Giornale del Mediterraneo, 16 marzo 2026
Il T.A. IV 120/3/S,
classificato treno di 1° tipo, fu mobilitato nel 1939 ed era armato con quattro
pezzi da 120/45 antinave e due mitragliatrici antiaeree Breda, Mod. 31 da 13,2
mm. Alla data del 10 giugno 1940 venne inquadrato nel I Gruppo T.A. (1) e posto al comando del T.V.
Francesco Tommasi. Il Treno armato operò nella tratta Savona - Albissola, con
sede in quest’ultima località.
Il suo battesimo del fuoco
avvenne quattro giorni dopo la dichiarazione di guerra dell'Italia alle nazioni
di Francia e Gran Bretagna. Infatti, a seguito del bombardamento dei porti di
Genova e Savona (nome in codice, Opération Vado), del 14 giugno, per opera
della 3ª Squadra della Marine Nationale, il T.A. 120/3/S effettuò una serie di tiri
contro la formazione navale francese. Le navi avversarie comandate
dall’ammiraglio Émile Duplat (1880 - 1945), partirono da Tolone, la sera del 13
ed erano divisi in tre gruppi:
Il 1° gruppo, formato da
due incrociatori e sei cacciatorpediniere che avevano come obiettivo i depositi
di carburante di Vado Ligure e le zone industriali di Savona.
Il 2° gruppo, costituito
da due incrociatori pesanti e due cacciatorpediniere, con lo scopo di colpire
la zona di Genova.
Il 3° gruppo, composto da
tre cacciatorpediniere con funzione di appoggio e protezione, seguito da
quattro sommergibili che avrebbero dovuto ostacolare un’eventuale azione della
flotta italiana.
Tuttavia, sebbene la
nostra difesa fosse stata colta di sorpresa, seppe ugualmente reagire con
prontezza all’attacco frontale della costa ligure. In realtà, la vedetta della vecchia
torpediniera Calatafimi, avvistò alcune unità della flotta francese e diede
subito l’allarme. La Regia nave Calatafimi (che si trovava di scorta al
Posamine Ausiliario “Elbano Gasperi”), via radio, ordinò al proprio Stato
Maggiore di allertare le altre unità di difesa e dichiarare il posto di
combattimento generale.
Il T.A. 120/3/S, informato
della situazione, venne fuori rapidamente dalla Galleria Castello (2) e aprì il fuoco contro il nemico.
Seguirono i simultanei cannoneggiamenti delle batterie costiere da 152 mm. posizionate
sulle alture di Genova. Parteciparono pure, ma con scarsi risultati, anche i pontoni
armati che erano a difesa del porto del capoluogo ligure, ossia: il P.A. GM -
194 (ex Faà di Bruno), con la sua torre binata da 381/40 e il P.A. GM 269,
munito di torre binata da 190 mm.
Intervenne, inoltre, la
batteria costiera Giorgio Mameli di Pegli, che fece fuoco, sparando sessantaquattro
colpi da 152, e altrettanto fece la batteria AT 171 (contraerea e antinave) di
Savona. A quest’azione di contrasto, prese parte, altresì, la 13^ Squadriglia
MAS (534,535,538 e 539), che era appena rientrata a Savona dalla navigazione
notturna; e la sopraindicata torpediniera Calatafimi. Il regio
cacciatorpediniere “Calatafimi”, contraddistinto dalla sigla CM, apparteneva
alla classe “Curtatone”, e nella battaglia di Genova (14 giugno 1940) fu il più
ardito difensore. Infatti, nonostante la schiacciante superiorità avversaria, ugualmente
si diresse alla massima velocità verso la formazione francese, lanciando loro contro
quattro siluri. Purtroppo, il Treno armato 120/1/S non poté intervenire durante la battaglia, giacché la linea ferrata era stata danneggiata dalle artiglierie
francesi. Tutte le forze di controbatteria italiane contribuirono a far
desistere l’avversario, il quale in tutta fretta ripiegò verso il porto di
Tolone, sede della flotta francese nel Mediterraneo. Contro il T.A. 120/3/S
furono sparati circa una sessantina di colpi da 203 mm. e da 138 mm. per opera
di due incrociatori e un cacciatorpediniere.
Nel maggio del 1941, allo
scopo di rafforzare la difesa costiera siciliana, il T.A. 120/3/S fu trasferito
a Porto Empedocle, e passò alle dipendenze del II Gruppo T.A. Per il resto del
conflitto, il treno armato al comando del T.V. Pietro Biaggini, riprese la sua
attività di difesa antinave mobile su tratta breve.
La presenza del T.A. IV
120/3/S a Porto Empedocle in data 30 giugno 1943 ci viene confermata dallo
storico Alberto Santoni (1936 - 2013) nel suo “Le operazioni in Sicilia e in
Calabria - (luglio-settembre 1943). A seguito dello sbarco in Sicilia, nome in
codice “Operazione Husky”, il T.A. 120/3/S fu reso inutilizzabile per ordine del
relativo Comando Marina. Il 31 luglio 1943, essendo venuti a mancare tutti i
T.A. dislocati in Sicilia, Marina Messina dispose lo scioglimento del Comando
Gruppo Distaccamenti Mobili.
Note:
(1)
Giuseppe Longo 2020, La storia dei treni armati della Regia Marina, Cefalunews,
28 luglio.
(2)
Giuseppe Longo 2018, Il ruolo storico ed “eroico” del Treno Armato di Termini
Imerese durante la Seconda Guerra Mondiale (Luglio 1943), Cefalunews, 27
dicembre.
Bibliografia e sitografia:
Virginio
Trucco, “I treni armati”, Tecnica Professionale N° 7
Luglio/Agosto 2013.
Lorenzo Bovi, Calogero Conigliaro, Giuseppe Todaro, “Treni armati in Sicilia”. Ediz. Illustrata, Edizioni Ardite 2022.
Michele
Antonilli, Mario Pietrangeli, “Il ruolo delle ferrovie nella seconda
guerra mondiale”, Amarganta, 2022.
Giuseppe
Longo 2023, Seconda Guerra Mondiale: Il Treno armato (T.A IV
120/3/S), Cefalunews, 6 giugno.
Giuseppe
Longo 2026, Il T.A. IV 152/2/T di Carini, identico al T.A. IV
152/1/T di Termini Imerese, Giornale del Mediterraneo, 14 marzo.
Foto di copertina: Il probabile
Treno Armato 120/3/S, mentre in una zona imprecisata si appresta ad aprire il
fuoco.
https://treniarmati.blogspot.com
Giuseppe Longo

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