giovedì 19 marzo 2026

Il Treno armato di Porto Empedocle (VI 76/1/T) insieme alla DICAT, a protezione antiaerea della città portuale siciliana

Giornale del Mediterraneo, 19 marzo 2026

Il Treno armato VI 76/1/T fu un treno classificato di 3° tipo; venne mobilitato nel 1939, ed era armato con sei pezzi da 76/40 antiaerei e due mitragliere da 13,2 mm. Alla data del 10 giugno 1940 venne inquadrato nel II Gruppo T.A. (1) e posto al comando del Tenente di vascello Giuseppe Chiale. Il T.A. con sede a Porto Empedocle fu adibito a batteria mobile antiaerea, in collaborazione con la DICAT (Difesa Contraerea Territoriale). 

In realtà, la DICAT, ebbe la responsabilità della difesa terrestre con particolare riguardo alle piazzeforti marittime, alle basi navali militari e al controllo dei punti strategici per eventuali sbarchi nemici, incluse le isole minori (2). Nell’agosto del 1940, in seguito alla variazione introdotta nel contesto militare, dopo l’armistizio con la Francia, furono approntati dei cambiamenti riguardo alla dislocazione dei T.A. Infatti, il Treno Armato IV 120/1/S da Vado Ligure, venne trasferito, prima a Roccella Ionica e poi a Siderno Marina, mentre il T.A. IV 120/4/S fu spostato da Cogoleto a Catania.

Il 1° aprile 1941 il T.A. IV 152/4/T in previsione delle operazioni belliche contro la Iugoslavia, e il conseguente rafforzamento delle coste adriatiche, venne trasferito provvisoriamente a Fano, nelle Marche. Circa i cambiamenti di sede dei T.A. avvenuti nel territorio metropolitano, bisogna puntualizzare che nel maggio del 1941, al fine di consolidare le difese costiere della Sicilia, il T.A. IV 120/3/S (che apparteneva al I Gruppo T.A.), dalla Liguria fu trasferito a Porto Empedocle. Il treno armato in funzione antinave era al comando del Tenente di vascello Giorgio Cabrini (3). Quest’ultimo, decorato con Medaglia di Bronzo al Valor Militare per l’intervento effettuato con il suddetto T.A. in difesa di Genova dall’incursione della flotta francese. Il T.V. Cabrini fu destinato al comando di un altro treno armato di stanza a Catania (il T.A. 120/4/S), al suo posto subentrò il Tenente di vascello Pietro Biaggini).

La presenza del T.A. IV 120/3/S ci viene confermata pure da Alberto Santoni in data 30 giugno 1943 (4). In previsione di una seria e fondata minaccia di invasione della Sicilia da parte degli anglo-americani, MARIMOBIL 2 dispose otto treni armati a difesa dell’isola. Tra questi treni, il T.A. IV 120/3/S fu posto alla direzione dell’Ufficiale Giuseppe Chiale (già comandante del T.A. VI 76/1/T), dopo la promozione a Capitano di corvetta. Mentre, al suo posto venne designato, il Tenente di vascello Giorgio Cabrini.

Il treno VI 76/1/T come avevamo detto, era dotato di sei pezzi da 76/40 a.a. e due mitragliatrici a.a. Breda Mod. 31 da 13,2 mm (poi sostituite da mitragliere da 20 mm). Tuttavia, sin dagli inizi del secondo conflitto mondiale alla stazione ferroviaria empedoclina, oltre al suddetto treno, era presente anche il T.A. IV 152/4/T antinave (5) operativo nella tratta Agrigento - Porto Empedocle, con sede in quest’ultima località, e anch’esso dipendente dal Gruppo con base logistica a Taranto e con il comando operativo a Palermo.

I due T.A. erano stati inviati a Porto Empedocle su proposta di SUPERMARINA, sia per la protezione del rilevante porto e delle navi ivi ormeggiate, e sia per la protezione delle infrastrutture militari da possibili attacchi inglesi data la sua vicinanza da Malta.

Il T.A. VI 76/1/T, rispetto agli altri treni dislocati da MARIMOBIL 2 in Sicilia, esercitò prontamente un maggior volume di fuoco contro il nemico, come si evidenzia dalla relazione a cura del - Distaccamento Mobile R. Marina n. 2 Porto Empedocle - comandato dal Capitano d’Artiglieria Luigi Castellani (6). Infatti, durante le varie incursioni aeree nemiche il T.A. 76 sparò 761 colpi da 76 mm. fra prima e seconda carica e 1385 colpi da 20 mm. A seguito dell’Operazione Husky, i T.A. 76/1/T e 120/3/S vennero resi inutilizzabili per ordine del relativo Comando Marina. 

Note:

(1) Giuseppe Longo 2025, Il Treno Armato di Termini Imerese e i loro comandanti - negli anni 1940 e 1943, MadonieLive, 1 luglio.

(2) Giuseppe Longo 2012, L’epopea della MIL.M.ART durante il secondo conflitto mondiale, MadonieLive, 9 Agosto.

(3) Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, “I treni armati della Regia Marina e la difesa antiaerea di Porto Empedocle (1940 -1943)”. […] Il T.V. Giorgio Cabrini, era stato comandante del T.A. 120/3/S dal 15 aprile 1940 al 2 settembre 1941. Dal 3 settembre 1941 al 31 ottobre 1942 invece aveva preso il comando a Catania di un altro Treno Armato (N.d.r. T.A. 120/4/S). Dal 1° novembre 1942 al 14 luglio 1943 comandò il T.A. 76/1/T di Porto Empedocle [...].

(4) Alberto Santoni, Le operazioni in Sicilia e in Calabria (luglio-settembre 1943), Ufficio Storico Stato Maggiore dell’Esercito, 1989.

(5) Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, I treni armati della Regia Marina e la difesa antiaerea di Porto Empedocle (1940 -1943).

(6) Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, I treni armati della Regia Marina e la difesa antiaerea di Porto Empedocle (1940 -1943).

Bibliografia e sitografia:

Giuseppe Longo 2021, Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale (M.V.S.N.) - Milizia Artiglieria Controaerei, Cefalunews, 30 marzo.

Giuseppe Longo Seconda Guerra Mondiale. L’ottocentesca galleria dismessa e il Treno Armato della Regia Marina a Termini Imerese. Conferenza: Giardino della Chiesa di Maria SS. Annunziata, 31 agosto 2022.

Lorenzo Bovi, Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata, Edizioni Ardite 2022.

Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, I treni armati della Regia Marina e la difesa antiaerea di Porto Empedocle (1940 -1943). Storia Militare n. 357 - giugno 2023.

Giuseppe Longo, Ottantesimo anniversario dello sbarco anglo-americano in Sicilia, “Operazione Husky”, luglio (1943-2023). Conferenza: “Come nella prima, anche nella Seconda Guerra Mondiale furono arruolati i Treni Armati”. Aula Consiliare di Ficarazzi (PA), 24 luglio 2023.

Giuseppe Longo 2026, Il Treno Armato 120/3/S di Porto Empedocle, reduce nel 1940 della difesa del Porto di Genova, Giornale del Mediterraneo, 16 marzo.

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La foto a corredo dell’articolo è tratta dal libro: Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata, Edizioni Ardite 2022 a cura di Lorenzo Bovi, Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro.

Porto Empedocle luglio 1943. Il Treno Armato 76/1/T fotografato dagli americani sul Molo di Levante. A destra il carro pianale “P” dove è ben visibile la mitragliera antiaerea “Oerlikon” da 20 mm. Arch/Foto: Signal Corps.

Fotografia per gentile concessione di Armando Donato. Si ringrazia Lorenzo Bovi.

Giuseppe Longo 

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lunedì 16 marzo 2026

Il Treno Armato 120/3/S di Porto Empedocle, reduce nel 1940 della difesa del Porto di Genova

Giornale del Mediterraneo, 16 marzo 2026

Il T.A. IV 120/3/S, classificato treno di 1° tipo, fu mobilitato nel 1939 ed era armato con quattro pezzi da 120/45 antinave e due mitragliatrici antiaeree Breda, Mod. 31 da 13,2 mm. Alla data del 10 giugno 1940 venne inquadrato nel I Gruppo T.A. (1) e posto al comando del T.V. Francesco Tommasi. Il Treno armato operò nella tratta Savona - Albissola, con sede in quest’ultima località.

Il suo battesimo del fuoco avvenne quattro giorni dopo la dichiarazione di guerra dell'Italia alle nazioni di Francia e Gran Bretagna. Infatti, a seguito del bombardamento dei porti di Genova e Savona (nome in codice, Opération Vado), del 14 giugno, per opera della 3ª Squadra della Marine Nationale, il T.A. 120/3/S effettuò una serie di tiri contro la formazione navale francese. Le navi avversarie comandate dall’ammiraglio Émile Duplat (1880 - 1945), partirono da Tolone, la sera del 13 ed erano divisi in tre gruppi:

Il 1° gruppo, formato da due incrociatori e sei cacciatorpediniere che avevano come obiettivo i depositi di carburante di Vado Ligure e le zone industriali di Savona.

Il 2° gruppo, costituito da due incrociatori pesanti e due cacciatorpediniere, con lo scopo di colpire la zona di Genova.

Il 3° gruppo, composto da tre cacciatorpediniere con funzione di appoggio e protezione, seguito da quattro sommergibili che avrebbero dovuto ostacolare un’eventuale azione della flotta italiana.

Tuttavia, sebbene la nostra difesa fosse stata colta di sorpresa, seppe ugualmente reagire con prontezza all’attacco frontale della costa ligure. In realtà, la vedetta della vecchia torpediniera Calatafimi, avvistò alcune unità della flotta francese e diede subito l’allarme. La Regia nave Calatafimi (che si trovava di scorta al Posamine Ausiliario “Elbano Gasperi”), via radio, ordinò al proprio Stato Maggiore di allertare le altre unità di difesa e dichiarare il posto di combattimento generale.

Il T.A. 120/3/S, informato della situazione, venne fuori rapidamente dalla Galleria Castello (2) e aprì il fuoco contro il nemico. Seguirono i simultanei cannoneggiamenti delle batterie costiere da 152 mm. posizionate sulle alture di Genova. Parteciparono pure, ma con scarsi risultati, anche i pontoni armati che erano a difesa del porto del capoluogo ligure, ossia: il P.A. GM - 194 (ex Faà di Bruno), con la sua torre binata da 381/40 e il P.A. GM 269, munito di torre binata da 190 mm.

Intervenne, inoltre, la batteria costiera Giorgio Mameli di Pegli, che fece fuoco, sparando sessantaquattro colpi da 152, e altrettanto fece la batteria AT 171 (contraerea e antinave) di Savona. A quest’azione di contrasto, prese parte, altresì, la 13^ Squadriglia MAS (534,535,538 e 539), che era appena rientrata a Savona dalla navigazione notturna; e la sopraindicata torpediniera Calatafimi. Il regio cacciatorpediniere “Calatafimi”, contraddistinto dalla sigla CM, apparteneva alla classe “Curtatone”, e nella battaglia di Genova (14 giugno 1940) fu il più ardito difensore. Infatti, nonostante la schiacciante superiorità avversaria, ugualmente si diresse alla massima velocità verso la formazione francese, lanciando loro contro quattro siluri. Purtroppo, il Treno armato 120/1/S non poté intervenire durante la battaglia, giacché la linea ferrata era stata danneggiata dalle artiglierie francesi. Tutte le forze di controbatteria italiane contribuirono a far desistere l’avversario, il quale in tutta fretta ripiegò verso il porto di Tolone, sede della flotta francese nel Mediterraneo. Contro il T.A. 120/3/S furono sparati circa una sessantina di colpi da 203 mm. e da 138 mm. per opera di due incrociatori e un cacciatorpediniere.  

Nel maggio del 1941, allo scopo di rafforzare la difesa costiera siciliana, il T.A. 120/3/S fu trasferito a Porto Empedocle, e passò alle dipendenze del II Gruppo T.A. Per il resto del conflitto, il treno armato al comando del T.V. Pietro Biaggini, riprese la sua attività di difesa antinave mobile su tratta breve.

La presenza del T.A. IV 120/3/S a Porto Empedocle in data 30 giugno 1943 ci viene confermata dallo storico Alberto Santoni (1936 - 2013) nel suo “Le operazioni in Sicilia e in Calabria - (luglio-settembre 1943). A seguito dello sbarco in Sicilia, nome in codice “Operazione Husky”, il T.A. 120/3/S fu reso inutilizzabile per ordine del relativo Comando Marina. Il 31 luglio 1943, essendo venuti a mancare tutti i T.A. dislocati in Sicilia, Marina Messina dispose lo scioglimento del Comando Gruppo Distaccamenti Mobili.

Note:

(1) Giuseppe Longo 2020, La storia dei treni armati della Regia Marina, Cefalunews, 28 luglio.

(2) Giuseppe Longo 2018, Il ruolo storico ed “eroico” del Treno Armato di Termini Imerese durante la Seconda Guerra Mondiale (Luglio 1943), Cefalunews, 27 dicembre.

Bibliografia e sitografia:

Virginio Trucco, “I treni armati”, Tecnica Professionale N° 7 Luglio/Agosto 2013.

Lorenzo Bovi, Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata, Edizioni Ardite 2022.

Michele Antonilli, Mario Pietrangeli, “Il ruolo delle ferrovie nella seconda guerra mondiale”, Amarganta, 2022.

Giuseppe Longo 2023, Seconda Guerra Mondiale: Il Treno armato (T.A IV 120/3/S), Cefalunews, 6 giugno.

Giuseppe Longo 2026, Il T.A. IV 152/2/T di Carini, identico al T.A. IV 152/1/T di Termini Imerese, Giornale del Mediterraneo, 14 marzo.

Foto di copertina: Il probabile Treno Armato 120/3/S, mentre in una zona imprecisata si appresta ad aprire il fuoco.

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Giuseppe Longo

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domenica 15 marzo 2026

Il ruolo storico ed “eroico” del Treno Armato di Termini Imerese durante la Seconda Guerra Mondiale (Luglio 1943)

Cefalunews 27 dicembre 2018

I treni armati, furono particolari convogli ferroviari utilizzati per la difesa delle coste, dei porti, per il controllo delle linee ferrate e per la difesa dei convogli. Il loro armamento era composto da pezzi di artiglieria e mitragliatrici di piccolo medio e calibro. In Italia, lo sviluppo di questi specifici treni risale alla Prima Guerra Mondiale e furono impiegati per la difesa delle coste adriatiche dal fuoco navale austriaco. 

Nei due conflitti mondiali, i convogli armati parteciparono attivamente alla difesa degli oltre 8000 chilometri di costa, riuscendo il più delle volte a portare a termine il loro compito con esito positivo. 

Agli inizi della Seconda Guerra Mondiale le principali operazioni si svolsero in Liguria, durante le azioni contro le ridotte corazzate francesi che sbarravano la litoranea, nel resto della penisola ed anche in Sicilia, dove peraltro la loro partecipazione alle operazioni di guerra fu limitatissima per il totale controllo del cielo da parte dell’aviazione Alleata.

In realtà, a Termini Imerese fu attivo il Treno Armato (siglato T.A. 152/1/T). Esso era inserito nel quadro del Comando Operativo di Messina Marimobil I, in ausilio alle postazioni militari fisse di difesa costiera del litorale Nord orientale della Sicilia. I pezzi d’artiglieria che armavano il carro ferroviario erano costituiti da due cannoni a duplice uso (antiaereo-antinave dal calibro di 76/40 mm), prodotti dalla Società Ansaldo di Genova. 

I sopraindicati cannoni furono progettati nel 1914 e disponevano di un tiro utile di 5.500m con una gittata massima di 6000m. Tuttavia, i treni armati (e nello specifico quello operante a Termini Imerese, località, dove peraltro quest’anno ricorre il 75° anniversario dei bombardamenti sulla città da parte degli aerei americani) se in specifiche circostanze, fossero stati forniti di una adeguata protezione contraerea, avrebbero costituito certamente una vera e propria minaccia per i piloti avversari.

Pertanto, si viene così a sfatare la leggenda metropolitana che da parecchio tempo circola a Termini Imerese, e che tende a svilire del tutto il ruolo di questa “nave su rotaie”, soprattutto in relazione al bombardamento del Luglio 1943. Si è affermato, infatti, che in tale occasione, il Treno Armato sarebbe stato prontamente nascosto alla vista dei bombardieri, nella vecchia galleria ferroviaria (dismessa e sostituita, agli inizi degli anni ’50 del Novecento, da quella attuale).

Le precisazioni forniteci da Laurent Icardo, invece, dimostrano che non fu, quindi, un atto di codardia degli occupanti del Treno Armato, bensì un atto legato al buon senso, onde preservare la cittadina imerese da ulteriori ripicche e recrudescenze di bombardamenti, da parte delle preponderanti forze aeree alleate. Queste ultime, come ribadisce lo studioso, detenevano ormai il dominio assoluto degli spazi aerei.

Abbiamo chiesto al ricercatore e storico francese, Laurent Icardo (1), di parlarci del ruolo svolto dai Treni armati che operarono in Italia nel contesto della Seconda Guerra Mondiale e, nello specifico, del treno armato (T.A. 152/1/T), a presidio di Termini Imerese.

 

«I treni armati della Regia Marina furono utilizzati sia durante la prima che la seconda guerra mondiale, essenzialmente per la difesa costiera e dei porti. Le principali operazioni dei T.A. durante la seconda guerra mondiale si concentrarono in Liguria, durante le operazioni contro la Francia. Il 14 giugno 1940 il T.A. 120/3/S uscì dalla galleria Castello e tirò 93 granate da 120 mm contro la squadra navale francese uscita da Tolone per bombardare Genova.

Il 22 giugno, nell’ambito della battaglia delle Alpi Occidentali, i treni armati vennero chiamati ad appoggiare le Divisioni “Cosseria” e “Cremona” del Regio Esercito. Il T.A. 120/2/S di Ponte San Luigi si mise in batteria nel tratto di binario di Capo Mortola, all’uscita della galleria Hanbury (sotto gli omonimi giardini in prossimità dal confine), impegnando le formidabili fortificazioni nemiche; si ritirò dopo aver sparato 232 colpi in mezz’ora, quando fu inquadrata dal fuoco degli obici francesi; lo stesso comandante, tenente di vascello Giovanni Ingrao (MOVM alla memoria) cadde con cinque suoi marinai mentre cercava di staccare dal treno immobilizzato il carro santabarbara per metterlo al riparo in galleria; in totale il treno n. 2 perse 8 uomini, oltre a 14 feriti.

Il giorno successivo, 23 giugno, entrarono in azione il T.A. 120/2/S ed il T.A. 120/5/S, che bersagliarono con successo i forti di Cap Martin con rispettivamente 150 e 208 colpi, senza venire inquadrati dal tiro di controbatteria. Cessate le ostilità contro la Francia, in agosto il T.A. 120/1/S fu trasferito in Sicilia ed il T.A. 120/4/S in Calabria; in aprile 1941 il T.A. 152/3/T ed il T.A.152/5/T furono trasferiti nelle Marche, rispettivamente a Porto San Giorgio e Fano. A maggio toccò al T.A. 120/3/S, che da Albisola fu trasferito a Porto Empedocle, ed il T.A. 152/1/T, che da Termini Imerese venne inviato a Metaponto, in Basilicata. Nonostante il trasferimento in Sicilia di 10 unità, la partecipazione dei T.A. alle operazioni di guerra dopo lo sbarco americano, fu limitatissima, in quanto il totale controllo del cielo da parte dell’aviazione Alleata non consentiva l’uscita dei treni dai ricoveri e questi ultimi furono fatti saltare dagli equipaggi durante la ritirata dall’isola».

Nota:

(1) Fin dalla tenera età, questo studioso ha coltivato lo studio della storia militare e, in particolare, delle fortificazioni. Questi studi e ricerche, nel corso tempo lo hanno portato ad interessarsi maggiormente della battaglia delle Alpi Occidentali, ovverosia, l’insieme degli avvenimenti di guerra avvenuti fra il Regno d’Italia e la Francia nel 1940. Il nostro ha proseguito le ricerche del Colonnello Henri Beraud, storico militare, e del suo insegnante, il professore di storia contemporanea Jean Louis Panicacci, addentrandosi e applicandosi profondamente nello studio delle battaglie che furono combattute in Albania, Grecia e Russia (dai quali hanno tratto ispirazione gli scrittori Mario Rigoni Stern e Curzio Malaparte), durante la Seconda Guerra Mondiale, e altresì ha approfondito l’interessantissimo e complesso studio delle armi e delle uniformi e, non ultimo, quello dei Treni Armati della Regia Marina.

Bibliografia e sitografia:

Anel Anivac, Treni da guerra: Dalle origini ai giorni nostri, Soldiershop Publishing, 2015.

Giuseppe Longo 2013, Il Treno Armato di Termini Imerese nel contesto della difesa costiera siciliana, Il Giornale del Mediterraneo, 8 marzo.

Giuseppe Longo 2013, Quando Termini Imerese negli anni Quaranta proteggeva le sue coste con il “Treno Armato”, MadonieLive, 1 aprile.

Virginio Trucco, “I treni armati”, Tecnica Professionale N° 7 Luglio/Agosto 2013.

Giuseppe Longo 2013, Il treno armato tra i due conflitti mondiali, www.caleidoscopio.info, 15 agosto.

Virginio Trucco, “Le F.S. nella Grande Guerra - La Sesta Armata”, La Tecnica Professionale N. 12 dicembre 2018.

www.portaledifesa.it

www.marina.difesa.it

Foto di copertina: tratta dall’articolo “Una nave sui binari” Le vie d’Italia, volume 49, 1943.


Giuseppe Longo 


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sabato 14 marzo 2026

Il T.A. IV 152/2/T di Carini, identico al T.A. IV 152/1/T di Termini Imerese

Giornale del Mediterraneo, 14 marzo 2026

Il Treno armato di Carini identificato dalla sigla T.A. IV 152/2/T (identico al T.A. IV 152/1/T), fu un treno classificabile di 2° tipo, e, unitamente a quello di Termini Imerese, venne mobilitato nel 1939 (1). Entrambi dipendevano logisticamente dal comando di Taranto, mentre il comando operativo era a Palermo. 

Dal 25 aprile 1940, tutti i treni armati (I e II Gruppo), furono pronti ad essere impiegati nel territorio metropolitano. Ogni singolo T.A. venne posto al comando di un tenente di vascello, specializzato in direzione tiro, quest’ultimo, assistito nelle sue funzioni dal comandante in seconda, ossia, un sottotenente di vascello (oppure un tenente di artiglieria del Regio Esercito) e da un ufficiale del Corpo Regi equipaggi marittimi (C.R.E.M.) per aiutante maggiore. Il T.A. di Carini alla data del 10 giugno dello stesso anno, fu inquadrato nel II Gruppo T.A. e posto al comando del Tenente di vascello Salvatore Priviterra (2). Il T.A IV 152/2/T ebbe la sua sede a Carini.

Il treno era armato con quattro pezzi da 152/40 antinave, due pezzi da 76/40 c.a. e due mitragliatrici a.a. Breda Mod. 31, calibro 13,2 mm. Nel novembre del 1940, la coppia di cannoni da 76/40 fu sostituta da installazioni binate da 20/65 mm. e i carri recuperati, andarono a costituire altri due T.A. (il T.A. 76/2/T e il T.A. 76/3/T) costituiti ex novo. Durante il secondo conflitto mondiale il treno armato di Carini svolse il compito di difesa costiera antinave mobile. Nel 1943, MARIMOBIL 2 di Palermo fu trasferito a Messina, pertanto il quadro di riassegnazione fu il seguente:

T.A. 152/1/T a Termini Imerese

TA 152/2/T a Carini

TA 152/3/T a Crotone

T.A. 120/1/S a Siderno

T.A. 120/3/S a Porto Empedocle

TA 120/4/S per Catania

TA 102/1/T a Siracusa

TA 76/1/T a Porto Empedocle

T.A. 76/2/T a Mazara del Vallo

TA 76/3/T di Licata

Sulla presenza del T.A. di Carini in Sicilia, lo storico Alberto Santoni (1936 - 2013) ce ne dà un’ulteriore conferma nel suo “Le operazioni in Sicilia e in Calabria - (luglio-settembre 1943)”: […] Dal foglio 15709/op del Comando Supremo datato 30 giugno 1943 risulta che i treni armati della Regia Marina in Sicilia erano i seguenti otto: 120-IV-S a Catania, 102-I-T a Targia (Siracusa), 76-II-T a Licata, 120-III-S a Porto Empedocle, 76-III-T a Mazara del Vallo, 152-II-T a Carini, 152-I-T a Termini Imerese […].

Ricordiamo ancora che il T.A. di Termini Imerese, circa un esclusivo tipo di armamento, da come si può dedurre dalla foto già da noi pubblicata (3), potrebbe rappresentare un unicum fino a se stesso. In realtà, sul carro pianale delle FS tipo Po, s’individuano le mitragliatrici Colt Browing modello, 1895. Il T.A. IV 152/1/T di Termini Imerese alla data del 10 giugno 1940 fu posto al comando del Tenente di vascello, Carlo Rossi del Barbazzale. Poi, in previsione di una seria e fondata minaccia di invasione della Sicilia da parte degli anglo-americani, MARIMOBIL 2 dispose otto treni armati a difesa dell’isola. Il T.A. IV 152/1/T di Termini Imerese in quella circostanza fu comandato dal Cap. Art. Giovanni Bocca, insieme al suo aiutante (Ufficiale in 2^) il Tenente Angelo Storbini (4).

Riguardo alla dislocazione dei T.A. operanti in Calabria, furono proprio questi ultimi a essere presi in considerazione per un loro trasferimento in Sicilia, al fine di rafforzarne le difese. I treni armati presi in esame furono: il T.A. 152/3/T, operativo a Crotone (che svolse, lì, compiti di difesa mobile per tratti brevi e con funzione antinave), al comando del Cap. C.R.E.M. Francesco Megali (5) e il T.A. 120/1/S, operativo a Siderno Marina, con funzione di difesa mobile e antinave, posto al comando del Tenente di vascello Enrico Saltini (6). Tuttavia, per l’evoluzione negativa degli eventi (Operazione Husky), fu impedito ai due T.A. calabresi il trasferimento in Sicilia.

Infine come riporta Ottorino Ottone Miozzi nel suo “La difesa mobile del litorale” […] Con la data del 31 luglio 1943, essendo venuti a mancare tutti i T.A. dislocati in Sicilia, Marina Messina dispose lo scioglimento del Comando Gruppo Distaccamenti Mobili […].

Note:

(1) Giuseppe Longo 2025, Il Treno Armato di Termini Imerese e i loro comandanti - negli anni 1940 e 1943, MadonieLive, 1 luglio.

(2) Ottorino Ottone Miozzi, La difesa mobile del litorale, in Bollettino d’Archivio, USMM, 1991.

(3) Giuseppe Longo 2013, Quando Termini Imerese negli anni Quaranta proteggeva le sue coste con il “Treno Armato”, MadonieLive, 1 aprile.

(4) Lorenzo Bovi, Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata, Edizioni Ardite 2022.

(5) Ottorino Ottone Miozzi, ibidem

(6) Ottorino Ottone Miozzi, ibidem

Bibliografia e sitografia:

Settimanale Tempo, Mondadori, 1 luglio 1943 - XXI.

Alberto Santoni,Le operazioni in Sicilia e in Calabria (luglio-settembre 1943), Ufficio Storico Stato Maggiore dell’Esercito, 1989.

Giuseppe Longo 2013, Il Treno Armato (T.A.) 152/1/T di Termini Imerese, MadonieLive, 8 aprile.

Michele Antonilli, Mario Pietrangeli, “Il ruolo delle ferrovie nella seconda guerra mondiale”, Amarganta, 2022.

Giuseppe Longo, Il Treno Armato di Termini Imerese nel contesto della difesa costiera siciliana, in Pagine sul secondo conflitto mondiale in Sicilia e nel distretto di Termini Imerese, I.S.S.P.E. 2022. Seconda edizione.

Giuseppe Longo 2025, Il Treno Armato di Termini Imerese e i loro comandanti - negli anni 1940 e 1943, MadonieLive, 1 luglio.

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Foto di copertina, Treno Armato (T.A. IV 152/2/T) - Archivio Centrale dello Stato.

Ph. Copertina del settimanale Tempo, del 1 luglio 1943: Stazione Ferroviaria di Isola delle Femmine (Cfr. Treni armati in Sicilia, Edizioni Ardite 2022).

Giuseppe Longo 

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1940. L'intervento del Treno Armato 120/II/S nella riviera ligure: obiettivo, Forte Cap Martin, e il ricordo del T.V. Giovanni Ingrao

Giornale del Mediterraneo , 20 aprile 2026 Il Treno armato IV 120/II/S appartenne alla classe di “I tipo” e fu mobilitato nel 1939. Alla dat...