trasferiti a Taranto.

Convenzionalmente il treno operativo T.A. VI 102/1/T comprendeva:

Due locomotive Gr. 740 FS, oppure, due Gr. 735 FS, poste una in testa e l’altra in coda.

Un carro P, modificato, adibito a carro comando e di direzione del tiro.

Due carri Poz muniti da tre cannoni da 102/35 antinave e a.a. (tre per carro).

Un carro Poz fornito ognuno con due pezzi di mitragliere Breda 31  calibro 13,2 mm.

Due carri per il deposito munizioni (Santabarbara).

Un carro pianale per l’aerofono e la fotocellula.

Convenzionalmente il treno logistico T.A. VI 102/1/T era costituito:

Da una locomotiva Gr. 740 FS posta in testa al convoglio.

Da un carro tipo FF con funzione di segreteria.

Un carro FF, destinato a cucina e cambusa.

Un carro F, usato come bagagliaio e deposito indumenti.

Due carrozze Cz, per l’alloggio del personale.

Due carri F per il deposito munizioni (Santabarbara).

Un carro F, utilizzato come officina e deposito materiali.

 

Note:

(1) Giuseppe Longo 2021, Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale (M.V.S.N.) - Milizia artiglieria marittima, Cefalunews, 8 aprile.

(2) Alberto Santoni, Le operazioni in Sicilia e in Calabria (luglio-settembre 1943), Ufficio Storico Stato Maggiore dell’Esercito, 1989.

(3) Enrico Cernuschi, Storici e no, Marinai d’Italia, 6 marzo 2010.

Storici e no di Enrico Cernuschi. Socio del Gruppo di Savona. Collana: Verbigrazia... pensieri in libertà, con licenza de' Superiori e privilegio. https://www.marinaiditalia.com/public/uploads/2010_03_som.pdf

«Contrariamente a quello che si potrebbe pensare scrivere un articolo di storia navale è la cosa più facile del mondo. Ho infatti sotto mano, tanto per fare un esempio, un elenco di dodici pezzi, pubblicati tra il 1966 e il 2006, dedicati ai treni armati della Regia Marina. Ebbene, sette di questi sono copie del saggio originale capofila scritto dall’ammiraglio Giuseppe Fioravanzo sulla Rivista Marittima nel novembre 1966. Non soltanto il testo è il medesimo (fatta eccezione, talvolta, per alcuni svarioni aggiuntivi), ma persino le fotografie sono le stesse, riproposte nell’identico ordine e progressivamente stampate sempre più slavate e scadenti, data la modesta tecnologia riproduttiva dell’epoca. Questo genere di imprese confida, naturalmente, nella scarsa memoria dei lettori e degli editori. In effetti un certo qual ostentato e ingiustificabile disprezzo nei confronti della prima delle due categorie appena citate è il marchio di fabbrica di alcuni autori; la scarsa stima dimostrata verso i direttori dei periodici è, per contro, giustificata da un passato, clamoroso episodio verificatosi alcuni anni fa quando un’illustre testata, oggi scomparsa, pubblicò per due volte di fila, nel giro di tre anni, il medesimo articolo, sempre sui treni armati, firmato, se così si può dire, dallo stesso autore.

Se queste imprese più o meno maldestre si limitassero alla riproduzione pura e semplice di saggi autorevoli come quello, ricordato all’inizio, del 1966, il danno sarebbe limitato all’inevitabile noia degli appassionati; purtroppo però gli “studiosi” di turno resistono difficilmente alla tentazione di aggiungere qualcosa di extra ed è allora cominciano i guai. Il saggio dell’ammiraglio Fioravanzo, di per sé eccellente, non trattava, per mancanza di documentazione (andata perduta “per noti eventi bellici”) l’attività dei treni armati della Marina durante la campagna di Sicilia del luglio-agosto 1943.

Diversi autori, vieppiù se accademici e universitari, hanno pertanto integrato i propri articoli ricorrendo, ancora recentemente, alla spiritosa prosa propagandistica inglese del tempo di guerra descrivendo, di conseguenza, “il comportamento vergognoso del personale della Marina fuggito come un sol uomo alla notizia dell’inizio dell’invasione”, “abbandonando intatto l’unico treno blindato presente nell’isola e dislocato fra Augusta e Siracusa” oppure raccontando, secondo un altro articolista della medesima corrente, che “Il Treno blindato della Marina, rimasto immobilizzato per mancanza di pressione alla locomotiva, fu fatto saltare senza sparare un colpo!”.

La leggenda del treno immobilizzato per mancanza di acqua per la caldaia è, a sua volta, tratta di peso dalla memorialistica inglese e fa il paio con altre divertenti invenzioni dell’epoca come quella dell’unica perdita britannica verificatasi durante lo sbarco a Pantelleria in seguito al calcio di un mulo o, ancora, con la vicenda di un puma fuggito dall’inesistente zoo di Reggio Calabria che avrebbe aggredito al posto degli italiani, secondo le memorie del maresciallo Montgomery, i soldati di Sua Maestà appena tornati sul continente europeo.

Tutte queste amene storielle erano, in realtà, frutto della penna, questa sì seria e professionale, del grande romanziere inglese Cecil Scott Forester (padre, tra l’altro, dell’immortale Comandante Hornblower). Quell’illustre scrittore fu invero assegnato in permanenza, tra il 1939 e il 1945, al British Ministry of Information col compito, come scrisse lui stesso, di rendere più gradevole la realtà quotidiana della guerra cantando le glorie della Royal Navy e assecondando, nel contempo, come avrebbe ricordato il grande storico britannico Correlli Barnett, Curatore dei Churchill Archives, il tradizionale disprezzo degli isolani nei confronti degli italiani papisti. Successivamente Forester passò, dall’ottobre 1943 in poi, ad instillare un “psycological incentive and sense of urgency” nei confronti di Hitler (fino a quel momento rispettato e considerato, tutto sommato, piuttosto affine dal pubblico britannico) dopo che “the recent fall of Mussolini”, ritenuto sin dal 1935 “il nemico vero”, aveva privato gli inglesi della voglia di combattere, così come risulta anche da un preoccupato verbale del gabinetto di guerra britannico dell’8 novembre 1943 dedicato a questo spinoso problema.

In realtà, come aveva scritto sin dal 1981 uno storico serio come Tullio Marcon pubblicando, per l’occasione, addirittura una fotografia, il treno armato T.A. 102/1/T di Augusta era stato fatto saltare in seguito all’abbandono della piazzaforte.

Le poche frasi riportate in merito a quella vicenda, tuttavia, tradiscono ben altri errori. Tanto per cominciare il termine “blindato” appare incongruo visto che i pezzi non erano neppure scudati, come risulta sia dalla documentazione originale pubblicata sin dal 1980 dall’Associazione Navimodellisti Bolognesi in merito ai vagoni tipo PRZ con 3 cannoni da 102/35 V, sia dalla stessa, vecchia foto rintracciata dall’ingegner Marcon. Tutti i treni armati, inoltre, erano dotati, per ovvie ragioni, di due locomotive poste agli estremi del convoglio. La storia della caldaia conferma, pertanto, la propria natura londinese al pari della natura opinabile e a dir poco azzardata della decisione di riproporre quella versione senza esercitare neppure un grammo di quel vaglio critico che pure dovrebbe essere il primo dovere di ogni studioso, indipendentemente dai titoli accampati.

Del tutto fuorviante, poi, è il riferimento all’ “unico treno blindato” (sic, armato) in Sicilia in quanto nel luglio 1943 la Marina allineava lungo le coste di quell’isola un totale di otto T. A. Quel che è peggio, però, soprattutto dal punto di vista etico (di per sé basilare per i lettori di questa rubrica) non è l’elenco delle corbellerie di cui sopra, ma quello che non c’è. L’ammiraglio Fioravanzo, da uomo intellettualmente onesto, aveva infatti avvisato i propri lettori, più di quaranta anni fa, spiegando che la documentazione da parte italiana in merito a quella campagna era carente. Visto però il fatto che le battaglia si combattono in due nulla impedisce di ricorrere alle carte degli ex nemici, soprattutto se si tratta dei rapporti di missione originari delle unità avversarie. E’ quindi possibile rivelare su queste pagine, per la prima volta, una storia breve, inedita ed intensa.

L’azione dimenticata

Alle ore 00.45 del 10 luglio 1943 sessantuno mezzi da sbarco statunitensi del tipo LCI, da 216 tonnellate di dislocamento, si avviarono verso le spiagge di Licata in Sicilia. A bordo erano ammassati già da due giorni gli uomini di cinque battaglioni della 3ª Divisione di Fanteria USA appartenenti al 15° e al 30° Regimental Combat Team. Il convoglio era scortato da tre cacciatorpediniere e da una dozzina di vedette americane. Più al largo attendeva la seconda ondata, formata dalle più grosse LST (navi da sbarco per carri armati) da 4.080 t e dal resto del convoglio, protetto da due incrociatori e quattro altri cacciatorpediniere dell’US Navy. Improvvisamente, mentre i mezzi da sbarco erano ancora al largo, si accesero due fotoelettriche e alcuni cannoni da terra aprirono il fuoco. Il tiro, eseguito celermente, risultò subito centrato e almeno due dei 26 mezzi da sbarco statunitensi persi in seguito al tiro delle artiglierie italiane il 10 luglio 1943 lungo le coste meridionali della Sicilia furono affondati da quell’inattesa batteria mentre altri riportarono danni più o meno gravi e qualche perdita tra i marinai (quasi tutti della US Coast Guard) e i soldati imbarcati.

I cannoni in questione si rivelarono ben presto, alla luce dei bengala dapprima e dei proiettori poi, “a railroad battery located on the harbour mole”. Si trattava, in effetti, del treno armato T. A. 76/2/T della Regia Marina, dipendente dal comando MARIMOBIL Sicilia e ormeggiatosi (ci sia concesso questo termine) mettendosi in postazione fissando i “mensoloni” d’appoggio dei propri carri ferroviari alla massicciata del binario del molo di quel porticciolo. Davanti a quella reazione il convoglio si disperse nel caos delle notte fino a quando, alle prime luci dell’alba, il cacciatorpediniere americano Bristol poté, infine, osservare il proprio bersaglio e tirare a sua volta rispondendo, in questo modo al fuoco a intermittenza del T.A.. Il duello, se così si può dire visto che la silurante statunitense tirò, prudentemente, coi propri quattro pezzi da 127/38, oltre i 10.000 metri di portata massima dei quattro cannoni da 76/40 del treno, durò quasi tre quarti d’ora.

Il fuoco italiano contro il nuovo bersaglio (dopo che i cannoni italiani avevano inquadrato, in precedenza, la nave comando statunitense Biscayne, raggiunta infine dalle schegge di una granata) risultò ben diretto, ma inevitabilmente inefficace, visto che i colpi risultarono tutti corti di un migliaio di metri circa. Il tiro statunitense, per contro, si rivelò fitto e micidiale (“pummeled arailroad battery”) distruggendo, alla fine, il carro santabarbara e mettendo in silenzio uno dopo l’altro i quattro cannoni dell’avversario e i loro serventi (tutti privi, è bene ricordarlo, di qualsiasi protezione in quanto, come risulta dai documenti della Marina, in merito al T. A. 76/2/T, realizzato nel 1942 nell’Arsenale di Taranto assieme al gemello T. A. 76/1/T con mezzi di bordo e materiali avanzati, “Più che di T. A. veri e propri si trattò in realtà di batterie (antiaerei) spostabili quando necessario”. Soltanto dopo questa lunga mattanza lo sbarco poté, infine, riprendere con ordine, sia pure senza poter usufruire del molo, minato e fatto saltare, infine, dal Comando Marina.

Le ore trascorse avevano comunque permesso agli italiani di portare a Licata due vecchie batterie mobili da campagna di piccolo calibro del Regio Esercito che causarono, in mattinata qualche danno, e di presidiare con le poche truppe disponibili (il 390° Battaglione della 207ª Divisione Costiera affluito nel frattempo) le piccole opere poste a protezione del fronte a mare. Le cronache statunitensi, dopo aver ricordato che “l’unica seria minaccia (serious threat) allo sbarco fu rappresentata da una “four-cannon Italian railroad battery”, parlano di soldati italiani che si arresero allegramente affermando, infine, con legittimo orgoglio, che “By 11.30 Licata was firmly in American hands” salvo respingere agevolmente, nel pomeriggio, il contrattacco del 538° Battaglione Costiero italiano giunto a mezzogiorno, a piedi, sul posto. Una volta che si prescinda (come se una cosa del genere fosse davvero possibile in sede storica e umana) dai contemporanei, intensi bombardamenti aerei navali e terrestri, per tacere dei carri armati, che si abbatterono quel mattino sui difensori, le quattro ore di lotta per la conquista di quell’obiettivo corrispondono, a loro volta, sia alla resistenza stimata (programmata a tavolino) dal comando italiano della Sesta Armata in capo agli sventurati fanti costieri (cui era stato chiesto di “tenere alcune ore” in attesa del contrattacco) sia alla misera dotazione di munizioni (pari a quindici minuti di fuoco secondo gli atti dell’epoca) delle loro artiglierie e delle correlate armi di squadra e individuali. Il prezzo pagato dagli statunitensi per quella giornata fu pari, a sua volta, secondo i ruolini della 3rd Infantry Division riportati dal professor Samuel Eliot Morison, Storico ufficiale della US Navy durante la seconda guerra mondiale, a un centinaio di uomini, nove dei quali morti in seguito a un incidente verificatosi a bordo di una LST.

Conclusione

Dopo aver ricordato che nei giorni successivi combatterono con efficacia, a Porto Empedocle, anche i treni armati della Marina T.A. 120/3/S e T.A. 76/1/T e, davanti a Catania, il T.A. 120/4/S, sarebbe bello poter chiudere queste pagine citando il nome del comandante del treno di Licata in compagnia di quello degli ufficiali, sottufficiali, graduati e comuni (un centinaio di marinai in tutto) e dei ferrovieri militarizzati del T.A. 76/2/T. Purtroppo non li conosco, né sono riuscito a rintracciarli. Magari qualche lettore potrà aiutarmi. Quello che è certo è che anche se nel tempo sono apparentemente prevalse quantitativamente le facili “ricostruzioni” di certi storici di maniera, per l’ignoto e dimenticato sacrificio di quei marinai restano valide le parole incise dal Conte Paolo Caccia Dominioni nel sacrario italiano di El Alamein sulla lapide dedicata “…alle migliaia di soldati, marinai e aviatori che il deserto e il mare non restituiscono, purificati dall’ultima fiammata”».

Bibliografia e sitografia:

Francesco Fatutta, “Treni Armati. Contributo ad una storia dei treni armati della Regia Marina”, Rivista Marittima, Roma, 2002.

Mario Pietrangeli, Le ferrovie militarizzate, i treni armati, i treni ospedale nella prima e seconda guerra mondiale 1915-1945, CESTUDEC, 2012.

Virginio Trucco, I treni armati della Regia Marina, in La Tecnica professionale, n. 7-8 /Luglio - Agosto 2013.

Simone Rosa, I Treni Armati Italiani. Sviluppo ed impiego delle corazzate ferroviarie dalle origini al 1945. Milano, 2016.

Giuseppe Longo 2018, Il ruolo storico ed “eroico” del Treno Armato di Termini Imerese durante la Seconda Guerra Mondiale (Luglio 1943). Cefalunews 27 dicembre.

Giuseppe Longo 2021, Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale (M.V.S.N.) - Milizia Artiglieria Controaerei, Cefalunews, 30 marzo.

Michele Antonilli, Mario Pietrangeli, “Il ruolo delle ferrovie nella seconda guerra mondiale”, Amarganta, 2022.

Lorenzo Bovi, Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata, Edizioni Ardite 2022.

Giuseppe Longo, Pagine sul secondo conflitto mondiale in Sicilia e nel distretto di Termini Imerese, I.S.S.P.E. 2022. Seconda edizione.

https://treniarmati.blogspot.com/

www.marina.difesa.it

Foto di copertina: Il Treno Armato di Siracusa 102/1/T. Fotografia tratta dal libro: “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata. Per gentile concessione di Lorenzo Bovi.

Foto a corredo dell’articolo:

Treno Armato 102/1/T - Carro Poz con 3 cannoni da 102/35 (102 mm) Stazione di Targia (Siracusa). Interpretazione grafica di un Carro Poz (carro a 2 assi) del T.A. 102/1/T, autosabotato dagli italiani alla stazione di Targia, a nord di Siracusa, dove il treno sostava in postazione fissa e senza locomotiva. Questi cannoni da 102 mm erano a doppio compito, cioè ad uso antiaerei e antinave. L’altro carro “Pezzi” era rimasto con solo 2 cannoni a causa della distruzione di un pezzo da 102 mm durante un bombardamento, mentre il Treno Armato sostava alla Stazione Ferroviaria di Siracusa. Il colore dei carri era certamente scuro, grigioverde o tendente al grigioblu, mimetizzato a mano. L’Ammiraglio di Augusta chiese di verniciarlo di giallo ocra, ma la vernice non era disponibile. © 2022 Lorenzo Bovi. Fotografia e didascalia tratta dal libro: “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata.  Per gentile concessione di Lorenzo Bovi.

Treno Armato con cannoni da 102/35 in elevazione, pronti al fuoco. Da notare, data la scarsità degli elmetti, il personale era equipaggiato con i copricapi militari metallici Adrian della Prima Guerra Mondiale.

Treno Armato tipo IV° T.A. 102/1/T Siracusa, disegno dell’Ing. Antonio Raspa.

Si ringrazia Eduardo Giunta Photographer di Termini Imerese, per le scansioni delle immagini utilizzate per l’articolo. 

Giuseppe Longo 

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domenica 9 agosto 2026

Il T.A. IV 76/3/T di Mazara del Vallo che non fu più destinato a Termini Imerese

Giornale del Mediterraneo 9 agosto 2026

Il Treno Armato IV 76/3/T fu un convoglio ferroviario classificabile di 3° tipo, e venne mobilitato negli ultimi mesi del 1941. Per le stesse motivazioni (1), il T.A. 76/3/T era armato con quattro cannoni da 76/40 antiaerei, recuperati dai treni armati con pezzi da 152 mm. Dopo la sconfitta delle forze dell'Asse in Nord Africa, la Sicilia venne seriamente minacciata da un’invasione. Pertanto, a cominciare dal novembre 1941, il T.A. 76/3/T fu inquadrato nel II Gruppo T.A. ed ebbe la sua sede a Mazara del Vallo (TP) con l’incarico della difesa antinave e antiaerea. Difatti, fu collocato in postazione fissa nel molo del porto mazarese e fu posto al comando del Cap. Art. Vincenzo Gaggiano.

In conseguenza dello sbarco anglo-americano in Sicilia, il treno fu reso inutilizzabile per ordine del Comando Marina (Cfr. Francesco Fatutta, Treni Armati). Tuttavia, con il ritrovamento di un interessante carteggio (Cfr. Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata), si viene a conoscenza della richiesta di una locomotiva per il trasferimento del Treno Armato 76/3/T da Mazara del Vallo a Termini Imerese, in sostituzione del T.A. 152/1/T. In realtà, quest’ultimo convoglio, a sua volta, sarebbe dovuto essere dislocato a Marsala, ciò nonostante, tale spostamento non avvenne più. Circa gli ultimi epiloghi del T.A. 76/3/T, lo studioso, saggista e storico navale Enrico Cernuschi ci informa (Cfr. Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata) che il T.A. 76/3/T fu trainato alla volta della periferia di Palermo da una delle due locomotive del T.A. 152/2/T di Carini.

L’operazione di traino avvenne dopo la prima settimana successiva all’Operazione Husky (10 luglio - 17 agosto 1943). Il T.A. 76/3/T ingaggiò dei tiri, dapprima contro le truppe statunitensi, e successivamente contro le unità dell’U.S. Navy, nel corso di alcuni scontri notturni. Il T.A. 76/3/T attraversò lo Stretto di Messina, a bordo del piropontone “Villa” e dalla Calabria raggiunse l’arsenale di Taranto, rimanendovi sino ai rocamboleschi eventi dell’8 settembre 1943. Sempre in merito al T.A. 76/3/T, scrive testualmente Cernuschi: […] dimenticato per anni fu quindi smembrato. I carri piatti e quelli santabarbara e materiali rimasero esposti alle intemperie senza essere più utilizzati, essendo più costoso ripristinarli che non lasciarli su un binario morto. Le carrozze di pregio e la locomotiva a vapore finirono invece al riparo dal sole in uno dei tanti capannoni dell’Arsenale. Il convoglio fu infine ritrovato, ancora con la colorazione originale, nell’autunno 1995, nel corso di alcune ricerche disposte dalla Direzione di MARITELERADAR - Livorno [...].

Convenzionalmente il treno operativo IV 76/3/T comprendeva:

Due locomotive Gr. 740 FS, oppure, due Gr. 735 FS, poste una in testa e l’altra in coda.

Un carro P, modificato, adibito a carro comando e di direzione del tiro.

Due carri Poz muniti da quattro cannoni 76/40 a.a. (due per carro).

Un carro Poz fornito ognuno con due pezzi di mitragliere Isotta Fraschini da 20 mm. a.a.

Due carri per il deposito munizioni (Santabarbara).

Convenzionalmente il treno logistico IV 76/3/T era costituito:

Da una locomotiva Gr. 740 FS posta in testa al convoglio.

Da un carro tipo FF con funzione di segreteria.

Un carro FF, destinato a cucina e cambusa.

Un carro F, usato come bagagliaio e deposito indumenti.

Due carrozze Cz, per l’alloggio del personale.

Due carri F per il deposito munizioni (Santabarbara).

Un carro F, utilizzato come officina e deposito materiali.

Infine, relativamente al mancato trasferimento del T.A. 152/1/T, lo storico navale Virginio Trucco (2) da noi consultato dichiara:  

«Lo spostamento del T.A. 152/1/T, fu valutato al fine di rafforzare la difesa costiera sud-ovest della Sicilia, al fronte di possibili ulteriori sbarchi anglo-americani. La decisione fu poi ritrattata, sicuramente a causa della veloce avanzata delle truppe anglo-americane in Sicilia. Si valutò quindi di lasciare il treno a Termini Imerese per la difesa del locale porto ed anche dello scalo marittimo di Palermo, da possibili incursioni delle marine anglo-americane». 

Note:

(1) Giuseppe Longo 2026, T.A. IV 76/2/T di Licata, originato dal T.A. da 152 mm. alle dipendenze di Taranto, Giornale del Mediterraneo, 25 luglio.

(2) Virginio Trucco è nato a Roma, ha frequentato l’Istituto Tecnico Nautico “Marcantonio Colonna”, conseguendo il Diploma di Aspirante al comando di navi della Marina Mercantile. Nel 1979, frequenta il corso AUC (Allievo Ufficiale di Complemento) presso l’Accademia Navale di Livorno, prestando servizio come Ufficiale dal 1979 al 1981. Già dipendente di Trenitalia S.p.A. lo storico navale Virginio Trucco è membro dell’Associazione Culturale BETASOM (www.betasom.it).

Bibliografia e sitografia

Alberto Santoni, Le operazioni in Sicilia e in Calabria (luglio-settembre 1943), Ufficio Storico Stato Maggiore dell’Esercito, 1989.

Francesco Fatutta, Treni Armati. Contributo ad una storia dei treni armati della Regia Marina”, Rivista marittima, Roma, 2002.

Mario Pietrangeli, Le ferrovie militarizzate, i treni armati, i treni ospedale nella prima e seconda guerra mondiale 1915-1945, CESTUDEC, 2012.

Virginio Trucco, I treni armati della Regia Marina, in La Tecnica professionale, n. 7-8 /Luglio - Agosto 2013.

Simone Rosa, I Treni Armati Italiani. Sviluppo ed impiego delle corazzate ferroviarie dalle origini al 1945. Milano, 2016.

Giuseppe Longo, Pagine sul secondo conflitto mondiale in Sicilia e nel distretto di Termini Imerese, I.S.S.P.E. 2022. Seconda edizione.

Michele Antonilli, Mario Pietrangeli, “Il ruolo delle ferrovie nella seconda guerra mondiale”, Amarganta, 2022.

Lorenzo Bovi, Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata, Edizioni Ardite 2022.

Giuseppe Longo 2023, Il Treno armato antinave di Termini Imerese (T.A. IV 152/1/T). Analisi di un convoglio, Cefalunews, 6 aprile.

Giuseppe Longo 2025, Il Treno Armato di Termini Imerese e i loro comandanti - negli anni 1940 e 1943, MadonieLive, 1 luglio.

Giuseppe Longo 2026, Il T.A. IV 152/2/T di Carini, identico al T.A. IV 152/1/T di Termini Imerese, Giornale del Mediterraneo, 14 marzo.

https://treniarmati.blogspot.com/ 

Foto di copertina: Interpretazione grafica di un carro pianale tipo “P” a sponde basse armato con mitragliatrice da 20 mm. Oerlikon o Breda 37, come quello inserito nel convoglio del treno armato a Licata sul molo. Il carro sembra pitturato in “grigio chiaro”, forse per confonderlo col cemento del molo, ma potrebbe essere anche un colore “azzurro chiaro” visto in altri carri pianale. © 2022 Lorenzo Bovi. Fotografia e didascalia tratta dal libro: “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata.  Per gentile concessione di Lorenzo Bovi.

Foto a corredo dell’articolo: Torre da 152/40 di un treno armato della Regia Marina. Ph. da www.modellismopiu.it

Giuseppe Longo

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sabato 25 luglio 2026

T.A. IV 76/2/T di Licata, originato dal T.A. da 152 mm. alle dipendenze di Taranto

Giornale del Mediterraneo, 25 luglio 2026

Il T.A. IV 76/2/T fu un treno classificabile di “3° tipo” e venne mobilitato negli ultimi mesi del 1941. Nel novembre dello stesso anno lo Stato Maggiore della Regia Marina, considerando la scarsa efficacia dei pezzi da 76 mm. contro i nuovi velivoli, più veloci, che attaccavano a bassa quota, decise di sostituire i carri con i pezzi da 76 (che costituivano la difesa antiaerea dei treni di calibro maggiore), con carri muniti di mitragliera Isotta Fraschini da 20 mm o Oerlikon del medesimo calibro.

Pertanto, con gli otto pezzi recuperati, furono costituiti due nuovi treni: il T.A. IV 76/2/T e il T.A. IV 76/3/T, con il compito di difesa contraerea, antinave e antisbarco. Entrambi vennero impiegati in Sicilia, rispettivamente a Licata (AG) e a Mazara del Vallo (TP). C’è da puntualizzare che più che treni armati, i T.A. 76/2/T e 76/3/T, furono delle vere e proprie batterie di spostamento con una sola locomotiva.

Il T.A. IV 76/2/T era posto al comando del Cap. Art. Armando Pietroni, e il suo Ufficiale in seconda, fu il Tenente Augusto Frassinetti (1). In merito al Treno di Licata, scrive il T.V. (CS) Ottorino Miozzi (2) nel suo: “La difesa mobile del Litorale”:

[…] Nel novembre dello stesso anno i due cannoni da 76/40 c.a. dei quattro T.A. da 152 di Taranto (N.d.r. logisticamente dipendenti da Taranto (3) ma stanziati in Sicilia) vennero sostituiti con impianti binati di mitragliere da 20/65 Isotta Fraschini e con gli otto pezzi così recuperati vennero istituiti due nuovi treni armati: il “T.A. IV 76/2/T” e il T.A. “IV 76/3/T”, ciascuno con quattro bocche da fuoco sistemate su due carri pianali, denominati 1a e 2a Sezione c.a. e due mitragliere Breda Mod. 35, cal. 20/65, venendo dislocati rispettivamente a Licata (Agrigento) ed a Mazara del Vallo (Trapani) in funzione antinave e contraerea. L’impiego e la dipendenza  operativa di questi treni, a causa delle continue e pressanti richieste di intervento fatte dai locali comandi DICAT, venne disciplinata dall’Ufficio del Capo di Stato Maggiore della Marina che, con Fg. N.64415 del 12 novembre 1941, confermando che la principale funzione dei T.A. era, e rimaneva, quella antinave, dispose che solo in caso di attacchi aerei notturni una sezione del treno, rimanendo l’altra per la difesa contraerea del treno stesso, dovesse considerarsi inserita nella più vasta organizzazione generale dei Comandi DICAT locali, esclusa naturalmente la sezione delle armi da 20 mm. che rimaneva affidata, in ogni circostanza, al comando del treno per la sua difesa ravvicinata. Di conseguenza una sezione contraerea da 76/40 del treno armato venne dislocata, dal tramonto all’alba, in una posizione preventivamente indicata dal Comando DICAT al fine del miglioramento difensivo dell’intero settore dipendente. Su ogni treno venne installata una nuova e più potente stazione radiotelegrafica mentre presso le stazioni, sedi di T.A., venne installata una sezione r.t. collegata ai punti fissi di allarme [...].

Il 10 luglio 1943 il T.A. IV 76/2/T operò in supporto al 139° reggimento fanteria della 207a divisione costiera, quest’ultima, impegnata ad affrontare le forze americane sbarcate nella zona di Licata. Tuttavia, il T.A. rimase […] bloccato su di un molo del porto di Licata dalle opere di demolizione messe in atto dai difensori […] (4), divenendo così un facile bersaglio degli attacchi aeronavali nemici. Il T.A. IV 76/2/T, fu reso inutilizzabile a seguito dei bombardamenti avversari.

Convenzionalmente il treno operativo IV 76/2/T comprendeva:

Due locomotive Gr. 740 FS, oppure, due Gr. 735 FS, poste una in testa e l’altra in coda.

Un carro P, modificato, adibito a carro comando e di direzione del tiro.

Due carri Poz muniti da quattro cannoni 76/40 a.a. (due per carro).

Un carro Poz fornito ognuno con due pezzi di mitragliere Isotta Fraschini da 20 mm. a.a.

Due carri per il deposito munizioni (Santabarbara).

Convenzionalmente il treno logistico era costituito:

Da una locomotiva Gr. 740 FS posta in testa al convoglio.

Da un carro tipo FF con funzione di segreteria.

Un carro FF, destinato a cucina e cambusa.

Un carro F, usato come bagagliaio e deposito indumenti.

Due carrozze Cz, per l’alloggio del personale.

Due carri F per il deposito munizioni (Santabarbara).

Un carro F, utilizzato come officina e deposito materiali.

Note:

(1) Lorenzo Bovi, Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata, Edizioni Ardite 2022.

(2) Ottorino Ottone Miozzi, La difesa mobile del litorale, in Bollettino d’Archivio, USMM, 1991.

(3) Gruppo con base logistica a Taranto: T.A. IV 152/1/T, T.A. IV 152/2/T, T.A. IV 152/3/T, T.A. IV 152/4/T, T.A. VI 102/1/T, T.A. VI 76/1/T.

(4) Alberto Santoni, Le operazioni in Sicilia e in Calabria (luglio-settembre 1943), Ufficio Storico Stato Maggiore dell’Esercito, 1989.

Bibliografia e sitografia:

Mario Pietrangeli, Le ferrovie militarizzate, i treni armati, i treni ospedale nella prima e seconda guerra mondiale 1915-1945, CESTUDEC, 2012.

Virginio Trucco, I treni armati della Regia Marina, in La Tecnica professionale, n. 7-8 /Luglio - Agosto 2013.

Simone Rosa, I Treni Armati Italiani. Sviluppo ed impiego delle corazzate ferroviarie dalle origini al 1945. Milano, 2016.

Michele AntonilliMario Pietrangeli, “Il ruolo delle ferrovie nella seconda guerra mondiale”, Amarganta, 2022.

Giuseppe Longo, Pagine sul secondo conflitto mondiale in Sicilia e nel distretto di Termini Imerese, I.S.S.P.E. 2022. Seconda edizione.

https://treniarmati.blogspot.com/ 

Foto di copertina:

Il T.A. IV 76/2/T di Licata fotografato dagli americani sul molo di Levante, dopo il loro arrivo nel porto nel luglio 1943. Ph. da www.historicalab.it

Foto a corredo dell’articolo:

“Il Treno armato di Licata, distrutto al Molo di Levante”. Fotografia e didascalia tratta dal libro: “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata.

Il Treno Armato IV 76/2/T di Licata. Interpretazione grafica di uno dei due Carri Poz con cannoni da 76/40 (76 mm.). © 2022 Lorenzo Bovi. Fotografia e didascalia tratta dal libro: “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata.

Fotografie inserite nel testo, per gentile concessione di Lorenzo Bovi.

Si ringrazia Eduardo Giunta Photographer di Termini Imerese, per le scansioni delle immagini utilizzate per l’articolo.

Giuseppe Longo

www.gdmed.it

venerdì 24 luglio 2026

Il Treno armato IV 120/4/S da Cogoleto-Genova alla difesa di Catania

Giornale del Mediterraneo, 24 luglio 2026

Il Treno armato (T.A.) IV 120/4/S, fu mobilitato nel 1939, e appartenne al I Gruppo con base logistica a La Spezia e comando operativo a Genova. Era armato con quattro pezzi da 120/45 e due mitragliatrici a. a. Breda Mod. 31, calibro 13,2 mm. Il T.A. si componeva di due locomotive Gr. 740 FS, oppure, da due Gr. 735 FS, poste una in testa e l’altra in coda.

Il convoglio in assetto di guerra comprendeva:

quattro carri Poz, armati con pezzi da 120/45 antinave;

un carro P, munito da due mitragliatrici Breda 31;

un carro di tipo P modificato, adibito a carro comando e direzione del tiro;

un carro F, per il deposito munizioni (Santabarbara).  

Il treno logistico era costituito:

da un carro tipo FF con funzione di segreteria;

un carro FF, destinato a cucina e cambusa;

un carro F, usato come bagagliaio e deposito indumenti;

una carrozza Cz, per l’alloggio del personale;

un carro F per il deposito munizioni (Santabarbara);

un carro F, utilizzato come officina e deposito materiali.

Come per gli altri treni di 1° tipo, il treno armato IV 120/4/S, alla data del 10 giugno 1940, fu reso operativo e svolse il suo compito di difesa nella tratta Cogoleto-Genova (con sede a Cogoleto), e posto al comando del Tenente di Vascello Angelo Violi. Dopo l’armistizio con la Francia, allo scopo di rafforzare le difese della Sicilia, il treno fu trasferito da Cogoleto a Catania (1) passando così al II Gruppo con base logistica a Taranto e comando operativo a Palermo. Pertanto, il T.A. IV 120/4/S con funzione antinave per tratti brevi, fu posto sotto la direzione del Tenente di Vascello Giorgio Cabrini (2). Sulla presenza del T.A. IV 120/4/S in Sicilia, in data 30 giugno 1943, con dipendenza del Comando difesa Porto “E” di Catania, lo storico Alberto Santoni (1936 - 2013) ce ne dà un’ulteriore conferma nel suo libro, “Le operazioni in Sicilia e in Calabria - (luglio-settembre 1943)”:

[…] Dal foglio 15709/op del Comando Supremo datato 30 giugno 1943 risulta che i treni armati della Regia Marina in Sicilia erano i seguenti otto: 120-IV-S a Catania, 102-I-T a Targia (Siracusa), 76-II-T a Licata, 120-III-S a Porto Empedocle, 76-III-T a Mazara del Vallo, 152-II-T a Carini, 152-I-T a Termini Imerese […].

E ancora:

[…] Di fronte a questa modesta forza britannica la cosiddetta Difesa Porto “E” di Catania, agli ordini del Gen. Passalacqua, poteva contare su sette gruppi di capisaldi e disponeva dei seguenti reparti: 434° e 477° btg. costieri, 105a cp. mortai da 81, 26a btr. da 75/27 su quattro pezzi, 483a btr. Milmart da 76/40 su quattro pezzi, treno armato della Marina 120-IV-S (4 cannoni da 120/45 e 4 mitragliere da 20 mm.), 311° nucleo Carabinieri, 1345a autosezione leggera, 130a sezione fotoelettriche da 60, 29° reparto Milizia portuale, 300 tra finanzieri e personale antisabotaggio della polizia e una cp. deposito del 4° rgt. ftr. Le artiglierie fisse erano completate da un cannone, da 305/17 della 276a  btr., eliminata dai paracadutisti inglesi alle primissime ore del 14 luglio, e dalle batterie 162a e 165a da 149/35 con otto pezzi, prese poi di mira dal bombardamento navale […].

In merito alla disposizione organico/logistica delle formazioni militari, agli ordini del Gen. Azzo Passalacqua (1885 - 1967), costituente la Difesa Porto “E”, ci siamo rivolti al Ricercatore Storico Militare Michele Nigro (3) per conoscere l’attività svolta in tale ambito dalla Regia Guardia di Finanza.

Lo stesso autore ci conferma quanto segue:

«Già a partire dall'ottobre del 1933, sottufficiali e graduati del Corpo furono avviati alla frequenza di corsi sulla difesa costiera diretti da ufficiali di fanteria del Regio esercito. Oltre alla parte teorica, i militari parteciparono ad esercitazioni tattiche, notturne ed a fuoco, svolte presso il poligono di S. Giuseppe all'Arena. Con lo scoppio della guerra, il Circolo di Catania venne inserito nel dispositivo di difesa costiera passando alle dipendenze della Zona militare di Catania.

I reparti della Finanza concorsero, pertanto, alla citata attività fornendo personale da impiegare nelle operazioni di avvistamento e cattura dei nuclei paracadutisti nemici (NAP) ed al presidio di opere stradali e ferroviarie. Gli organici forniti alla sede di Catania furono pari a circa 120 unità, affiancate da un paio di imbarcazioni utilizzate, tra l'altro, per la vigilanza delle coste prospicienti la cittadina».

Nel corso dell’Operazione Husky (10 luglio-17 agosto 1943), il T.A. IV 120/4/S venne distrutto a Catania, durante un bombardamento.

Note:

(1) Giuseppe Longo 2026, Il Treno armato di Porto Empedocle (VI 76/1/T) insieme alla DICAT, a protezione antiaerea della città portuale siciliana, Giornale del Mediterraneo, 19 marzo.

(2) Comandato dal Tenente di Vascello (cpl) Giorgio Calzini, secondo quanto riportato in Treni armati in Sicilia”. Edizioni Ardite 2022.

(3) Sottotenente in congedo della Guardia di Finanza, è nato e vive a Palermo. Nel corso della carriera ha ricoperto incarichi operativi vari a Trieste e presso i locali Comandi della ex 13ª Legione e Regionale Sicilia. Nel corso dell’anno 2019 è stato insignito del titolo di “Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana”. Riveste, in atto, la carica di Consigliere della Sezione A.N.F.I. (Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia) di Palermo ed è socio della Sezione ANMI cittadina. Ha pubblicato, sul sito interno della Guardia di Finanza e sulle riviste del Corpo “Il Finanziere e Fiamme Gialle”, vari articoli sulla costituzione e sviluppo di alcuni reparti con sede a Palermo e sull’attività della Finanza, in particolare in Sicilia, in diversi periodi storici. Sulla rivista dell’ANMI (Associazione Nazionale Marinai d’Italia) ha recentemente pubblicato la biografia di un marinaio, poi transitato nei ruoli della Regia guardia di finanza, e le peripezie da questi affrontate nel corso della II Guerra Mondiale. È stato curatore e organizzatore di diverse mostre inerenti la Guardia di Finanza, tra le quali: “Le operazioni di soccorso della Guardia di Finanza nella Valle del Belice, gennaio 1968”;  La caserma Cangialosi, 160 anni con la divisa e 64 in grigio verde”; “La Guardia di Finanza dall’Unità d’Italia alla Repubblica”;  Evoluzione storica della Caserma Cangialosi dai primi del ‘900 ad oggi” ed altre di diverso carattere, quali: “La Sicilia dei Russi”, “L’anima dei Corpi”, “Il filo della memoria, dalla Grande Guerra alla Resistenza”, “1915/1918 -Isola delle Femmine non dimentica”, “Mariannina Coffa Caruso 2.0 Resurrection” e “Pace e Sicurezza. Le missioni militari di pace italiane all’estero”. Tra le pubblicazioni ricordiamo: “Sulle tracce dei russi in Sicilia. Cronache ed itinerari dei viaggiatori russi dal ‘700 al ‘900”, “La Sicilia dei Russi”, “La Resistenza e i Siciliani”, “La Guardia di Finanza in Sicilia.250 anni per il bene comune” e “Giuliano, mito o…”. Ha collaborato, quale consulente storico, con gli autori di alcuni libri tra i quali “Duecento anni di Fiamme Gialle all’ombra dell’Etna”, “1943 - Il martirio di un’Isola” e, per ultimo, “Le Fiamme Gialle nella Caserma M.O.V.M. Giuseppe Gangialosi”. Ha curato i testi dei volumi: “La mia vita, le mie battaglie” e “Un segugio a caccia di bionde” di Leonardo Gentile. Ha pubblicato articoli, sempre a carattere storico-militare, su alcuni quotidiani locali e su giornali on line. Possiede una significativa collezione fotografica e documentale sulla Guardia di Finanza e svariate foto su altri corpi armati italiani e stranieri riferibili al loro impiego nei due Conflitti Mondiali. Dal Consolato Russo per la Sicilia e Calabria, ha ricevuto due diversi riconoscimenti; il primo per il contributo fornito al consolidamento dei legami del Sud Italia e la Russia ed il secondo per la consulenza storica sui rapporti e le relazioni intercorse nel tempo tra quel paese e la Sicilia. Da parte dell’Associazione culturale “Suggestioni Mediterranee” ha ricevuto il premio “Siciliani di Pregio”.

Bibliografia e sitografia:

Alberto Santoni, Le operazioni in Sicilia e in Calabria (luglio-settembre 1943), Ufficio Storico Stato Maggiore dell’Esercito, 1989.

Mario Pietrangeli, Le ferrovie militarizzate, i treni armati, i treni ospedale nella prima e seconda guerra mondiale 1915-1945, CESTUDEC, 2012.

Virginio Trucco, I treni armati della Regia Marina, in La Tecnica professionale, n. 7-8 /Luglio - Agosto 2013.

Simone Rosa, I Treni Armati Italiani. Sviluppo ed impiego delle corazzate ferroviarie dalle origini al 1945. Milano, 2016.

Giuseppe Longo 2023, Seconda Guerra Mondiale: Il Treno armato (T.A IV 120/3/S), Cefalunews, 6 giugno.

Lorenzo Bovi, Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata, Edizioni Ardite 2022.

Michele AntonilliMario Pietrangeli, “Il ruolo delle ferrovie nella seconda guerra mondiale”, Amarganta, 2022.

Giuseppe Longo, Pagine sul secondo conflitto mondiale in Sicilia e nel distretto di Termini Imerese, I.S.S.P.E. 2022. Seconda edizione.

Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, I treni armati della Regia Marina e la difesa antiaerea di Porto Empedocle (1940 -1943). Storia Militare n. 357 - giugno 2023.

Giuseppe Longo, Ottantesimo anniversario dello sbarco anglo-americano in Sicilia, “Operazione Husky”, luglio (1943-2023). Conferenza: “Come nella prima, anche nella Seconda Guerra Mondiale furono arruolati i Treni Armati”. Aula Consiliare di Ficarazzi (PA), 24 luglio 2023.

Bibliografia consultata da Michele Nigro:

I. Gibilaro, G. Severino, M. Favetta, Duecento anni di Fiamme Gialle all'ombra dell'Etna - La Caserma Angelo Majorana di Catania, Giuseppe Maimone Editore, Catania, 2010.

Foto di copertina:Uno dei tanti T.A. 120/45 in Liguria”. Fotografia e didascalia tratta dal libro: “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata.

Foto a corredo dell’articolo:Il Treno Armato di Catania potrebbe essere proprio questo che sembra sia stato fotografato tra Catania e Siracusa”. Arch/Foto: Alba Chiara. Fotografia e didascalia tratta dal libro: “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata.

Fotografie inserite nel testo, per gentile concessione di Lorenzo Bovi.

Si ringrazia Eduardo Giunta Photographer di Termini Imerese, per le scansioni delle immagini utilizzate per l’articolo.

Giuseppe Longo

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venerdì 5 giugno 2026

L’epopea dei treni armati ricordata anche nell’Esposizione di Torino del 1928

Giornale del Mediterraneo, 5 giugno 2026

La Spezia - I Treni Armati della Regia Marina furono istituiti nel 1915 per la protezione della costa adriatica, quest’ultima, esposta ai rapidi bombardamenti navali austro-ungarici. I T.A. vennero allestiti dalla Direzione di Artiglieria e Armamenti, nel Regio Arsenale Marittimo della Spezia. Questa Direzione si avvalse di carri ferroviari delle FF.SS. opportunamente modificati e rinforzati, a seconda l’uso di destinazione, e ne realizzò altri ancora per ospitare i cannoni del calibro di 152 mm.

I tipi dei T.A. erano complessivamente tre:

Il Treno armato con quattro cannoni da 152 mm. e due antiaerei da 76 mm., composto da 16 carri ed equipaggiato da 87 persone.

Il Treno armato con quattro cannoni da 120 mm. e due antiaerei da 76 mm., composto da 12 carri ed equipaggiato da 65 persone.

Il Treno armato con otto cannoni antiaerei da 76 mm., composto da 13 carri ed equipaggiato da 75 persone. 

Le buone prove di qualità che fornirono i T.A. durante il periodo bellico 1915-1918, indussero le autorità militari di non accantonarli, anzi, sostanzialmente ne elevarono e ottimizzarono gli standard. Infatti, dal punto di vista dell’armamento, ai T.A. furono aggiunti i nuovi carri - pezzo da 120/45. In realtà, il complesso di fuoco da 120 fu collocato al centro del carro pianale che conteneva i servizi del cannone. Mentre, alle due estremità, erano disposte due tettoie mobili, che a cannone fermo al brandeggio, facevano assumere al veicolo la sembianza di un carro ferroviario da trasporto chiuso.

Sull’onda dell’ampio sostegno e approvazione da parte dei vertici militari, circa la massimizzazione di queste “navi su rotaia”, non mancarono anche le attività di presenziamento e propaganda, che, con forte entusiasmo, si svolsero in occasioni di cerimonie commemorative. Infatti, nell’Esposizione Internazionale di Torino del 1928 (intesa a celebrare il IV centenario di Emanuele Filiberto e per il Decennale della Vittoria), alcuni vagoni del Treno Armato furono posti nel Viale del Valentino, presso il Padiglione della Mostra della Vittoria della Marina. Inoltre, nel Castello del Valentino, situato nell'omonimo Parco, fu allestita la “Mostra Storica Sabauda e della Vittoria” (aprile, ottobre, 1928). Esattamente, la mostra, che occupava tutta un’ala dell’antica residenza sabauda, commemorava i 400 anni dalla nascita di Emanuele Filiberto duca di Savoia (1528 - 1580) e la vittoria italiana nella Prima Guerra Mondiale (1918-1928). La cerimonia commemorativa dei due storici avvenimenti, suscitò un grande apprezzamento generale. Il merito primo e maggiore per l’attuazione di questo grande evento, si ebbe solo grazie all’impulso di Sua Altezza Reale, il Duca d’Aosta (1898-1942), per l'appunto, augusto ideatore e patrocinatore dell’Esposizione (1). La mostra inerente alla Regia Marina comprendeva:

Un Padiglione con esposizione di: Fotografie, bandiere di combattimento, stendardi, quadri, quadri murali, insegne, plastici, raccolta di cimeli, ecc.

Un Piazzale attiguo in cui figuravano:

- Armi e materiale bellico

- La parte centrale, dal vero, del sommergibile Provana

- L’altana su cui era sistemato un apparecchio per ascoltazione aerea

Il Treno Armato  sul viale

I Pontoni armati ed il “MAS” lungo la riva del Po

Il grande proiettore sulle alture opposte al Valentino

La Stazione Radiotelegrafica ultrapotente al Ponte Isabella.

Il Treno Armato sistemato nel Viale del Valentino, attiguo al “Padiglione della Mostra della Vittoria della Marina”, non era disposto nella sua consueta formazione standard. In realtà, il convoglio comprendeva: un solo pezzo di medio calibro e due di piccolo, con funzione antiaerea, e un numero ridotto di vagoni. Tuttavia, il T.A., pur così strutturato, dava comunque l’idea di come fosse composto nel suo complesso, sia per l’armamento e sia per la logistica.

Il treno armato era così ordinato:

1° Carro armato con un cannone navale da 120/45

2° Carro armato con due cannoni antiaerei da 76/30

3° Carro osservatorio per la direzione del tiro

4° Carro Santa Barbara per la conservazione del munizionamento

5° Carro cucina per l’equipaggio

6° Carrozze alloggio per gli ufficiali

7° Carrozze alloggio per l’equipaggio.

In relazione alla mostra torinese, scrive Franco Rebagliati (2) […] Nell’ottobre 1928 ha luogo a Torino l’esposizione dedicata al decennale della Vittoria: l’area occupa quasi mezzo milione di mq. al Parco del Valentino e ospita al suo interno una sessantina di costruzioni. La Mostra della Vittoria è un complesso grandioso, informa il mensile  del Touring Club Italiano e “la gente guarda ammirata e commossa davanti a quella realtà eroica …”. Alla Regia Marina è dedicata un’ampia sezione, si vedono i marinai al posto di combattimento: la vedetta, il timoniere, il cannoniere, ecc. Tra i quadri dimostrativi d’effetto quello che rappresenta il salvataggio dell’esercito Serbo compiuto dalla Marina italiana (3). Fuori, sul viale, è visitabile il treno armato che ha già circolato per le vie di Torino, suscitando gran curiosità e sul quale sono installati i pezzi da 120 antinave e da 76 contraerei. Per l’occasione, l’Ufficio Storico cura la stampa di una serie  di cartoline illustrate rievocative. La collezione completa dedicata a “La guerra marittima”, è composta di 83 soggetti e posta in vendita al prezzo di sette lire presso il Padiglione dell’Esposizione. Il ricavato netto delle vendite è destinato a favore dell’Istituto Principe di Piemonte che accoglie gli orfani dei marinai […].

Infine, a conclusione di questo articolo, mi sono avvalso della consulenza dello storico navale Virginio Trucco (4), soprattutto, in merito alla descrizione del T.A. mostrato sul viale del Valentino, immortalato in tre bellissime rappresentazioni fotografiche.

Il treno armato della Regia Marina all’Esposizione del 1928

Terminata la Prima Guerra Mondiale, non sussistendo la necessità di difesa costiera i treni armati della Regia Marina furono smobilitati, alcuni furono smontati ed il materiale ferroviario restituito alle Ferrovie dello Stato, altri, furono posti in posizione di riserva. Visto il risultato positivo ottenuto dai treni, lo Stato Maggiore avviò uno studio per affidare la difesa delle coste ai treni armati. Lo studio prese in considerazione tutte le linee ferroviarie della penisola, con particolare attenzione ai pesi sostenibili e alla velocità delle linee. Allo scopo di permettere al treno di percorrere il maggior numero di linee ad una  velocità elevata. L’Ufficio Studi della Marina, ideò un nuovo carro per il cannone da 120mm. 

Il carro a pianale era dotato di un solo pezzo da 120mm scudato (anziché due) posto al centro, mentre alle due estremità furono costruite due garitte, una con la funzione di riservetta per i colpi di pronto impiego, ed una da utilizzare come riparo per i serventi del pezzo durante i trasferimenti, al fine di un più rapido dispiegamento. Una delle garitte (molto probabilmente quella destinata al riparo dei serventi) aveva la parte superiore dei lati abbattibile, al fine di permettere al cannone di poter essere brandeggiato dalla posizione di marcia (parallela all’asse del carro), nella posizione di fuoco, (trasversale all’asse del treno).

Il nuovo treno, fu presentato al pubblico durante l’esposizione tenutasi a Torino nel 1928. Di questa esposizione abbiamo tre foto.

Nella prima foto, il treno è in ordine di marcia, con il pezzo da 120mm brandeggiato  longitudinalmente, mentre dietro  si vede il carro con i pezzi da 76mm, i carri adibiti a depositi e le vetture utilizzate per l’alloggio dell’equipaggio del treno.

Nella seconda foto, vediamo che i primi due carri del treno (uno con un pezzo da 120mm e uno con i pezzi da 76mm), sono stati accessoriati con appositi gradini, per permettere l’accesso da parte dei visitatori ed in attesa di questi, un marinaio con compiti di cicerone. Mentre il resto del treno rimane coperto dalla vegetazione.

Nella terza vediamo il treno pronto per il fuoco, con in primo piano il carro armato con i pezzi da 76mm antiaerei e una parte dei serventi schierati, con un sottufficiale, probabilmente il responsabile del carro, ed in secondo piano il nuovo carro con il pezzo da 120mm brandeggiato in posizione di fuoco.

Su questo treno è presente un interessante filmato di circa 2 minuti negli archivi dell’Istituto Luce, dove è ripreso il trasferimento del treno, verso il luogo dell’Esposizione, mentre attraversa le vie di Torino con personale del Genio ferrovieri che provvede a stendergli davanti campate di binario (“YouTube Treno blindato a Torino”). 

Note:

(1) […] Il piano totale dell’Esposizione occupa un’area di quasi mezzo milione di mq., e comprende una sessantina di costruzioni tra grandi medie e piccine. Edifici colossali come i padiglioni della Chimica (mq. 10.000). della Moda e dei Festeggiamenti, dell’Agricoltura, dell’Alimentazione, dell’Opera Nazionale Combattenti, della Marina, dell’Aeronautica, e quelli che costituiscono tutta quanta  la Mostra Coloniale. Edifici medi, come la Mostra dei Sindacati Fascisti, le Mostre del Freddo, del Marmo e la Casa degli Architetti, la costruzione rusticana della Caccia e Pesca, il Padiglione della Cooperazione Mutualità e Previdenza, il Padiglione Futurista, quelli dell’Alleanza Cooperativa, della Bottega del Vino, delle Industrie Minerarie e ceramiche, del Governatorato di Roma con la Mostra del Giardinaggio. Edifici minori e talora minuscoli, come i dieci dell’Artigianato, i Padiglioni della Montecatini, della Società Italo-Americana del Petrolio, dei Vetrai, della Lavanda, della Croce Rossa, delle Piccole Industrie, ecc. […]. Dal Mensile del Touring Club Italiano.

(2) Franco Rebagliati, I treni armati della R. Marina in Liguria (1940-1945), Alzani Editore, 2004.

(3) Giuseppe Longo 2016, Prima Guerra Mondiale: il salvataggio dell’esercito serbo, Cefalunews, 29 febbraio.

(4) Virginio Trucco è nato a Roma, ha frequentato l’Istituto Tecnico Nautico “Marcantonio Colonna”, conseguendo il Diploma di Aspirante al comando di navi della Marina Mercantile. Nel 1979,frequenta il corso AUC (Allievo Ufficiale di Complemento) presso l’Accademia Navale di Livorno, prestando servizio come Ufficiale dal 1979 al 1981. Già dipendente di Trenitalia S.p.A. lo storico navale Virginio Trucco è membro dell’Associazione Culturale BETASOM (www.betasom.it).

Bibliografia e sitografia:

Paolo Giordani, I treni armati dell'Adriatico, La Lettura, 1º agosto 1917.

Nicola Pignato, I treni armati della Regia Marina, Storia Militare, n. 14, novembre 1994.

Virginio Trucco, I treni armati della Regia Marina, in La Tecnica professionale, n. 7-8 /Luglio - Agosto 2013.

Giuseppe Longo 2021, Prima Guerra Mondiale. I marinai italiani sulla costa adriatica: l’approdo dei Treni Armati, Cefalunews, 8 dicembre.

Giuseppe Longo, Il Treno Armato di Termini Imerese nel contesto della difesa costiera siciliana, in Pagine sul secondo conflitto mondiale in Sicilia e nel distretto di Termini Imerese, Istituto siciliano studi politici ed economici, 2022.

https://www.difesa.it/ 

Video - Un treno blindato all'Esposizione di Torino:https://patrimonio.archivioluce.com/luce-web/detail/IL5000047400/2/un-treno-blindato-all-esposizione-torino.html?startPage=0&jsonVal={%22jsonVal%22:{%22query%22:[%22esposizione%20torino%201928%22],%22fieldDate%22:%22dataNormal%22,%22_perPage%22:20}}

https://treniarmati.blogspot.com/ 

Foto di copertina:  La Domenica del Corriere, 13-20 maggio 1917. Disegno di Achille Beltrame (1871 - 1945. “L’opera vigile dei marinai italiani sulla costa adriatica: un treno armato fa fallire un tentativo di incursione aerea”.

Foto a corredo dell’articolo:

Locandina pubblicitaria: Torino 1928 IV Centenario di Emanuele Filiberto e X Anniversario della Vittoria. padiglione espositivo con ciminiere. Manifesto pubblicitario ca 1927/07/01 - ante 1928/01/20. Attribuzioni: Colmo Eugenio Detto Golia (1885/ 1967). Museo Nazionale Collezione Salce. https://catalogo.beniculturali.it/ 

Torino - Treno armato della Regia Marina sul Viale dei Sospiri, anno, 1928.

Torino, Treno armato. Esposizione Torino, anno, 1928.

Treno armato della Marina Militare, Torino, Piemonte, Italia 1928. Alamy, www.alamy.it.

Giuseppe Longo

www.gdmed.it 


Il T.A. VI 102/1/T di Siracusa con funzioni tattiche d’armamento differenti, un vero unicum in Sicilia

Giornale del Mediterraneo , 22 agosto 2026 Il 1° luglio 1943 MARIMOBIL 2, in Sicilia, disponeva di ben 10 treni armati, assegnati geografica...