Cefalunews 27 dicembre 2018
I treni armati, furono particolari convogli ferroviari utilizzati per la difesa delle coste, dei porti, per il controllo delle linee ferrate e per la difesa dei convogli. Il loro armamento era composto da pezzi di artiglieria e mitragliatrici di piccolo medio e calibro. In Italia, lo sviluppo di questi specifici treni risale alla Prima Guerra Mondiale e furono impiegati per la difesa delle coste adriatiche dal fuoco navale austriaco.
Nei due conflitti mondiali, i convogli armati parteciparono attivamente alla difesa degli oltre 8000 chilometri di costa, riuscendo il più delle volte a portare a termine il loro compito con esito positivo.
Agli inizi della Seconda Guerra Mondiale le
principali operazioni si svolsero in Liguria, durante le azioni contro le
ridotte corazzate francesi che sbarravano la litoranea, nel resto della
penisola ed anche in Sicilia, dove peraltro la loro partecipazione alle operazioni
di guerra fu limitatissima per il totale controllo del cielo da parte
dell’aviazione Alleata.
In realtà, a Termini Imerese fu attivo il Treno Armato (siglato T.A. 152/1/T). Esso era inserito nel quadro del Comando Operativo di Messina Marimobil I, in ausilio alle postazioni militari fisse di difesa costiera del litorale Nord orientale della Sicilia. I pezzi d’artiglieria che armavano il carro ferroviario erano costituiti da due cannoni a duplice uso (antiaereo-antinave dal calibro di 76/40 mm), prodotti dalla Società Ansaldo di Genova.
I
sopraindicati cannoni furono progettati nel 1914 e disponevano di un tiro utile
di 5.500m con una gittata massima di 6000m. Tuttavia, i treni armati (e nello
specifico quello operante a Termini Imerese, località, dove peraltro quest’anno
ricorre il 75° anniversario dei bombardamenti sulla città da parte degli aerei
americani) se in specifiche circostanze, fossero stati forniti di una adeguata
protezione contraerea, avrebbero costituito certamente una vera e propria minaccia
per i piloti avversari.
Pertanto, si viene così a sfatare la leggenda metropolitana che da
parecchio tempo circola a Termini Imerese, e che tende a svilire del tutto il
ruolo di questa “nave su rotaie”, soprattutto in relazione al bombardamento del
Luglio 1943. Si è affermato, infatti, che in tale occasione, il Treno Armato
sarebbe stato prontamente nascosto alla vista dei bombardieri, nella vecchia
galleria ferroviaria (dismessa e sostituita, agli inizi degli anni ’50 del
Novecento, da quella attuale).
Le precisazioni forniteci da Laurent Icardo, invece, dimostrano che non
fu, quindi, un atto di codardia degli occupanti del Treno Armato, bensì un atto
legato al buon senso, onde preservare la cittadina imerese da ulteriori
ripicche e recrudescenze di bombardamenti, da parte delle preponderanti forze
aeree alleate. Queste ultime, come ribadisce lo studioso, detenevano ormai il
dominio assoluto degli spazi aerei.
Abbiamo chiesto al
ricercatore e storico francese, Laurent Icardo (1), di parlarci del ruolo svolto dai Treni armati che operarono in Italia
nel contesto della Seconda Guerra Mondiale e, nello specifico, del treno
armato (T.A. 152/1/T), a presidio di Termini Imerese.
«I treni armati della Regia Marina furono utilizzati sia durante la
prima che la seconda guerra mondiale, essenzialmente per la difesa costiera e
dei porti. Le principali operazioni dei T.A. durante la seconda guerra mondiale
si concentrarono in Liguria, durante le operazioni contro la Francia. Il 14
giugno 1940 il T.A. 120/3/S uscì dalla galleria Castello e tirò 93 granate da
120 mm contro la squadra navale francese uscita da Tolone per bombardare
Genova.
Il 22 giugno, nell’ambito della battaglia delle Alpi Occidentali,
i treni armati vennero chiamati ad appoggiare le Divisioni “Cosseria” e
“Cremona” del Regio Esercito. Il T.A. 120/2/S di Ponte San Luigi si mise in
batteria nel tratto di binario di Capo Mortola, all’uscita della galleria
Hanbury (sotto gli omonimi giardini in prossimità dal confine), impegnando le
formidabili fortificazioni nemiche; si ritirò dopo aver sparato 232 colpi in
mezz’ora, quando fu inquadrata dal fuoco degli obici francesi; lo stesso
comandante, tenente di vascello Giovanni Ingrao (MOVM alla memoria) cadde con
cinque suoi marinai mentre cercava di staccare dal treno immobilizzato il carro
santabarbara per metterlo al riparo in galleria; in totale il treno n. 2 perse
8 uomini, oltre a 14 feriti.
Il giorno successivo, 23 giugno, entrarono in azione il T.A.
120/2/S ed il T.A. 120/5/S, che bersagliarono con successo i forti di Cap
Martin con rispettivamente 150 e 208 colpi, senza venire inquadrati dal tiro di
controbatteria. Cessate le ostilità contro la Francia, in agosto il T.A.
120/1/S fu trasferito in Sicilia ed il T.A. 120/4/S in Calabria; in aprile 1941
il T.A. 152/3/T ed il T.A.152/5/T furono trasferiti nelle Marche,
rispettivamente a Porto San Giorgio e Fano. A maggio toccò al T.A. 120/3/S, che
da Albisola fu trasferito a Porto Empedocle, ed il T.A. 152/1/T, che da Termini
Imerese venne inviato a Metaponto, in Basilicata. Nonostante il trasferimento
in Sicilia di 10 unità, la partecipazione dei T.A. alle operazioni di guerra
dopo lo sbarco americano, fu limitatissima, in quanto il totale controllo del
cielo da parte dell’aviazione Alleata non consentiva l’uscita dei treni dai
ricoveri e questi ultimi furono fatti saltare dagli equipaggi durante la
ritirata dall’isola».
Nota:
(1) Fin dalla tenera età, questo studioso ha coltivato lo studio della storia militare e, in particolare, delle fortificazioni. Questi studi e ricerche, nel corso tempo lo hanno portato ad interessarsi maggiormente della battaglia delle Alpi Occidentali, ovverosia, l’insieme degli avvenimenti di guerra avvenuti fra il Regno d’Italia e la Francia nel 1940. Il nostro ha proseguito le ricerche del Colonnello Henri Beraud, storico militare, e del suo insegnante, il professore di storia contemporanea Jean Louis Panicacci, addentrandosi e applicandosi profondamente nello studio delle battaglie che furono combattute in Albania, Grecia e Russia (dai quali hanno tratto ispirazione gli scrittori Mario Rigoni Stern e Curzio Malaparte), durante la Seconda Guerra Mondiale, e altresì ha approfondito l’interessantissimo e complesso studio delle armi e delle uniformi e, non ultimo, quello dei Treni Armati della Regia Marina.
Bibliografia e sitografia:
Anel Anivac, Treni da guerra: Dalle origini ai giorni nostri,
Soldiershop Publishing, 2015.
Giuseppe Longo 2013, Il Treno Armato di Termini Imerese nel
contesto della difesa costiera siciliana, Il Giornale del Mediterraneo, 8
marzo.
Giuseppe Longo 2013, Quando Termini Imerese negli anni Quaranta
proteggeva le sue coste con il “Treno Armato”, MadonieLive, 1 aprile.
Virginio Trucco, “I treni armati”, Tecnica
Professionale N° 7 Luglio/Agosto 2013.
Giuseppe Longo 2013, Il treno armato tra i due conflitti
mondiali, www.caleidoscopio.info, 15
agosto.
Virginio Trucco, “Le F.S. nella Grande
Guerra - La Sesta Armata”, La Tecnica Professionale N. 12 dicembre 2018.
Foto di copertina: tratta dall’articolo “Una nave sui binari” Le vie d’Italia, volume 49, 1943.
Giuseppe Longo

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