lunedì 20 aprile 2026

1940. L'intervento del Treno Armato 120/II/S nella riviera ligure: obiettivo, Forte Cap Martin, e il ricordo del T.V. Giovanni Ingrao

Giornale del Mediterraneo, 20 aprile 2026

Il Treno armato IV 120/II/S appartenne alla classe di “I tipo” e fu mobilitato nel 1939. Alla data del 10 giugno 1940 venne inserito nel I Gruppo T.A. (Gruppo con base logistica a La Spezia e con il comando operativo a Genova) e svolse il suo compito di sorveglianza nella tratta Savona - Albenga. Il T.A. 120/II/S comandato dal Tenente di vascello Giovanni Ingrao (1895 - 1940), era equipaggiato con quattro pezzi da 120/45 antinave e due mitragliere da 13,2 mm. a.a. Nell’ambito della battaglia delle Alpi Occidentali (10-25 giugno 1940), il suddetto treno fu messo a disposizione del comando del XV Corpo d'Armata per sostenere l’azione di attacco della Divisione di fanteria Cosseria che avanzava verso Mentone. Infatti, il 22 giugno il T.A. 120/II/S ricevette l’ordine di portarsi a Ventimiglia e da lì proseguire verso Ponte San Luigi. Lo scopo della missione era di neutralizzare le batterie francesi di Cap Martin.

Il treno, prese posizione nel tratto del binario posto tra le due gallerie della penisola di Capo Mortola, dopo la galleria Hambury, quest’ultima, situata al di sotto dell’omonimo giardino botanico. Il convoglio, interamente allo scoperto su quel tracciato ferroviario, fu preso di mira sia dall’artiglieria fissa di Forte Cap Martin e sia da quella mobile. In realtà, sotto il fuoco impreciso dell’avversario, i serventi della Regia Marina, iniziarono un violento cannoneggiamento di controbatteria durato circa mezz’ora. Poi, il T.A. (formato da quattro carri Poz da 120/45, dal carro comando, dal carro “Santa Barbara” e da due locomotive, una in testa e l’altra in coda), colpito dai frammenti delle granate (soprattutto il carro della centrale tiro), per non rischiare di essere ulteriormente raggiunto da altri proietti, abbandonò la postazione e dovette ripararsi all’interno della galleria. Ricevuti nuovi ordini da parte del XV Corpo d’Armata (le disposizioni ammonivano perentoriamente il necessario intervento del T.A. e il prosieguo dell’azione ad ogni costo), il treno, una volta ripristinato, uscì dal tunnel e riprese il combattimento. Tuttavia, i carri del convoglio, questa volta inquadrati dall’artiglieria francese, furono oggetto da tiri più insidiosi. Tanto è vero, che una delle esplosioni causò lo spostamento di uno dei carri batteria, il quale, con il pezzo già brandeggiato, andò a incastrarsi nella sporgenza del muro posto a monte. Quindi, il T.A. si trovò impossibilitato a muoversi, e continuò ad essere un facile bersaglio per l’artiglieria nemica.

Il comandante, per evitare il peggio, dopo aver ordinato al personale del treno di mettersi al coperto, si apprestò insieme ad alcuni volontari a sganciare dalla colonna il carro munizioni per ricoverarlo in galleria. Purtroppo, a fine manovra il T.V. Ingrao, fu colpito in pieno da una granata, e insieme a lui perirono anche otto marinai, mentre, altri quattordici rimasero feriti (1). Intanto, dopo vari tentativi dei marinai per disincastrare il carro batteria, il treno, posto sotto un violento fuoco avversario, dopo circa un’ora e mezza di lavoro, finalmente fu in grado di indietreggiare verso la galleria e mettersi al riparo. 

L’azione eroica di questi uomini, permise di evitare che i tiri francesi colpissero il carro Santabarbara. Difatti, la detonazione del carro portamunizioni, avrebbe causato la distruzione del convoglio, della maggior parte dell’equipaggio, e in larga misura del tratto ferroviario.

Il giorno successivo il T.A. sebbene gravemente danneggiato, venne ugualmente recuperato, e sotto la direzione del comandante in seconda, il sottotenente di vascello Osvaldo Magagnini, coadiuvato dal sottotenente del Corpo Regi Equipaggi Marittimi (C.R.E.M.) Bacchini, rientrò ad Albenga. E sempre il giorno 23, ad appoggiare la difficoltosa avanzata della Cosseria, furono impiegati contro le artiglierie francesi, altri due treni armati: il T.A. IV 120/I/S (con pezzi di 120/45 antinave e due mitragliatrici da 13,2 mm a.a.) e il T.A. IV 152/V/S (con pezzi da 152/40 antinave e due mitragliere da 13,2 mm a.a.), ambedue i treni non subirono danni durante il combattimento.  

Al T.V. Giovanni Ingrao per il suo comportamento eroico gli fu conferita la Medaglia d’oro alla memoria, mentre al resto dell’equipaggio, compreso il personale FF.SS. furono assegnate 13 medaglie d’argento, 22 di bronzo e 55 croci di guerra. Chiaramente, da come si evince dalle onorificenze concesse, il Treno Armato 120/II/S fu il più decorato del secondo conflitto mondiale. Nel novembre del 1940, il Treno Armato 120/II/S grazie alla sostituzione dei due pezzi contraerei da 76/40 con mitragliere Breda da 20 mm. furono costituiti ex novo, altri due treni, denominati 76/2/T e 76/3/T i quali vennero trasferiti in Sicilia, precisamente a Licata e Mazara del Vallo, ambedue, incaricati alla difesa antinave e antiaerea.


Nota:

(1) L’azione del comandante Ingrao. A cura dello storico navale Virginio Trucco.

«Il 22 giugno 1940, il treno armato da 120, con sede ad Albenga, riceve l’ordine di portarsi a Ventimiglia e di mettersi a disposizione del comando del XV Corpo d’Armata, per appoggiare l’avanzata delle fanterie verso il territorio francese. Il treno prende posizione appena fuori dalla galleria Hambury e apre il fuoco contro le postazioni francesi di Cap Martin, in mezz’ora spara 232 colpi, poi, inquadrato dal fuoco nemico, si ritira nella galleria. Nel pomeriggio ricevuto l’ordine di riprendere il bombardamento, esce dalla galleria verso le 14.00, ma viene subito inquadrato dalle batterie nemiche, mentre l’equipaggio si appresta a metterlo in posizione di fuoco. Una salva nemica colpisce il muraglione di contenimento sopra il convoglio, che provoca la caduta di massi e un pezzo rimane incastrato.

Il treno, impossibilitato a muoversi, continua a essere bersagliato dalle granate, il comandante del convoglio. Il T.V. Ingrao, ordina al personale di ripararsi in galleria, mentre con cinque volontari si adopera per sganciare il carro Santabarbara dalla parte del convoglio bloccato, al fine che la seconda locomotiva in servizio al treno, possa portarla al coperto in galleria. Purtroppo, finita la manovra di sgancio, i sei uomini vengono colpiti da una granata. Solo dopo un’ora e mezza di tentativi, sotto il fuoco nemico, il treno può retrocedere in galleria, l’azione causa 9 caduti e 14 feriti. Al Tenente di vascello Ingrao, viene concessa la medaglia d’oro alla memoria, mentre al resto dell’equipaggio, compreso il personale FF.SS. 13 medaglie d’argento, 22 di bronzo e 55 croci di guerra, il personale FF.SS., accorso in soccorso del convoglio, viene segnalato all’autorità militare e citato all’ordine del giorno, con registrazione nelle proprie pratiche personali».

Virginio Trucco è nato a Roma, ha frequentato l’Istituto Tecnico Nautico “Marcantonio Colonna”, conseguendo il Diploma di Aspirante al comando di navi della Marina Mercantile. Nel 1979,frequenta il corso AUC (Allievo Ufficiale di Complemento) presso l’Accademia Navale di Livorno, prestando servizio come Ufficiale dal 1979 al 1981. Già dipendente di Trenitalia S.p.A. lo storico navale Virginio Trucco è membro dell’Associazione Culturale BETASOM (www.betasom.it).

Onorificenza al T.V. Ingrao - Le principali fonti

Ingrao Giovanni

(Ingegnere)

Nato il 16 novembre 1895 e morto il 22 giugno 1940.

Volontario fuochista nella R. Marina dall'ottobre 1915, nel 1919 conseguì la nomina a sottotenente di vascello e, posto in congedo, riprese gli studi interrotti laureandosi in ingegneria industriale presso il Politecnico di Milano.

Nel 1930 fu promosso tenente di vascello nella riserva di complemento. Richiamato in servizio nel 1939 e destinato alla base di La Spezia, ebbe il comando di uno di quei treni che montavano i grossi calibri e controllavano le coste.

Cadde in un'azione di guerra sulla costa ligure, meritando la medaglia d'oro al valor militare. Attento studioso, era noto negli ambienti scientifici, anche internazionali, come direttore dell'Osservatorio di geofisica di Pavia e come insegnante nell'Istituto di geofisica della stessa Comune. E' ricordato nella stele del Giardino inglese, eretta a cura dell' Istituto del Nastro Azzurro ai caduti di Palermo e provincia.

www.comune.palermo.it

Giovanni INGRAO

Tenente di vascello

Medaglia d'oro al Valor Militare alla memoria

Al comando di un treno armato impiegato allo scoperto per tutto il mattino del giorno 22 giugno, in prolungata ed intensa azione di fuoco, dava brillante prova di perizia e di sereno ardimento ed otteneva con tiro insistente e preciso, evidenti risultati su formidabili postazioni fisse del nemico. Per appoggiare in modo efficace l'avanzata delle truppe operanti, nel pomeriggio riconduceva con fredda determinazione in località esposta il treno, subito individuato dal nemico e battuto da preciso tiro distruttivo. Dopo aver tentato invano di ricoverare in galleria il treno seriamente colpito, trascinava, votando a sicuro sacrificio la sua esistenza, un pugno di animosi a distaccare, sotto violentissimo bombardamento, la Santa Barbara dagli altri carri, onde evitare la distruzione degli uomini, del materiale e della linea.

Immolava nella generosa e ben riuscita impresa, la sua vita alla Patria, lasciando di sé esempio fulgido e fecondo di sublimi virtù militari

Costa Ligure, 22 giugno 1940

Nacque a Palermo il 16 novembre 1895. Volontario Fuochista nella Regia Marina dall'ottobre 1915, nel gennaio 1918 conseguì la nomina a Guardiamarina di complemento. Posto in congedo nel 1919 nel grado di Sottotenente di Vascello, proseguì gli studi interrotti durante il conflitto, laureandosi in Ingegneria industriale presso il Politecnico di Milano. Nel 1930 conseguì la promozione a Tenente di Vascello nella riserva di complemento e nel settembre 1935, per eccezionali esigenze, fu richiamato in servizio e destinato nella Base di Lero, da dove si congedò nel novembre 1937.
Nuovamente richiamato in servizio nell'agosto del 1939 e destinato alla Base di La Spezia, ebbe il comando di un treno armato con il quale, il mattino del 22 giugno 1940, operò in appoggio alle truppe italiane operanti sul fronte francese, dirigendo il fuoco delle armi di bordo sulle postazioni difensive francesi di confine. Contrastato dai grossi calibri francesi che colpirono il deposito munizioni del treno, perì nell'esplosione che seguì. Fecondo studioso, era ben noto negli ambienti scientifici, anche internazionali, come Direttore dell'Osservatorio di Geofisica di Pavia e come insegnante nell'Istituto di Geofisica della stessa città.

www.marina.difesa.it

INGRAO Giovanni

Luogo di nascita: Palermo (PA)

Medaglia d'oro al valor militare

Tenente di Vascello di cpl. M.M. Al comando di un Treno Armato

Data del conferimento: 19/07/1940

Al comando di un treno armato impiegato allo scoperto, per tutto il mattino del 22 giugno, in prolungata ed intensa azione di fuoco, dava brillante prova di perizia e di sereno ardimento ed otteneva con tiro insistente e preciso, evidenti risultati su formidabili postazioni fisse del nemico. Per appoggiare in modo efficace l’avanzata delle truppe operanti, nel pomeriggio riconduceva con fredda determinazione in località esposta il treno, subito individuato dal nemico e battuto da preciso tiro distruttivo. Dopo aver tentato invano di ricoverare in galleria il treno seriamente colpito, trascinava, votando a sicuro sacrificio la sua esistenza, un pugno di animosi a distaccare, sotto violentissimo bombardamento, la “Santa Barbara” dagli altri carri, onde evitare la distruzione degli uomini, del materiale e della linea. Immolava, nella generosa e ben riuscita impresa, la sua vita alla Patria, lasciando di sé esempio fulgido e fecondo di sublimi virtù militari. Costa Ligure, 22 giugno 1940.

La data del decreto è in corso di verifica

www.quirinale.it

Infine, a Palermo, il Tenente di vascello Giovanni Ingrao è ricordato, oltre ad una via a lui intitolata (nel quartiere Politeama - Libertà Bassa), anche nella stele collocata all’interno del Giardino Inglese, eretta a cura dell'Istituto del Nastro Azzurro ai caduti di Palermo e provincia.

Foto di copertina: Il TA 120/II/S con tutto l'equipaggio, compresi i macchinisti delle FS. La foto è di Carlo Fiorellino che gentilmente ci autorizza di pubblicarla su questa testata giornalistica. Nell’immagine è indicato con un tratto di colore blu, il nonno materno, Giuseppe Sardi (1906 - 1970), Sottocapo Cannoniere Ordinario. Il Fiorellino puntualizza: «Mio nonno era stato imbarcato anche sul Regio Cacciatorpediniere Borea, e non credo fosse l'unica unità sulla quale abbia prestato servizio. Tuttavia, non conosco purtroppo il nome delle altre navi. Lui apparteneva a quella generazione che ha combattuto o vissuto in prima persona la Seconda Guerra Mondiale, o per meglio dire, dalla guerra d’Etiopia, dell’intervento italiano nella Guerra civile spagnola, e per l’appunto, fino al secondo conflitto mondiale». 

Foto a corredo dell’articolo:

Motivazione della Medaglia di Bronzo, concessa al marinaio Giuseppe Sardi da parte del  - Comando Gruppo Distaccamenti Mobili R. Marina Genova - del 19 Agosto 1940 XVIII - Prot. N. 2134/Z - MARIMOBIL = ALBENGA

Argomento: Decorazione al valor militare. La lusinghiera motivazione è la seguente:

«Destinato ad un treno armato impiegato allo scoperto in prolungata azione di fuoco contro formidabili postazioni fisse nemiche. Dava tutta la sua opera con sereno animo e cosciente coraggio e nella difficile fase finale di ricupero degli elementi del treno stesso e del carro munizioni esposto al preciso tiro di distruzione del nemico, Cooperava a portare a salvamento gente e materiali rimanendo ferito sul luogo stesso ove il suo comandante immolava alla Patria la sua esistenza. Mirabile esempio di sereno coraggio e sprezzo del sicuro pericolo» (Costa Ligure, 22 giugno 1940 - XVIII°) (Determinazione del 3 luglio 1940 XVIII°) - Per gentile concessione di Carlo Fiorellino -

Lapide commemorativa posta all’imbocco della galleria a ricordo degli avvenimenti del 22 giugno 1940 (Archivio D.L.F. Mariani). Fotografia tratta dal bellissimo libro: I treni armati della R. Marina in Liguria (1940-1945).

L’attuale lapide, a ricordo dell’episodio, posta a La Mortola, nelle vicinanze della suddetta Galleria.

Stele collocata all’interno del Giardino Inglese, eretta a cura dell'Istituto del Nastro Azzurro ai caduti di Palermo e provincia. Foto di Michele Nigro, Sottotenente (r.cpl.) della G.d.F. (Ricercatore Storico Militare)

Stele collocata all’interno del Giardino Inglese, eretta a cura dell'Istituto del Nastro Azzurro ai caduti di Palermo e provincia. Foto per gentile concessione del Giornalista Franco Pasanisi.

Bibliografia e sitografia:

Paolo Giordani, I treni armati dell'Adriatico, La Lettura, 1º agosto 1917.

Nicola Pignato, I treni armati della Regia Marina, Storia Militare, n. 14, novembre 1994.

Franco Rebagliati, I treni armati della R. Marina in Liguria (1940-1945), Gruppo Alzani, Pinerolo (TO), 2004.

Nicola Pignato, Duello d'artiglieria al confine francese, Storia Militare, n. 128, maggio 2004.

Mario Pietrangeli, Le ferrovie militarizzate, i treni armati, i treni ospedale nella prima e e seconda guerra mondiale 1915-1945, CESTUDEC, 2012 .

Virginio Trucco, I treni armati della Regia Marina, in La Tecnica professionale, n. 7-8 /Luglio - Agosto 2013.

Giuseppe Longo, Il Treno Armato di Termini Imerese nel contesto della difesa costiera siciliana, in Pagine sul secondo conflitto mondiale in Sicilia e nel distretto di Termini Imerese, Istituto siciliano studi politici ed economici, 2022.

https://treniarmati.blogspot.com/

Giuseppe Longo

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giovedì 19 marzo 2026

Il Treno armato di Porto Empedocle (VI 76/1/T) insieme alla DICAT, a protezione antiaerea della città portuale siciliana

Giornale del Mediterraneo, 19 marzo 2026

Il Treno armato VI 76/1/T fu un treno classificato di 3° tipo; venne mobilitato nel 1939, ed era armato con sei pezzi da 76/40 antiaerei e due mitragliere da 13,2 mm. Alla data del 10 giugno 1940 venne inquadrato nel II Gruppo T.A. (1) e posto al comando del Tenente di vascello Giuseppe Chiale. Il T.A. con sede a Porto Empedocle fu adibito a batteria mobile antiaerea, in collaborazione con la DICAT (Difesa Contraerea Territoriale). 

In realtà, la DICAT, ebbe la responsabilità della difesa terrestre con particolare riguardo alle piazzeforti marittime, alle basi navali militari e al controllo dei punti strategici per eventuali sbarchi nemici, incluse le isole minori (2). Nell’agosto del 1940, in seguito alla variazione introdotta nel contesto militare, dopo l’armistizio con la Francia, furono approntati dei cambiamenti riguardo alla dislocazione dei T.A. Infatti, il Treno Armato IV 120/1/S da Vado Ligure, venne trasferito, prima a Roccella Ionica e poi a Siderno Marina, mentre il T.A. IV 120/4/S fu spostato da Cogoleto a Catania.

Il 1° aprile 1941 il T.A. IV 152/4/T in previsione delle operazioni belliche contro la Iugoslavia, e il conseguente rafforzamento delle coste adriatiche, venne trasferito provvisoriamente a Fano, nelle Marche. Circa i cambiamenti di sede dei T.A. avvenuti nel territorio metropolitano, bisogna puntualizzare che nel maggio del 1941, al fine di consolidare le difese costiere della Sicilia, il T.A. IV 120/3/S (che apparteneva al I Gruppo T.A.), dalla Liguria fu trasferito a Porto Empedocle. Il treno armato in funzione antinave era al comando del Tenente di vascello Giorgio Cabrini (3). Quest’ultimo, decorato con Medaglia di Bronzo al Valor Militare per l’intervento effettuato con il suddetto T.A. in difesa di Genova dall’incursione della flotta francese. Il T.V. Cabrini fu destinato al comando di un altro treno armato di stanza a Catania (il T.A. 120/4/S), al suo posto subentrò il Tenente di vascello Pietro Biaggini).

La presenza del T.A. IV 120/3/S ci viene confermata pure da Alberto Santoni in data 30 giugno 1943 (4). In previsione di una seria e fondata minaccia di invasione della Sicilia da parte degli anglo-americani, MARIMOBIL 2 dispose otto treni armati a difesa dell’isola. Tra questi treni, il T.A. IV 120/3/S fu posto alla direzione dell’Ufficiale Giuseppe Chiale (già comandante del T.A. VI 76/1/T), dopo la promozione a Capitano di corvetta. Mentre, al suo posto venne designato, il Tenente di vascello Giorgio Cabrini.

Il treno VI 76/1/T come avevamo detto, era dotato di sei pezzi da 76/40 a.a. e due mitragliatrici a.a. Breda Mod. 31 da 13,2 mm (poi sostituite da mitragliere da 20 mm). Tuttavia, sin dagli inizi del secondo conflitto mondiale alla stazione ferroviaria empedoclina, oltre al suddetto treno, era presente anche il T.A. IV 152/4/T antinave (5) operativo nella tratta Agrigento - Porto Empedocle, con sede in quest’ultima località, e anch’esso dipendente dal Gruppo con base logistica a Taranto e con il comando operativo a Palermo.

I due T.A. erano stati inviati a Porto Empedocle su proposta di SUPERMARINA, sia per la protezione del rilevante porto e delle navi ivi ormeggiate, e sia per la protezione delle infrastrutture militari da possibili attacchi inglesi data la sua vicinanza da Malta.

Il T.A. VI 76/1/T, rispetto agli altri treni dislocati da MARIMOBIL 2 in Sicilia, esercitò prontamente un maggior volume di fuoco contro il nemico, come si evidenzia dalla relazione a cura del - Distaccamento Mobile R. Marina n. 2 Porto Empedocle - comandato dal Capitano d’Artiglieria Luigi Castellani (6). Infatti, durante le varie incursioni aeree nemiche il T.A. 76 sparò 761 colpi da 76 mm. fra prima e seconda carica e 1385 colpi da 20 mm. A seguito dell’Operazione Husky, i T.A. 76/1/T e 120/3/S vennero resi inutilizzabili per ordine del relativo Comando Marina. 

Note:

(1) Giuseppe Longo 2025, Il Treno Armato di Termini Imerese e i loro comandanti - negli anni 1940 e 1943, MadonieLive, 1 luglio.

(2) Giuseppe Longo 2012, L’epopea della MIL.M.ART durante il secondo conflitto mondiale, MadonieLive, 9 Agosto.

(3) Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, “I treni armati della Regia Marina e la difesa antiaerea di Porto Empedocle (1940 -1943)”. […] Il T.V. Giorgio Cabrini, era stato comandante del T.A. 120/3/S dal 15 aprile 1940 al 2 settembre 1941. Dal 3 settembre 1941 al 31 ottobre 1942 invece aveva preso il comando a Catania di un altro Treno Armato (N.d.r. T.A. 120/4/S). Dal 1° novembre 1942 al 14 luglio 1943 comandò il T.A. 76/1/T di Porto Empedocle [...].

(4) Alberto Santoni, Le operazioni in Sicilia e in Calabria (luglio-settembre 1943), Ufficio Storico Stato Maggiore dell’Esercito, 1989.

(5) Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, I treni armati della Regia Marina e la difesa antiaerea di Porto Empedocle (1940 -1943).

(6) Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, I treni armati della Regia Marina e la difesa antiaerea di Porto Empedocle (1940 -1943).

Bibliografia e sitografia:

Giuseppe Longo 2021, Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale (M.V.S.N.) - Milizia Artiglieria Controaerei, Cefalunews, 30 marzo.

Giuseppe Longo Seconda Guerra Mondiale. L’ottocentesca galleria dismessa e il Treno Armato della Regia Marina a Termini Imerese. Conferenza: Giardino della Chiesa di Maria SS. Annunziata, 31 agosto 2022.

Lorenzo Bovi, Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata, Edizioni Ardite 2022.

Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, I treni armati della Regia Marina e la difesa antiaerea di Porto Empedocle (1940 -1943). Storia Militare n. 357 - giugno 2023.

Giuseppe Longo, Ottantesimo anniversario dello sbarco anglo-americano in Sicilia, “Operazione Husky”, luglio (1943-2023). Conferenza: “Come nella prima, anche nella Seconda Guerra Mondiale furono arruolati i Treni Armati”. Aula Consiliare di Ficarazzi (PA), 24 luglio 2023.

Giuseppe Longo 2026, Il Treno Armato 120/3/S di Porto Empedocle, reduce nel 1940 della difesa del Porto di Genova, Giornale del Mediterraneo, 16 marzo.

https://treniarmati.blogspot.com/ 

La foto a corredo dell’articolo è tratta dal libro: Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata, Edizioni Ardite 2022 a cura di Lorenzo Bovi, Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro.

Porto Empedocle luglio 1943. Il Treno Armato 76/1/T fotografato dagli americani sul Molo di Levante. A destra il carro pianale “P” dove è ben visibile la mitragliera antiaerea “Oerlikon” da 20 mm. Arch/Foto: Signal Corps.

Fotografia per gentile concessione di Armando Donato. Si ringrazia Lorenzo Bovi.

Giuseppe Longo 

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lunedì 16 marzo 2026

Il Treno Armato 120/3/S di Porto Empedocle, reduce nel 1940 della difesa del Porto di Genova

Giornale del Mediterraneo, 16 marzo 2026

Il T.A. IV 120/3/S, classificato treno di 1° tipo, fu mobilitato nel 1939 ed era armato con quattro pezzi da 120/45 antinave e due mitragliatrici antiaeree Breda, Mod. 31 da 13,2 mm. Alla data del 10 giugno 1940 venne inquadrato nel I Gruppo T.A. (1) e posto al comando del T.V. Francesco Tommasi. Il Treno armato operò nella tratta Savona - Albissola, con sede in quest’ultima località.

Il suo battesimo del fuoco avvenne quattro giorni dopo la dichiarazione di guerra dell'Italia alle nazioni di Francia e Gran Bretagna. Infatti, a seguito del bombardamento dei porti di Genova e Savona (nome in codice, Opération Vado), del 14 giugno, per opera della 3ª Squadra della Marine Nationale, il T.A. 120/3/S effettuò una serie di tiri contro la formazione navale francese. Le navi avversarie comandate dall’ammiraglio Émile Duplat (1880 - 1945), partirono da Tolone, la sera del 13 ed erano divisi in tre gruppi:

Il 1° gruppo, formato da due incrociatori e sei cacciatorpediniere che avevano come obiettivo i depositi di carburante di Vado Ligure e le zone industriali di Savona.

Il 2° gruppo, costituito da due incrociatori pesanti e due cacciatorpediniere, con lo scopo di colpire la zona di Genova.

Il 3° gruppo, composto da tre cacciatorpediniere con funzione di appoggio e protezione, seguito da quattro sommergibili che avrebbero dovuto ostacolare un’eventuale azione della flotta italiana.

Tuttavia, sebbene la nostra difesa fosse stata colta di sorpresa, seppe ugualmente reagire con prontezza all’attacco frontale della costa ligure. In realtà, la vedetta della vecchia torpediniera Calatafimi, avvistò alcune unità della flotta francese e diede subito l’allarme. La Regia nave Calatafimi (che si trovava di scorta al Posamine Ausiliario “Elbano Gasperi”), via radio, ordinò al proprio Stato Maggiore di allertare le altre unità di difesa e dichiarare il posto di combattimento generale.

Il T.A. 120/3/S, informato della situazione, venne fuori rapidamente dalla Galleria Castello (2) e aprì il fuoco contro il nemico. Seguirono i simultanei cannoneggiamenti delle batterie costiere da 152 mm. posizionate sulle alture di Genova. Parteciparono pure, ma con scarsi risultati, anche i pontoni armati che erano a difesa del porto del capoluogo ligure, ossia: il P.A. GM - 194 (ex Faà di Bruno), con la sua torre binata da 381/40 e il P.A. GM 269, munito di torre binata da 190 mm.

Intervenne, inoltre, la batteria costiera Giorgio Mameli di Pegli, che fece fuoco, sparando sessantaquattro colpi da 152, e altrettanto fece la batteria AT 171 (contraerea e antinave) di Savona. A quest’azione di contrasto, prese parte, altresì, la 13^ Squadriglia MAS (534,535,538 e 539), che era appena rientrata a Savona dalla navigazione notturna; e la sopraindicata torpediniera Calatafimi. Il regio cacciatorpediniere “Calatafimi”, contraddistinto dalla sigla CM, apparteneva alla classe “Curtatone”, e nella battaglia di Genova (14 giugno 1940) fu il più ardito difensore. Infatti, nonostante la schiacciante superiorità avversaria, ugualmente si diresse alla massima velocità verso la formazione francese, lanciando loro contro quattro siluri. Purtroppo, il Treno armato 120/1/S non poté intervenire durante la battaglia, giacché la linea ferrata era stata danneggiata dalle artiglierie francesi. Tutte le forze di controbatteria italiane contribuirono a far desistere l’avversario, il quale in tutta fretta ripiegò verso il porto di Tolone, sede della flotta francese nel Mediterraneo. Contro il T.A. 120/3/S furono sparati circa una sessantina di colpi da 203 mm. e da 138 mm. per opera di due incrociatori e un cacciatorpediniere.  

Nel maggio del 1941, allo scopo di rafforzare la difesa costiera siciliana, il T.A. 120/3/S fu trasferito a Porto Empedocle, e passò alle dipendenze del II Gruppo T.A. Per il resto del conflitto, il treno armato al comando del T.V. Pietro Biaggini, riprese la sua attività di difesa antinave mobile su tratta breve.

La presenza del T.A. IV 120/3/S a Porto Empedocle in data 30 giugno 1943 ci viene confermata dallo storico Alberto Santoni (1936 - 2013) nel suo “Le operazioni in Sicilia e in Calabria - (luglio-settembre 1943). A seguito dello sbarco in Sicilia, nome in codice “Operazione Husky”, il T.A. 120/3/S fu reso inutilizzabile per ordine del relativo Comando Marina. Il 31 luglio 1943, essendo venuti a mancare tutti i T.A. dislocati in Sicilia, Marina Messina dispose lo scioglimento del Comando Gruppo Distaccamenti Mobili.

Note:

(1) Giuseppe Longo 2020, La storia dei treni armati della Regia Marina, Cefalunews, 28 luglio.

(2) Giuseppe Longo 2018, Il ruolo storico ed “eroico” del Treno Armato di Termini Imerese durante la Seconda Guerra Mondiale (Luglio 1943), Cefalunews, 27 dicembre.

Bibliografia e sitografia:

Virginio Trucco, “I treni armati”, Tecnica Professionale N° 7 Luglio/Agosto 2013.

Lorenzo Bovi, Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata, Edizioni Ardite 2022.

Michele Antonilli, Mario Pietrangeli, “Il ruolo delle ferrovie nella seconda guerra mondiale”, Amarganta, 2022.

Giuseppe Longo 2023, Seconda Guerra Mondiale: Il Treno armato (T.A IV 120/3/S), Cefalunews, 6 giugno.

Giuseppe Longo 2026, Il T.A. IV 152/2/T di Carini, identico al T.A. IV 152/1/T di Termini Imerese, Giornale del Mediterraneo, 14 marzo.

Foto di copertina: Il probabile Treno Armato 120/3/S, mentre in una zona imprecisata si appresta ad aprire il fuoco.

https://treniarmati.blogspot.com

Giuseppe Longo

www.gdmed.it 

domenica 15 marzo 2026

Il ruolo storico ed “eroico” del Treno Armato di Termini Imerese durante la Seconda Guerra Mondiale (Luglio 1943)

Cefalunews 27 dicembre 2018

I treni armati, furono particolari convogli ferroviari utilizzati per la difesa delle coste, dei porti, per il controllo delle linee ferrate e per la difesa dei convogli. Il loro armamento era composto da pezzi di artiglieria e mitragliatrici di piccolo medio e calibro. In Italia, lo sviluppo di questi specifici treni risale alla Prima Guerra Mondiale e furono impiegati per la difesa delle coste adriatiche dal fuoco navale austriaco. 

Nei due conflitti mondiali, i convogli armati parteciparono attivamente alla difesa degli oltre 8000 chilometri di costa, riuscendo il più delle volte a portare a termine il loro compito con esito positivo. 

Agli inizi della Seconda Guerra Mondiale le principali operazioni si svolsero in Liguria, durante le azioni contro le ridotte corazzate francesi che sbarravano la litoranea, nel resto della penisola ed anche in Sicilia, dove peraltro la loro partecipazione alle operazioni di guerra fu limitatissima per il totale controllo del cielo da parte dell’aviazione Alleata.

In realtà, a Termini Imerese fu attivo il Treno Armato (siglato T.A. 152/1/T). Esso era inserito nel quadro del Comando Operativo di Messina Marimobil I, in ausilio alle postazioni militari fisse di difesa costiera del litorale Nord orientale della Sicilia. I pezzi d’artiglieria che armavano il carro ferroviario erano costituiti da due cannoni a duplice uso (antiaereo-antinave dal calibro di 76/40 mm), prodotti dalla Società Ansaldo di Genova. 

I sopraindicati cannoni furono progettati nel 1914 e disponevano di un tiro utile di 5.500m con una gittata massima di 6000m. Tuttavia, i treni armati (e nello specifico quello operante a Termini Imerese, località, dove peraltro quest’anno ricorre il 75° anniversario dei bombardamenti sulla città da parte degli aerei americani) se in specifiche circostanze, fossero stati forniti di una adeguata protezione contraerea, avrebbero costituito certamente una vera e propria minaccia per i piloti avversari.

Pertanto, si viene così a sfatare la leggenda metropolitana che da parecchio tempo circola a Termini Imerese, e che tende a svilire del tutto il ruolo di questa “nave su rotaie”, soprattutto in relazione al bombardamento del Luglio 1943. Si è affermato, infatti, che in tale occasione, il Treno Armato sarebbe stato prontamente nascosto alla vista dei bombardieri, nella vecchia galleria ferroviaria (dismessa e sostituita, agli inizi degli anni ’50 del Novecento, da quella attuale).

Le precisazioni forniteci da Laurent Icardo, invece, dimostrano che non fu, quindi, un atto di codardia degli occupanti del Treno Armato, bensì un atto legato al buon senso, onde preservare la cittadina imerese da ulteriori ripicche e recrudescenze di bombardamenti, da parte delle preponderanti forze aeree alleate. Queste ultime, come ribadisce lo studioso, detenevano ormai il dominio assoluto degli spazi aerei.

Abbiamo chiesto al ricercatore e storico francese, Laurent Icardo (1), di parlarci del ruolo svolto dai Treni armati che operarono in Italia nel contesto della Seconda Guerra Mondiale e, nello specifico, del treno armato (T.A. 152/1/T), a presidio di Termini Imerese.

 

«I treni armati della Regia Marina furono utilizzati sia durante la prima che la seconda guerra mondiale, essenzialmente per la difesa costiera e dei porti. Le principali operazioni dei T.A. durante la seconda guerra mondiale si concentrarono in Liguria, durante le operazioni contro la Francia. Il 14 giugno 1940 il T.A. 120/3/S uscì dalla galleria Castello e tirò 93 granate da 120 mm contro la squadra navale francese uscita da Tolone per bombardare Genova.

Il 22 giugno, nell’ambito della battaglia delle Alpi Occidentali, i treni armati vennero chiamati ad appoggiare le Divisioni “Cosseria” e “Cremona” del Regio Esercito. Il T.A. 120/2/S di Ponte San Luigi si mise in batteria nel tratto di binario di Capo Mortola, all’uscita della galleria Hanbury (sotto gli omonimi giardini in prossimità dal confine), impegnando le formidabili fortificazioni nemiche; si ritirò dopo aver sparato 232 colpi in mezz’ora, quando fu inquadrata dal fuoco degli obici francesi; lo stesso comandante, tenente di vascello Giovanni Ingrao (MOVM alla memoria) cadde con cinque suoi marinai mentre cercava di staccare dal treno immobilizzato il carro santabarbara per metterlo al riparo in galleria; in totale il treno n. 2 perse 8 uomini, oltre a 14 feriti.

Il giorno successivo, 23 giugno, entrarono in azione il T.A. 120/2/S ed il T.A. 120/5/S, che bersagliarono con successo i forti di Cap Martin con rispettivamente 150 e 208 colpi, senza venire inquadrati dal tiro di controbatteria. Cessate le ostilità contro la Francia, in agosto il T.A. 120/1/S fu trasferito in Sicilia ed il T.A. 120/4/S in Calabria; in aprile 1941 il T.A. 152/3/T ed il T.A.152/5/T furono trasferiti nelle Marche, rispettivamente a Porto San Giorgio e Fano. A maggio toccò al T.A. 120/3/S, che da Albisola fu trasferito a Porto Empedocle, ed il T.A. 152/1/T, che da Termini Imerese venne inviato a Metaponto, in Basilicata. Nonostante il trasferimento in Sicilia di 10 unità, la partecipazione dei T.A. alle operazioni di guerra dopo lo sbarco americano, fu limitatissima, in quanto il totale controllo del cielo da parte dell’aviazione Alleata non consentiva l’uscita dei treni dai ricoveri e questi ultimi furono fatti saltare dagli equipaggi durante la ritirata dall’isola».

Nota:

(1) Fin dalla tenera età, questo studioso ha coltivato lo studio della storia militare e, in particolare, delle fortificazioni. Questi studi e ricerche, nel corso tempo lo hanno portato ad interessarsi maggiormente della battaglia delle Alpi Occidentali, ovverosia, l’insieme degli avvenimenti di guerra avvenuti fra il Regno d’Italia e la Francia nel 1940. Il nostro ha proseguito le ricerche del Colonnello Henri Beraud, storico militare, e del suo insegnante, il professore di storia contemporanea Jean Louis Panicacci, addentrandosi e applicandosi profondamente nello studio delle battaglie che furono combattute in Albania, Grecia e Russia (dai quali hanno tratto ispirazione gli scrittori Mario Rigoni Stern e Curzio Malaparte), durante la Seconda Guerra Mondiale, e altresì ha approfondito l’interessantissimo e complesso studio delle armi e delle uniformi e, non ultimo, quello dei Treni Armati della Regia Marina.

Bibliografia e sitografia:

Anel Anivac, Treni da guerra: Dalle origini ai giorni nostri, Soldiershop Publishing, 2015.

Giuseppe Longo 2013, Il Treno Armato di Termini Imerese nel contesto della difesa costiera siciliana, Il Giornale del Mediterraneo, 8 marzo.

Giuseppe Longo 2013, Quando Termini Imerese negli anni Quaranta proteggeva le sue coste con il “Treno Armato”, MadonieLive, 1 aprile.

Virginio Trucco, “I treni armati”, Tecnica Professionale N° 7 Luglio/Agosto 2013.

Giuseppe Longo 2013, Il treno armato tra i due conflitti mondiali, www.caleidoscopio.info, 15 agosto.

Virginio Trucco, “Le F.S. nella Grande Guerra - La Sesta Armata”, La Tecnica Professionale N. 12 dicembre 2018.

www.portaledifesa.it

www.marina.difesa.it

Foto di copertina: tratta dall’articolo “Una nave sui binari” Le vie d’Italia, volume 49, 1943.


Giuseppe Longo 


https://cefalunews.org/


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